Messico e Russia, nuove frontiere Fiat. In Italia attesa per gli incentivi ridotti

Il presidente del Messico Felipe Calderòn su una Cinquecento - Epa

Il presidente del Messico Felipe Calderòn su una Cinquecento - Epa

Fuori dai confini italiani, Sergio Marchionne gioca la sua partita per Fiat-Chrysler. Mentre il governo, secondo le indiscrezioni di Repubblica, è pronto a varare un piano di incentivi molto ridotti rispetto al 2009 per sostenere l’industria automobilistica, la casa torinese esplora nuovi mercati in America e in Europa.

Ieri Marchionne era in Messico, a Toluca, dove ha sede un grosso stabilimento Chrysler. Parlando dopo un incontro con il presidente del Messico Calderòn, il manager italo-canadese ha dichiarato di voler puntare parecchio sulla produzione della nuova Cinquecento nel paese centroamericano perché “si trova in una posizione ideale rispetto sia al Nord che al Sud dell’America” e ai due mercati di maggiore rilievo: quello brasiliano e ovviamente lo statunitense. Ma senza sottovalutare il messicano, in espansione e sicuramente più ricettivo rispetto ai vicini di sopra per le auto di piccola cilindrata. Un investimento di 550 milioni (400 da banche e organismi statali messicani) è pronto per lo stabilimento di Toluca, secondo quanto scrive il giornale El Universàl.

Ma non c’è solo l’America nei piani della Fiat: secondo il quotidiano economico russo Vedomosti sarebbe pronto un accordo tra il Lingotto e la russa Sollers, già partner della casa automobilistica torinese: giovedì prossimo Marchionne e il premier russo Vladimir Putin saranno presenti alla firma della nuova intesa per l’assemblaggio della Fiat Linea nella fabbrica di Nabereznie Celni, in Tatarstan, dove vengono già assemblate la Albea e il furgone Dolblò.  La potenzialità produttiva dello stabilimento è complessivamente di 75 mila vetture l’anno. Secondo il quotidiano russo verrà prodotto in Russia anche il Ducato.

Mentre la Fiat guarda sempre più all’estero, il governo pare pronto a lanciare il nuovo piano per gli incentivi al mercato. Dovrebbero durare fino al 30 giugno e avere un’entità ridotta rispetto a quelli varati nel 2009. Secondo indiscrezioni pubblicate su alcuni quotidiani si avranno 750 euro per chi rottama una euro 2 o precedente, a patto che il nuovo modello abbia emissioni di Co2 non superiori ai 135 grammi al chilometro se a benzina e ai 125 grammi se diesel. Scendono anche gli incentivi per le auto a Gpl, che andranno dai 1000 ai 1500 euro a seconda delle emissioni. Contributo sempre alto, 3mila euro circa, invece, per chi acquista una vettura elettrica o a metano.

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