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Il piccolo arcipelago delle Isole Falkland ha una superficie di dodicimila chilometri quadrati - più o meno il doppio della Provincia di Trento, per intenderci – e una popolazione di tremila abitanti, ma già stata in più occasioni oggetto di battaglie. La prima volta risale al 1833, quando un contingente militare inglese invase le isole, all’epoca in mani argentine, e le annesse all’impero coloniale britannico. La seconda al 1914 e si trattò di uno degli episodi decisivi della Prima Guerra Mondiale: si fronteggiarono otto incorciatori britannici e cinque tedeschi. Questi ultimi ebbero la peggio e solamente uno ne rimase a galla. L’ultima prova di forza è del 1982. Le truppe argentine mandate a invadere l’isola vennero ricacciate rapidamente in mare dalla Royal Navy.
Oggi le Falkland sono il teatro di un nuovo confronto, questa volta diplomatico, tra Londra e Buenos Aires. Oggetto del contendere, i giacimenti di petrolio che potrebbero trovarsi al largo delle coste dell’arcipelago. L’Ocean Guardian, una nave equipaggiata per la trivellazione dei fondali è in viaggio verso le isole e dovrebbe approdarvi il prossimo 17 febbraio. Ad aprile dovrebbero iniziare i lavori di esplorazione per conto della britannica Falkland Oil & Gas, che a sua volta ha un accordo commerciale per eseguire l’operazione con Bhp, la maggior multinazionale al mondo nel settore minerario.
La decisione di autorizzare le trivellazioni ha subito irritato il governo argentino. La settimana scorsa i diplomatici dell’Ambasciata del Regno Unito a Buenos Aires sono stati convocati d’urgenza a Palazzo San Martin, sede del Ministero degli Esteri, dove i funzionari argentini hanno protestato energicamente contro il progetto. Protesta rispedita immediatamente al mittente, com’era prevedibile: è difficile che a Londra si possa prendere in considerazione qualsiasi tentativo argentino di interferire con la gestione delle isole Falkland, tanto più in un settore delicato come quello energetico. Del resto, quanto affermato poco dopo dal responsabile per le risorse minerarie dell’assemblea che governa le isole non dà adito a dubbi: alle società argentine sarà permesso di partecipare a progetti di esplorazione mineraria dei fondali solamente all’interno di operazione congiunte con compagnie di altri Paesi e soltanto con una quota minoritaria.
- Lunedì 8 Febbraio 2010
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Commenti
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Il 22 Febbraio 2010 alle 18:33 Malvine/Falkland: la guerra (di parole) tra Gran Bretagna e Argentina continua. Per il petrolio ma non solo - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] però essere un altro. Se dietro le limitazioni imposte dalla Kirchner ufficialmente c’è il petrolio - la Desire Petroleum spera di estrarre nei prossimi anni fino a 3 miliardi di barili di oro nero [...]
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