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	<title>Economia &#187; Rating poco affidabili in periodi di crisi. E gli investitori lo sanno</title>
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	<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 20:57:06 +0000</pubDate>
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		<title>Rating poco affidabili in periodi di crisi. E gli investitori lo sanno</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 16:01:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimo morici</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Secondo uno studio del Carefin Bocconi in periodi di crisi i rating sono meno precisi rispetto ai periodi di stabilità: il 21% dei bond falliti aveva un giudizio medio - alto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4471" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-4471" src="http://blog.panorama.it/economia/files/2010/02/broker-large.jpg" alt="Un broker osserva le variazioni del mercato in Borsa (Ansa)" width="500" height="312" /><p class="wp-caption-text">Un broker osserva le variazioni del mercato in Borsa (Ansa)</p></div>
<p>I <strong>rating</strong>, i giudizi che le agenzie attribuiscono ai titoli in Borsa, possono essere non sufficienti agli investitori per orientarsi nel mercato nei momenti d&#8217;incertezza. È quanto sostiene una<a href="http://www.stampa.unibocconi.it/articolo.php?ida=2366&amp;idr=1" target="_blank"> ricerca </a>del <strong>Centre for applied research in finance (<a href="http://www.carefin.unibocconi.it/index.php?method=section&amp;id=191" target="_blank">Carefin</a>)</strong> <strong>Bocconi</strong> secondo cui la precisione dei rating nel predire futuri default è decisamente maggiore quando vengono emessi in periodi di stabilità sui mercati. <span id="more-4467"></span></p>
<p>L&#8217;affidabilità delle agenzie di rating, insomma, entrata in discussione a seguito della <a href="http://blog.panorama.it/economia/2010/01/19/banche-a-rischio-crack-stop-a-finanza-estrema-e-regole-severe/" target="_blank">crisi finanziaria</a>, andrebbe dunque valutata con maggior cura tenendo conto della fase del ciclo creditizio. Lo studio, condotto da <strong><a href="http://faculty.unibocconi.it/andreacesareresti/" target="_blank">Andrea Resti</a>, <a href="http://www.sdabocconi.it/it/faculty_and_competence/docenti/iannotta_giuliano.htm" target="_blank">Giuliano Iannotta</a></strong> e <strong><a href="http://didattica.unibocconi.it/docenti/cv.php?cognome=NOCERA&amp;nome=GIACOMO&amp;rif=49519" target="_blank">Giacomo Nocera</a></strong> del Carefin Bocconi, ha identificato il <strong>quality spread</strong> - la differenza tra il tasso che il mercato chiede per investire in un bond <strong>Baa</strong> (di qualità media) e quello richiesto per acquistare un bond <strong>Aaa</strong> (di qualità massima) - come indicatore per distinguere i periodi di tensione e quelli di stabilità sul mercato creditizio nel periodo 1970 - 2001.</p>
<p>1) Questa la prima considerazione dei ricercatori sulla <strong>classificazione errata</strong> dei titoli: </p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #808080">Lo studio ha analizzato la performance, a 7 anni dall&#8217;emissione, di un campione di 70.000 bond emessi nel periodo 1970-2001. Per l&#8217;intero periodo risulta che sul totale dei bond che sono poi falliti a circa il 10% fu in origine assegnato un rating medio-alto (&#8221;investment grade&#8221;, da Baa in su e dunque con l&#8217;esclusione dei più rischiosi &#8220;junk bond&#8221;). Questo dato medio nasconde tuttavia due realtà molto diverse: nei periodi di stabilità del ciclo creditizio (con quality spread contenuti) la percentuale di errata classificazione scende all&#8217;8%, mentre nei periodi di tensione sale notevolmente, dato che al 21% dei bond poi falliti fu assegnato un investment grade.</span></p>
<p><span style="color: #808080"><span style="color: #000000">2) La seconda considerazione riguarda</span><span style="color: #000000"> il <strong>comportamento</strong> degli investitori</span><span style="color: #000000">:</span></span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #808080">In una seconda fase della ricerca, infatti, è stato analizzato il ruolo che il rating svolge nel determinare le preferenze degli investitori, utilizzando un campione di circa 2.300 bond emessi nel periodo 1999-2008. È emerso come il rating assegnato dalle agenzie, insieme ad alcune altre caratteristiche (come il regime fiscale o la liquidità), spieghi una consistente porzione dei tassi richiesti dal mercato. La porzione non spiegata, tuttavia (la differenza tra le previsioni del modello statistico sviluppato dai ricercatori Carefin e i tassi realmente osservati sul mercato), aumenta nelle fasi di tensione sul mercato creditizio. Questo suggerisce che gli investitori &#8220;sanno&#8221; che in quel momento i rating sono intrinsecamente meno precisi e affidabili, perché il mercato è più opaco e le imprese che emettono i bond diventano più difficili da valutare.</span></p>
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