
La sede di Acea a Roma (Ansa)
Una maxi utility con 9 miliardi di euro di capitalizzazione e 18 miliardi di fatturato. Un gigante, che potrebbe operare alla pari con i colossi italiani come Eni, Enel ed Edison. Questa l’ipotesi - assai suggestiva - delineata dal direttore dell’Osservatorio Agici - Accenture 2010, Andrea Gilardoni, professore alla Bocconi.
Ciò potrebbe accadere, infatti, se si unissero in una sola holding le principali ex municipalizzate (quasi tutte del Centro Nord) quotate in borsa: A2a (Milano - Brescia), Acea (Roma), Hera (Bologna), Iride (Torino e Genova) ed Enìa (Parma, Reggio Emilia e Piacenza) - le ultime due nelle scorse settimane hanno dato il via al processo di fusione, dopo un anno di stallo, che si completerà entro aprile, per divenire operativo nei mesi successivi, secondo fonti vicine all’operazione.
Un colosso, quello formato dalle principali utilities locali italiane, che potrebbe essere rilevante anche nei mercati internazionali, considerando “la competizione per soddisfare la domanda di servizi pubblici locali nei paesi del Mediterraneo”, come ha spiegato Gilardoni.
Ma lo scenario per i processi di M&A in Italia non è dei più favorevoli. Il dato fornito dall’analisi di Agici - Accenture delinea un calo degli accordi nel mercato italiano delle utilities nel 2009: 64 accordi in Italia, -9% rispetto al 2008. Pochi rispetto agli 812 conclusi nei cinque anni precedenti, nei quali il numero delle ex municipalizzate quotate in Borsa si è ridotto da 12 a 7. Eppure la recente riforma dei servizi pubblici locali potrebbe stimolare un rilancio dei processi di fusioni e acquisizioni, secondo le previsioni più ottimistiche dell’Osservatorio.
Sta di fatto che la principale operazione che avrebbe dovuto andare in porto lo scorso anno, quella tra Iride ed Enìa, è slittata di un anno, un po’ per cause esterne (come la moratoria dello scorso settembre) e un po’ per incomprensioni tra gli azionisti (soprattutto i comuni) delle due società. E secondo alcuni osservatori, quella tra le ex municipalizzate emiliane e quella di Torino e Genova potrebbe essere una delle ultime grandi fusioni tra utilities locali, per lo meno nel Centro Nord.
Troppo difficile, infatti, mettere assieme aziende legate alla politica (i principali azionisti delle ex municipalizzate sono ancora i comuni) e che spesso seguono strategie diverse per restare sul mercato. Senza contare che partendo proprio dal progetto di fusione di Iride ed Enìa, con una holding leggera e sei divisioni molto indipendenti, il management piemontese - ligure - emiliano prevede sì acquisizioni in futuro, ma solo per ogni singolo settore. Come per dire: a noi di un’eventuale maxi utility non importa niente.
- Lunedì 22 Febbraio 2010
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