Il Giappone riparte, ma perde i pezzi

Credits: LaPresse

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Buone notizie per l’economia giapponese: sono ripartite le esportazioni e le previsioni per il 2010 danno il Prodotto interno lordo in netta ripresa, con una crescita che potrebbe attestarsi al 4,6%. I dati sull’interscambio, infatti, sono i migliori da trent’anni a questa parte e la bilancia commerciale segna un attivo pari a quasi un miliardo di Euro. Cifre così, non si sentivano da tempo: l’economia giapponese anche prima della crisi internazionale stava facendo fatica e sembrava destinata a una lunga stagnazione.

La medaglia, però, ha il suo rovescio e non è ancora il momento di facili ottimismi. Il Paese del Sol Levante ha ancora parecchi problemi da risolvere. Innanzitutto, la massiccia zavorra del debito pubblico, che è arrivato quasi a raggiungere il doppio del Pil a seguito dell’utilizzo di titoli di Stato per finanziare le misure di sostegno all’economia.

Poi, la crisi di credibilità del made in Japan dopo i problemi tecnici che hanno costretto la Toyota a ritirare dal mercato decine di migliaia di veicoli -  anche se non è ancora valutabile pienamente quanto questa situazione peserà, visto che le esportazioni di autovetture Toyota non hanno subito flessioni.

Emblematiche, tuttavia, le pubbliche scuse pronunciate ieri dal Presidente della società automobilistica Akio Toyoda: si tratta di un gesto incredibilmente significativo secondo le tradizioni giapponesi. Infine, la progressiva dipendenza dal mercato cinese, le cui dinamiche sono destinate a pesare sempre più sull’economia del Giappone: basti pensare che persino in un anno di crisi come il 2009 le esportazioni verso la Cina sono cresciute dell’80% e hanno superato quelle verso gli Stati Uniti.

Non è ancora chiaro, insomma, in che direzione stia andando Tokyo. Nel frattempo, comunque, la crisi continua a mietere vittime. Nel 2009 le imprese che hanno avviato le procedure di bancarotta sono state migliaia e il fenomeno non sembra destinato ad arrestarsi, né ad essere limitato a società di piccole dimensioni.

Il caso più eclatante è stato quello della Japan Airlines, che a metà gennaio è stata travolta dai debiti (una ventina di miliardi di Euro) e sta evitando il fallimento solo grazie a un massiccio intervento pubblico e a un drastico piano di ristrutturazione che è già costato il posto di lavoro a quindicimila persone e che implicherà il taglio di trentuno rotte e la cessione di 53 velivoli. Ora tocca a Willcom, un popolare gestore di rete per telefonia cellulare a basso costo.

Il Giappone riparte, ma perde i pezzi.

Commenti

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Il 26 Febbraio 2010 alle 20:25 erik36 ha scritto:

Il Giappone ebbe il suo momneto di gloria al tempo dei transistor poi si è evoluto seguendo i criteri occidentali del capitalismo sfrenato. Ora è il momento della Cina, c’è da sperare che non faccia lo stesso errore, il Giappone starà rivedendo la sua posizione, il mercato cinese vale molto di più di quello USA dove già, nel campo auto hanno scalzato i decotti e demagogici statunitensi, dominano nelle ex colonie USA, incontrastati, sono asiatici. Pensa Luna, da noi siamo riusciti a conciliare tre imperialisti, tedeschi, francesi e inglesi, questi ultimi hanno ancora bisogno di qualche bastonata ma prima o poi abbasseranno anche loro la cresta, vuoi che giapponesi e cinesi non si intendano?

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Giampiero Cantoni
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