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Un operaio Fiat di Termini Imerese protesta a Montecitorio - Ansa
La Fiat se ne andrà. Ormai è quasi un dato di fatto. Lo ha confermato ancora una volta Sergio Marchionne, meno di una settimana fa. Nonostante il pressing del sindacato e del governo, il gruppo automobilistico ha deciso di abbandonare lo stabilimento siciliano e pare pronta persino a rinunciare agli incentivi statali per avere le mani più libere.
Allora è il caso di pensare davvero a un futuro per Termini Imerese, un futuro che forse non passa nemmeno per le automobili. C’è da salvare un patrimonio di strutture (414mila metri quadrati) e di capacità professionali, c’è da rendere fruttuoso un complesso industriale che sconta limiti logistici evidenti nella produzione di automobili. E sopratutto ci sono 1658 dipendenti Fiat (anche se quasi la metà di loro, secondo Milano Finanza, ha i requisiti per la mobilità agganciata al prepensionamento) e le loro famiglie in ansia. Come fare?
Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola ha detto oggi che “Ci sono 8-9-10 offerte, che stiamo valutando e che presenteremo il 5 marzo al tavolo dell’auto per valutare qual è quella che può garantire i posti di lavoro”. Ovviamente c’è riserbo su quali possano essere queste offerte, ma negli ultimi tre mesi, da quando è diventata evidente a tutti l’intenzione di Fiat di abbandonare la Sicilia, le ipotesi si susseguono.
Per la Regione Sicilia, che si è impegnata a mettere sul piatto 350 milioni di euro, il futuro deve restare nell’automobile: “ci opponiamo a qualunque ipotesi di vendita di stoviglie o lampade da tavolo. Su questo la Regione non molla. Il patrimonio di alta professionalità che negli anni si e’ consolidato a Termini Imerese non può essere disperso”, ha detto il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo.
L’auto. Pertanto, nelle preferenze della regione ci sono sicuramente le ipotesi del fondo Cape del finanziere Simone Cimino, ribattezzato “Sunny car in a sunny region” per l’assemblaggio di auto ecologiche di piccole dimensioni, insieme al gruppo indiano Reva. Oppure sempre dall’India nel dicembre 2009 si era parlato di un interesse del colosso indiano dell’auto, la Tata, il cui presidente Ratan Tata siede nel Cda Fiat. Fanta-economia? Può darsi, ma tra i due gruppi c’è una forte collaborazione. Invece pare meno probabile l’ipotesi di un interesse del gruppo cinese Chery, che ha smentito le indiscrezioni, mentre sembra più credibile un interesse del fondo Hong Kong Tai He per conto dei cinesi.
Le riqualificazioni. Molte delle ipotesi filtrate nei giorni scorsi riguardano invece progetti di riqualificazione per gli stabilimenti. Sono quelle che hanno fatto storcere il naso a Lombardo e appaiono più fantasiose: dagli studios cinematografici all’ Ikea (il gruppo svedese però ha smentito qualsiasi interessamento: troppo lontana Termini dal centro di Palermo). Ma la riquailificazione industriale dell’area non è un’idea peregrina. Lo dimostra uno studio del Resint, la rete siciliana per l’innovazione tecnologica, che ha proposto sei diversi progetti di riutilizzo di aree e competenze in ambito industriale, citati dal Sole24ore:
Dalla costruzione di nuovi macchinari agricoli adatti alla realtà siciliana (ad esempio per la raccolta degli agrumi), all’implementazione di macchine per il trattamento del pescato, dalla progettazione e realizzazione nautica, alla lavorazione del marmo. Progetti che meriterebbero una chance perché affrontano la riqualificazione di Termini Imerese partendo proprio dalla realtà locale e dalle opportunità dell’economia siciliana.
- Lunedì 8 Febbraio 2010
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Commenti
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Il 9 Febbraio 2010 alle 15:06 indigesto ha scritto:
Si sapeva che chi ha sempre privatizzato gli utili e rese pubbliche le perdite, accumulando fortune immense e usando il ricatto dell’occupazione con la complicità della classe politica, una volta spremuto il limone ne buttasse via la buccia. Ora, ma già da tempo, entrata nel novero internazionale, e beneficiando di altre protezioni, gli interessi premono. Chissà se potrà continuare altrove i giochetti che così proficuamente gli sono riusciti qui da noi!
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