Energia: ora se la prendono anche con il solare

Energia: ora se la prendono anche con il solare

Per avere un’idea di quale patata bollente si troverà tra le mani il governo con il programma nucleare, basta andare a Termoli, in provincia di Campobasso. Qui doveva sorgere il più grande impianto offshore (cioè in mezzo al mare) di energia eolica del Mediterraneo: 54 turbine che potrebbero produrre 162 megawatt di energia pulita, senza puzze né scorie. Un progetto accolto a braccia aperte da Legambiente, appoggiato dal capogruppo regionale dei Verdi, sostenuto dall’associazione CostAmbiente e approvato dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. Risultato? L’impianto non si fa:

sulla sua strada ha trovato il no grande come un macigno delle amministrazioni comunali (di Termoli, Petacciato, Vasto e Montenero) e di quelle provinciale e regionale. Queste ultime due, fra l’altro, guidate da giunte di colore politico opposto. La motivazione? Estetica: il timore che la vista delle pale possa danneggiare il turismo, anche se l’impianto è a oltre 4 chilometri e mezzo dalla costa molisana. Così il progetto è da quasi 5 anni al palo.

Il parco eolico di Termoli è una delle 283 opere e infrastrutture attualmente bloccate in Italia per l’opposizione di comitati di cittadini, di associazioni ambientaliste e, sempre di più, di amministrazioni pubbliche: il cosiddetto effetto Nimby («Not in my back yard», non nel mio giardino). Un fenomeno in costante crescita che riguarda sia grandi opere come la Tav, il Ponte sullo Stretto o il rigassificatore di Brindisi, sia piccole centrali a biomasse, strade, discariche e impianti a energia pulita. Decine e decine di proteste, alcune comprensibili (e l’incidente della centrale Usa di Middletown non farà che alimentarle) altre meno, che partono da Brissogne in Valle d’Aosta, dove non si vuole fare un termovalorizzatore, e scendono lungo la Penisola fino a Siracusa, dove si fa la guerra a un rigassificatore e a un parco eolico.

Il fenomeno è in continua crescita: nel 2009 sono stati censiti 152 nuovi impianti contestati, come testimonia la ricerca Nimby Forum condotta dall’associazione non-profit Aris, che viene presentata a Roma martedì 16 febbraio. Dal 2004 Nimby Forum analizza le contestazioni territoriali alle grandi opere attraverso il monitoraggio dei media. E negli ultimi anni ha scoperto almeno tre nuove tendenze.

La prima è la politicizzazione: «Il Nimby, fenomeno anche sano di attenzione verso il territorio, è diventato un pretesto per alimentare la lotta politica a livello locale e nazionale» sostiene Alessandro Beulcke, presidente dell’Aris. Tanto è vero che se i principali fautori delle contestazioni sono movimenti di cittadini (il 40,7 per cento dei casi), gli enti pubblici, e in particolare i comuni dove l’opera verrà costruita, si piazzano al secondo posto con il 31 per cento dei casi.

La seconda novità è il sorpasso, fra gli impianti contestati, di quelli energetici su quelli per la gestione dei rifiuti: 133 centrali elettriche bloccate contro 41 termovalorizzatori, 38 impianti per il trattamento dei rifiuti e 16 discariche. Un fenomeno dovuto al boom delle energie rinnovabili e alla conseguente proliferazione di progetti di impianti a biomasse (che bruciano scarti di legno o di altro genere per produrre elettricità), parchi eolici e centrali solari.

E veniamo così alla terza novità: per la prima volta nell’elenco delle opere contestate compaiono i pannelli solari. Sono infatti tre gli impianti fotovoltaici finiti dallo scorso anno nel mirino dei contestatori. Come quello a Scorrano (Lecce): una centrale solare che avrebbe dovuto produrre 7,6 megawatt e che è stata approvata dalla regione, dalla provincia e dai comuni interessati, ma che non piace a Italia Nostra e all’associazione Grande Salento. Il motivo principale è che i pannelli avrebbero un impatto negativo su un parco naturale appena costituito. Quindi ricorso al tar e blocco dei lavori.

