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Operai Fiat di Pomigliano D'Arco portano la statua di un santo in processione - Ansa/Ciro Fusco
Non poteva non fare rumore la lunga intervista concessa da Sergio Marchionne al direttore del quotidiano più amico, La Stampa. Sotto attacco da più parti per un suo presunto disimpegno dall’Italia e per la chiusura di Termini Imerese, l’AD di Fiat ha reagito alle parole di ieri di Claudio Scajola (”Valutiamo uno stop agli incentivi. Non si può andare avanti in maniera disarmonica con l’Europa”), con un atteggiamento spiazzante.
Non si tira indietro su Termini, promette un maggiore impegno in Italia “sposteremo la Panda dalla Polonia a Pomigliano”. Ma è sugli incentivi per il mercato che Marchionne si defila: “Non c’è nessun ricatto nella decisione di fermare la produzione per due settimane - sostiene - è importante che il Governo decida se ci sono le condizioni per darli nuovamente o no. Capisco che prima o poi debbano essere eliminati per tornare a un mercato normale. Protrarli troppo a lungo sarebbe un danno che pagheremmo con minori vendite in futuro”.
Insomma, l’Ad di Fiat pare poco propenso a sbilanciarsi sugli incentivi. Una mossa tattica? Forse così la pensa il governo, tanto che oggi lo stesso Berlusconi ha commentato: “Stiamo esaminando il capitolo degli incentivi auto, siamo sempre pronti a dare una mano ai settori in difficoltà. Ma pare che il principale produttore non sia interessato ad averlo”. E il presidente del Senato Schifani dice: “bisogna avere il coraggio di dire basta a elargizioni statali se non vengono salvaguardati i posti di lavoro e i presidi industriali”.
La visione americana di Marchionne
Eppure pare che per la Fiat sia prioritaria la chiusura di un impianto piuttosto che un’ulteriore spinta al mercato. Ancora Marchionne: “il governo faccia la sua scelta e noi l’accetteremo senza drammi”. Per capire l’atteggiamento del numero 1 del Lingotto può essere utile ripescare un suo intervento sull’Economist dello scorso novembre in cui si comparano le reazioni dei governi europei e di quello americano di fronte alla crisi dell’auto.
“L’obiettivo è lo stesso, ma i risultati possono essere drasticamente differenti” scrive Marchionne “In Europa si è scelta soprattutto la via degli incentivi alle alternative più eco-friendly, ma ogni governo ha fatto da sé”, il difetto europeo quindi è “la mancanza di una visione comune, mentre in America si sono affrontati i problemi di sistema e il focus è sulla costruzione di un futuro sostenibile sia economicamente che ecologicamente”.
In Europa inoltre, secondo Marchionne, all’uso degli incentivi si è sommato un eccesso di regolazione: “un fardello per i produttori: abbiamo regole che impongono ai produttori un aggravio di costi per 45 miliardi di euro a fronte di una riduzione delle emissioni di appena lo 0,0o15%, assurdo. L’evoluzione tecnologica non può prescindere da quella del mercato”. Insomma, Sergio Marchionne vuole smarcarsi dai governi “bambinaie” come li ha definiti recentemente a Detroit. Costi quel che costi.
- Giovedì 4 Febbraio 2010
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Commenti
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Il 4 Febbraio 2010 alle 16:47 vincenzoaliascontadino ha scritto:
MA NON VI SEMBRA CHE SIA GIUNTA L’ORA CHE LA FIAT OFFRE PIÙ OCCUPAZIONE?
Dopo aver introitati miliardi per la Cig in tanti anni non sia giusto il momento di restituirli, iniziando dalla Sicilia convertendo la fabbrica in una Società diversa, ma più produttività? http://www.facebook.com/
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Il 8 Febbraio 2010 alle 13:58 Quale futuro per Termini Imerese? Scajola:”8-10 offerte”. Ecco le ipotesi - Economia - Panorama.it ha scritto:
[...] Fiat se ne andrà. Ormai è quasi un dato di fatto. Lo ha confermato ancora una volta Sergio Marchionne, meno di una settimana fa. Nonostante il pressing del sindacato e del governo, il gruppo [...]
Il 10 Febbraio 2010 alle 12:25 Auto, niente incentivi. E gli operai chiedono aiuto a Fiorello - Economia - Panorama.it ha scritto:
[...] balletto è finito. Il sostegno al consumo per il settore automobilistico da parte dello Stato non ci sarà. [...]
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