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Un manifestante contro il governo greco ad Atene
La speculazione contro Grecia, Spagna e Portogallo nell’ultima settimana ha messo a dura prova l’Eurozona. Ma il rischio di Default per l’economia greca, quella più in difficoltà in Europa, sembra scongiurato.
I mercati infatti tornano a scommettere sull’Euro (in rialzo) e anche la notizia della mancata uscita dalla recessione da parte della Spagna non ha innescato un nuovo crollo di Madrid.
Eppure è difficile pensare che Atene possa farcela da sola con un debito pubblico che è ormai il secondo al mondo in percentuale al Pil. Per rassicurare ieri è rimbalzata con insistenza la voce di un piano franco-tedesco, l’asse portante dell’Euro, per sostenere il primo ministro greco Papandreou, costretto a un piano di riforme radicale, con l’obiettivo di ridurre il rapporto deficit/pil che ha già messo in mobilitazione i dipendenti pubblici del paese.
Francia e Germania si sentono chiamate in causa perché detengono il 39% del debito pubblico greco, ma anche perché il rischio di un default si estenderebbe anche a Portogallo e Spagna. Ma l’ipotesi di aiuti bilaterali non convince tutti: secondo altri paesi sarebbe più utile un intervento del FMI, di cui l’Europa è sostanzioso contribuente. Una terza linea è quella sostenuta da Zapatero, presidente di turno dell’Unione, che vorrebbe un’azione congiunta di tutta la zona Euro.
L’incontro dell‘Eurogruppo di oggi con Jean Claude Trichet, presidente BCE, ha dato poche indicazioni chiare e una dichiarazione più politica che pratica, ma dal confronto è emerso che il sostegno dell’Fmi dovrebbe essere solo di natura consultiva: il pacchetto di aiuti sarà definito da esperti della banca centrale e del fondo monetario ma a mettere sul piatto i soldi saranno con ogni probabilità i partner dell’Unione.
Di certo c’è che si tratta di una situazione inedita per l’Unione, alle prese con il primo “bailout” (anche se non lo chiamerà così) su uno dei suoi stati membri. E anche una prova fondamentale sulle reali capacità di sostegno e di politica economica comune.
Nel trattato di Maastricht si esclude categoricamente il salvataggio di un paese membro da parte della Banca centrale per non minare il patto di stabilità, ma di certo la crisi del 2008 ha fatto cambiare molte cose. E una crisi della Grecia oggi appare meno salutare, per l’Euro, di un suo salvataggio. Il rischio, però, è di dare il via a una serie di salvataggi a catena. Per questo, nell’economia più importante dell’Unione, quella tedesca, i pareri su questa mossa sono contrastanti. E alla fine sarà Angela Merkel a dire l’ultima parola su Atene.
- Giovedì 11 Febbraio 2010
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Commenti
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Il 12 Febbraio 2010 alle 20:17 Romano: Perché la Spagna affonda - Opinioni - Panorama.it ha scritto:
[...] economica vista da vicinoRating poco affidabili in periodi di crisi. E gli investitori lo sannoEuropa al bivio: chi salverà Atene?Porto di Fiumicino: ormeggio lo yacht in riva al ColosseoAuto, niente incentivi. E gli operai [...]
Il 19 Febbraio 2010 alle 11:48 Nubi sull’economia della Gran Bretagna - Economia - Panorama.it ha scritto:
[...] A questo si aggiungono finanze pubbliche dissestate a causa del massiccio intervento deciso dall’esecutivo in funzione anticrisi. Le entrate fiscali sono diminuite dell’11,8% rispetto all’anno scorso, spingendo in alto il deficit di bilancio e l’indebitamento, che nel 2010 dovrebbe superare il 12% del PIL – lo stesso livello della Grecia. [...]
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