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	<title>Economia &#187; Quanti dollari vale il &#8220;nome&#8221; di una multinazionale?</title>
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	<description>Canale Economia di Panorama.it</description>
	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 12:44:11 +0000</pubDate>
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		<title>Quanti dollari vale il “nome” di una multinazionale?</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 12:52:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia astarita</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Come quantificare in termini monetari il valore di un buon marchio? Ci ha provato Brandfinance, che tra gli italiani ha una buona opinione solo dei gruppi industriali e finanziari]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4770" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-4770" src="http://blog.panorama.it/economia/files/2010/02/brand-large.jpg" alt="Credits: LaPresse" width="500" height="329" /><p class="wp-caption-text">Credits: LaPresse</p></div>
<p><strong>Quanti dollari vale il nome di una multinazionale? Parecchi</strong>: avere un marchio conosciuto ed apprezzato significa essere capaci di <strong>attirare più clienti</strong> e, di conseguenza, <strong>moltiplicare gli affari</strong>. Le aziende investono molto per dare lustro al proprio nome e per costruirsi una reputazione proprio per questo. Più difficile è quantificare in termini monetari il valore di un buon nome. Ci ha provato la società di marketing <strong>Brandfinance</strong>, <span id="more-4766"></span>che ha appena sfornato l’ultima edizione del rapporto sul tema che viene pubblicato ogni anno.</p>
<p>Il marchio di maggior valore, anche quest’anno, è quello di <strong>Walmart</strong>, colosso della distribuzione commerciale statunitense, il cui nome viene valutato quarantuno miliardi di dollari. Segue al secondo posto, in netta crescita rispetto all’anno scorso, il motore di ricerca <strong>Google</strong>, che tocca i trentasei miliardi. Medaglia di bronzo l’onnipresente <strong>Coca Cola</strong>, che si attesta a trentaquattro miliardi. Seguono  le due maggiori compagnie mondiali <strong>IBM</strong> e <strong>Microsoft</strong> (entrambe a trentatré), <strong>General Electrics</strong> (trentuno) e la prima compagnia non americana, la società di telecomunicazioni britannica <strong>Vodafone</strong> (il cui marchio di miliardi ne vale ventotto). Colpiscono i balzi in avanti del <strong>Banco Santander</strong>, che ha scalato trenta posizioni e si piazza dodicesimo (ma <a title="gruppo" href="http://blog.panorama.it/economia/2010/01/14/la-banca-del-prossimo-decennio-sara-spagnola-i-successi-del-gruppo-santander/" target="_blank">il dato non stupirà i lettori di <em>Panorama.it</em></a>), <strong>Apple</strong>, grazie ai prodotti innovativi che la società di Cupertino lancia sul mercato ogni anno, e soprattutto la giapponese <strong>Mitsubishi</strong>, che ha guadagnato quasi duecento posizioni e si piazza al venticinquesimo posto.</p>
<p>E i marchi italiani? Non sembrano valere molto quelli più noti del mondo della moda, che non compaiono nemmeno nei cinquecento presi in considerazione da Brandfinance. Invece, vanno bene i gruppi finanziari e industriali. Il nome italiano più apprezzato è quello di <strong>Assicurazioni Generali</strong>, capace di superare gli otto miliardi. Altrettanto fanno <strong>Telecom</strong> e <strong>Unicredit</strong>, mentre a quota cinque c’è <strong>Intesa San Paolo</strong>. Chi fosse curioso, può scorrere la <a title="classifica" href="http://www.brandirectory.com/league_tables/table/global_500" target="_blank">classifica completa</a> sul sito di Brandfinance.</p>
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