È sconcertante vedere con quanta facilità è possibile ritardare per anni la costruzione di un’infrastruttura in Italia, anche dopo il via libera del governo centrale o di quello regionale. I motivi sono principalmente tre: meccanismi amministrativi farraginosi che permettono a chiunque di bloccare i processi autorizzativi, poca comunicazione da parte dei proponenti, scarsa cultura della popolazione soprattutto quando si toccano temi complessi come l’energia.

Il risultato non è solo paralizzare la costruzione di infrastrutture utili al Paese, ma anche dirottare investimenti dall’Italia all’estero. Illuminante il caso della Cartiera Lucchese: questa società ha sei stabilimenti in Italia e in Francia ed è una delle poche aziende a produrre carta bianca per uso igienico sanitario a partire dai maceri. Per smaltire i fanghi di cartiera, ha progettato per lo stabilimento di Borgo a Mozzano, presso Lucca, una centrale a biomasse che doveva produrre energia. Ma il no degli enti locali ha stoppato il progetto che sarà trasferito in Francia. La conseguenza è che il territorio ha perso 70 milioni di investimenti.

Se l’effetto Nimby in Italia continua a crescere impallinando perfino innocui pannelli solari, come si riusciranno a costruire delle centrali nucleari? «Questo è il tema su cui stiamo lavorando» risponde Beulcke dell’Aris «con una richiesta di audizione alle commissioni competenti di Camera e Senato e con la proposta di un tavolo avanzata al ministero dello Sviluppo. È necessario avviare azioni concrete e strumenti, anche legislativi, per assicurare un’adeguata informazione popolare e garantire la partecipazione dei cittadini. L’importante è evitare un approccio ideologico alla questione nucleare e non farne né un totem né un tabù».

Commenti

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Il 15 Febbraio 2010 alle 18:20 Panorama in edicola - n°08/2010 - Panorama.it - Panorama.it ha scritto:

[...] EFFETTO NIMBY Italia contro: ora si contestano anche eolico e solare di Guido Fontanelli LUFTHANSA Vi darei Linate-Roma a 49 euro di Edmondo Rho AUTO/1 Toyota [...]

Il 15 Febbraio 2010 alle 23:48 enrico fumagalli ha scritto:

A Guido Fontanelli, complimenti per l’articolo. Una curiosità: Dell’impianto sperimentale di Siracusa, progetto Archimede, che si dice, è in funzione o ancora in costruzione. Rubbia che lo ideò, afferma essere l’energia del futuro e tutta tecnologia italiana, già applicata in Spagna, credo 20 impianti. Interessa i giapponesi e alcuni paesi arabi. Rubbia è un Nobel, non un cretino. Pensi che credevo il realizzare impianti in mare, per non sacrificare terreni, specialmente sull’Adriatico dove le mareggiate meno violente e i bassi fondali, una buona idea, ma se rovinano il paesaggio, seppure colorati verde acqua o blu altomare, meglio il petrolio, rende di più ai petrolieri. Buon lavoro.

Il 23 Febbraio 2010 alle 12:49 fattoria lydia ha scritto:

Il problema non sono le energie rinnovabili , i rigassificatori ,i termovalorizzatori o le opere come la TAV in se , è che non c’è più fiducia nelle istituzioni ( e nei politici ) che vengono delegate con le elezioni a decidere per noi !
Troppe volte appena guardi un po le carte dei progetti ti accorgi che ci sono tracce di un losco affarismo , questo sia a destra che a sinistra … Ecco che i cittadini , a torto o a ragione , si ribellano e vogliono tornare protagonisti del loro territorio .
Per chi come noi fa parte dell’effetto NIMBY e ne è orgoglioso il problena non è l’eolico in se ma un progetto eolico pensato solo per fare il business delle multinazionali e di pochi altri … a noi lasciano i tralicci delle pale in un bosco diventato per legge zona industriale e di fianco a casali ristrutturati per fare un turismo rurale !
A.Lucibello Piani
Lista Civica Insieme Per Cambiare Riparbella

Il 23 Febbraio 2010 alle 21:18 enrico fumagalli ha scritto:

fattoria lydia, sono due cose distinte l’eolico e la TAV,che sia irrilevante l’eolico è evidente, la TAV è solo progresso, elimnerebbe buona parte del trasporto gommato molto più inquinante. Senza la TAV, la regione rimarrebbe isolata e ci rimettrebbe buona parte dell’Italia. Un’arteria Lisbona Siberia senza l’Italia, un danno economico molto superiore a quello ambientale paventato dai no TAV. E’ sempre questino del bottone pigiato e i cinese che muore, vecchia storia.

