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	<title>Economia &#187; Nubi sull&#8217;economia della Gran Bretagna</title>
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	<description>Canale Economia di Panorama.it</description>
	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 12:44:11 +0000</pubDate>
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		<title>Nubi sull’economia della Gran Bretagna</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 09:16:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia astarita</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Riuscirà la Gran Bretagna ad uscire dalla peggiore recessione della sua storia recente? Inflazione galoppante, finanze pubbliche dissestate e disoccupazione alle stelle ci spingono a pensare di no]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4701" class="wp-caption aligncenter" style="width: 509px"><img class="size-large wp-image-4701" src="http://blog.panorama.it/economia/files/2010/02/granbr-large.jpg" alt="Credits: LaPresse" width="499" height="333" /><p class="wp-caption-text">Credits: LaPresse</p></div>
<p>Quella dell’ultimo biennio è stata la <strong>peggior <a href="http://blog.panorama.it/economia/tag/recessione/" target="_blank">recessione</a> nella storia recente del Regno Unito</strong>. Il Prodotto interno lordo, infatti, è sceso per diciotto mesi consecutivi, registrando un calo complessivo del 6%, e solo nell’ultimo trimestre del 2009 si è intravisto uno spiraglio di ripresa con una crescita dello 0,1%. <span id="more-4699"></span>Per farsi un’idea, basti pensare che la peggior recessione degli ultimi trent’anni, quella del 1980, durò 15 mesi e comportò una contrazione del Pil del 4,9%, oltre a preludere alla stagione di privatizzazioni e deregolamentazione ispirata dalla Lady di Ferro, <strong>Margaret Thatcher</strong>.</p>
<p>Anche le previsioni per il futuro sono appena state riviste al ribasso dal Governatore della Banca d’Inghilterra, <strong>Mervyn King</strong>: crescita sarà, ma rallentata per un paio d’anni, fino a raggiungere il 3,2% nel 2011 (assai meno del 4% pronosticato dallo stesso Governatore qualche mese prima). In poche parole, occorrerà parecchio tempo perché l’economia britannica torni sul giusto binario, anche perché <strong>i fondamentali macroeconomici non appaiono affatto in ordine</strong>.</p>
<p>Innanzitutto,<strong> l’inflazione</strong> galoppa. A gennaio ha toccato il 3,5% su base annua, in crescita dello 0,6% rispetto a dicembre, spinta dalla fine delle esenzioni fiscali e dalla crescita del prezzo del petrolio. Preoccupa anche il mondo del lavoro, visto che i disoccupati sono ormai quasi due milioni e mezzo, di cui quasi settecentomila quelli di lunga durata – il dato peggiore degli ultimi quattordici anni.</p>
<p>A questo si aggiungono <strong>finanze pubbliche</strong> dissestate a causa del massiccio intervento deciso dall’esecutivo in funzione anticrisi. Le entrate fiscali sono diminuite dell’11,8% rispetto all’anno scorso, spingendo in alto il deficit di bilancio e l’indebitamento, che nel 2010 dovrebbe superare il 12% del PIL – lo stesso livello della <a href="http://blog.panorama.it/economia/2010/02/11/europa-al-bivio-chi-salvera-atene/" target="_blank">Grecia</a>.</p>
<p>Per far fronte alla situazione, occorrerebbero tagli alle spese e riforme che il governo in carica potrebbe non avere il coraggio di fare alla vigilia della tornata elettorale di giugno, che ne deciderà il destino: del resto, il Ministro delle Finanze, Alistair Darling, parla di un programma di lotta al deficit da realizzarsi nel 2014.</p>
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