
Credits: LaPresse
Quanti dollari vale il nome di una multinazionale? Parecchi: avere un marchio conosciuto ed apprezzato significa essere capaci di attirare più clienti e, di conseguenza, moltiplicare gli affari. Le aziende investono molto per dare lustro al proprio nome e per costruirsi una reputazione proprio per questo. Più difficile è quantificare in termini monetari il valore di un buon nome. Ci ha provato la società di marketing Brandfinance, che ha appena sfornato l’ultima edizione del rapporto sul tema che viene pubblicato ogni anno.
Il marchio di maggior valore, anche quest’anno, è quello di Walmart, colosso della distribuzione commerciale statunitense, il cui nome viene valutato quarantuno miliardi di dollari. Segue al secondo posto, in netta crescita rispetto all’anno scorso, il motore di ricerca Google, che tocca i trentasei miliardi. Medaglia di bronzo l’onnipresente Coca Cola, che si attesta a trentaquattro miliardi. Seguono le due maggiori compagnie mondiali IBM e Microsoft (entrambe a trentatré), General Electrics (trentuno) e la prima compagnia non americana, la società di telecomunicazioni britannica Vodafone (il cui marchio di miliardi ne vale ventotto). Colpiscono i balzi in avanti del Banco Santander, che ha scalato trenta posizioni e si piazza dodicesimo (ma il dato non stupirà i lettori di Panorama.it), Apple, grazie ai prodotti innovativi che la società di Cupertino lancia sul mercato ogni anno, e soprattutto la giapponese Mitsubishi, che ha guadagnato quasi duecento posizioni e si piazza al venticinquesimo posto.
E i marchi italiani? Non sembrano valere molto quelli più noti del mondo della moda, che non compaiono nemmeno nei cinquecento presi in considerazione da Brandfinance. Invece, vanno bene i gruppi finanziari e industriali. Il nome italiano più apprezzato è quello di Assicurazioni Generali, capace di superare gli otto miliardi. Altrettanto fanno Telecom e Unicredit, mentre a quota cinque c’è Intesa San Paolo. Chi fosse curioso, può scorrere la classifica completa sul sito di Brandfinance.
- Lunedì 22 Febbraio 2010
FALLIMENTO O SALVATAGGGIO?
PROBLEMI E SOLUZIONI
APPLE - LUCI E OMBRE
ECONOMIA 2.0
L’AGENDA DEL GOVERNO E DEGLI ITALIANI
IL PIANO MONTI
LA RIFORMA: ARTICOLO 18, PROPOSTE, DIBATTITO
LA RIFORMA, I NUMERI, LE POLEMICHE
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
VITE STRAORDINARIE
DIETRO LE QUINTE
IL MADE IN ITALY DI SUCCESSO
AGENDA POLITICO-ECONOMICA DELLA SETTIMANA











UN ANNO DI ECONOMIA
IL MEGLIO DEL 2011
G20 di Cannes: i protagonisti e le loro sfide
Libia: i nostri interessi in gioco








Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 24 Febbraio 2010 alle 17:28 attenzione ha scritto:
Meyer Amschel Rothschild said:
“Permit me to issue and control the money of a nation, and I care not who makes its laws . . . enforced unemployment and hunger, imposed on the masses because of the power we have to create shortages of food, will create the RIGHT of Capital to rule more surely than it was given to the real aristocracy”.
Meyer Amschel Rothschild disse:
“Permettetemi di emettere e controllare il denaro di una nazione, e non mi preoccupo di che fa delle sue leggi…
La forzata disoccupazione e la fame, l’imposte sulle masse a causa del potere che abbiamo di creare la scarsità di cibo, creerà il Diritto del Capitale a norma, sicuramente più di quanto non fosse dato all’aristocrazia vera e propria “.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.