Il 11 Marzo 2010 alle 15:11 Energia: ecco la “lobby dell’eolico” dall’Italia alla Norvegia - Economia - Panorama.it ha scritto:

[...] di energia, bisognerà vincere le molte resistenze delle comunità locali, come ha recentemente raccontato Panorama e come sta accadendo in queste settimane [...]

Il 11 Marzo 2010 alle 17:36 Circolo Luce Del Sud » Energia:ecco la “lobby dell’eolico” dall’Italia alla Norvegia ha scritto:

[...] di energia, bisognerà vincere le molte resistenze delle comunità locali, come ha recentemente raccontato Panorama e come sta accadendo in queste settimane [...]

Il 12 Marzo 2010 alle 1:42 Diario | Energia: ecco la “lobby dell’eolico” dall’Italia alla Norvegia ha scritto:

[...] di energia, bisognerà vincere le molte resistenze delle comunità locali, come ha recentemente raccontato Panorama e come sta accadendo in queste settimane in [...]

Il 25 Aprile 2010 alle 22:23 libeccio_1 ha scritto:

chissà cosa l’ha illuminato nel progetto di Cartiera lucchese? Si perchè noi cittadini della media valle del serchio non siamo stati per niente illuminati. Lei come altri “esperti” o “opinionisti della domenica” forse non sà neanche di cosa stà parlando. Forse lei a Diecimo (LU) il sito dove qualcuno voleva costruire un inceneritore, si perchè così si chiamano e non termovalorizzatori o centrale a biomassa, non ci sarà mai venuto. Se ci fosse stato forse prima di aprire bocca si sarebbe accorto che il luogo è oltremodo inadatto a costruire una centrale di quel tipo considerato che si tratta di una valle stretta 700/800 metri che in fondo è chiusa da dei monti alti 600 metri ed lo sfogo a valle è di circa 100 metri di larghezza. secondo il suo illuminato modo di vedere mi dice come faceva il fumo a disperdersi? Le dirò che in quella valle ci sono i paesi di valdottavo, diecimo, piaggione, tempagnano, partigliano e domazzano e secondo lei cosa dovevamo respirare? o anche lei è convinto che se introduco in una camera di combustione 300 tonnellate al giorno di pulper di cartiera, dalla ciminiera sarebbe uscita solo aria fresca? Già il pulper…lei sa di cosa si tratta o parla per parlare? è il residuo della disinchiostrazione delle carte da macero e siccome le vernici che oggigiorno vengono usate per le riviste sono fatte con metalli pesanti secondo la sua “illuminata” opinione cosa c’è dentro il pulper? segatura, cellulosa o nichel, bromo, piombo ed altre schifezze simili? Lei lo sà cosa proponeva Cartiera lucchese se non gli facevano costruire l’inceneritore? No? glielo dico io…voleva chiudere la fabbrica quindi mettendo gli operai contro la popolazione…bella prova di “illuminismo”! POi Lei cosa sà della Media Valle del Serchio? Lei lo sà che i dati dei controlli ambientali promossi dalla Provincia di Lucca hanno dato il risultato che in quella valle c’è la peggiore qualità dell’aria dell’intera provincia di Lucca? sa cos’è un deserto lichenico? ecco si informi e se vuole visitarne uno venga a Diecimo dove avrà modo di visitarne uno. Lei lo sà che in questa zona c’è già un abnorme incidenza di malattie tumorali, senza precedenti e al di fuori di ogni statistica, eppure qui ci sono solo castagni e cartiere…ecco secondo lei cos’è che fa venire il cancro? il polline dei castagni o il pulitissimo vapore acqueo che fuoriesce dalle ciminiere delle cartiere? Io mi permetto di consigliarle caro Fontanelli di informarsi un pochino la prossima volta prima di citare come vittime quelle che la storia ci consegnerà come mancati carnefici.

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Il licenziamento di tre operai di Melfi della Fiat, nel luglio scorso, fu antisindacale e dovranno tornare al loro posto. Secondo voi la decisione del giudice del lavoro lucano:
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