
di Raffaella Galvani
«Mi dice che ci sono lamentele sul servizio di ristorazione a bordo del Frecciarossa? Peccato, ma per noi la partita dell’alta velocità in Italia è chiusa, per i treni siamo concentrati sull’estero». Non vuole sbilanciarsi Vincenzo Cremonini, 45 anni, titolare dell’omonimo gruppo da 2,8 miliardi attivo nella produzione di carne (Inalca Jbs), nella distribuzione di prodotti alimentari (Marr) e nella ristorazione (Chef Express), ma la sua soddisfazione è evidente. Perché i francesi della Compagnie des Wagon-Lits della multinazionale Accor, che nell’agosto del 2009 gli hanno soffiato l’appalto dei treni veloci (35 milioni per tre anni), sono ora in affanno sotto i colpi delle critiche sul servizio e delle perdite nei conti, al punto che girano voci di un possibile abbandono e di un rientro degli italiani. Continua

La Plata, Buenos Aires (Credits: LaPresse)
Negli anni Settanta dominavano il mercato internazionale dei prodotti petroliferi, oggi subiscono la concorrenza di società dei Paesi emergenti, che molto spesso sono pubbliche e godono delle misure protezionistiche lanciate dai rispettivi governi nazionali. Insomma, nonostante i dividendi sempre in positivo, non mancano le sfide per le cosiddette supermajors: Continua

Thailandia (EPA/CHAICHAN CHAIMUN)
Abbiamo già parlato delle conseguenze delle numerose dighe idroelettriche costruite dai cinesi nella porzione iniziale del fiume Mekong. In alcuni punti del suo corso l’arteria fluviale del Sud-est asiatico ha raggiunto il suo minimo storico degli ultimi vent’anni. La Cina ha sempre negato ogni coinvolgimento nel disastro ecologico del Mekong, tuttavia, complice la necessità di autare i milioni di cinesi che vivono nelle regioni al confine con il Sud-est asiatico, negli ultimi giorni Pechino ha deciso di intervenire in maniera massiccia per eliminare le conseguenze della siccità. Continua

Vive in una casa del ‘500 nel cuore di Parma, indossa una grisaglia con cravatta regimental, apre «boutique del gusto» in giro per il mondo e nel suo nuovo stabilimento da 25 milioni di euro si respira aria di futuro. Però Marco Rosi, 63 anni, fondatore della Parmacotto e cavaliere del lavoro, già presidente della fiera e degli industriali di Parma, rimane il ragazzo che a 19 anni chiese l’emancipazione giudiziale per avviare un’azienda alimentare con il fratello Antonio. «Allora la maggiore età si raggiungeva a 21 anni» racconta Rosi «ma mio padre, ferroviere, aveva capito che non ero tipo da lavoro fisso. Si chiamava Buonfiglio e mio nonno Delfino, erano i nomi delle nostre campagne. Antonio aveva 14 anni più di me, ci occupavamo di stagionatura del parmigiano e del prosciutto crudo. Io andavo in giro a vendere e seguivo la contabilità, lui pensava agli acquisti». Continua

«Xè veneta!». Quando gli amici hanno chiesto a Enrico Marchi perché mai investire centinaia di milioni di euro in azioni Generali, il presidente della Finint di Conegliano Veneto non ha esposto sofisticate strategie di allocazione delle risorse. Ha detto, semplicemente: «Perché xè veneta!». Marchi è la quintessenza del regionalismo finanziario che ha portato alla ribalta il Nord-Est sulla scena dei poteri forti. È lui, infatti, l’ideologo del blitz trevisan-vicentino che ha portato la finanziaria Effeti a comprare dall’Unicredit il 2,26 per cento delle Generali, proprio alla vigilia del ricambio del vertice, per una spesa di circa 635 milioni di euro, 300 dei quali provenienti proprio da tasche venete. Continua

Bulgari (Credits: LaPresse)
AGGIORNAMENTO:
L’interesse di Swatch per Bulgari , in realtà, non sembrerebbe reale. La notizia, infatti, è stata smentita sia da Swatch che dai vertici di Bulgari. Da parte di Swatch, infatti, si sono registrati i commenti del Presidente Nick Hayek, il quale ha sostenuto che non sono in corso negoziati per l’acquisizione della casa di gioielleria italiana, neppure confidenziali; la famiglia Bulgari, invece, ha diramato un comunicato in cui viene ribadito che non c’è alcun interesse alla vendita dell’azienda.
Il mercato ha reagito con vigore alla notizia della possibile trattativa e ieri mattina le quotazioni di Bulgari a Milano hanno visto impennarsi il proprio valore. Già in chiusura di serata, tuttavia, gli scambi azionari sono rientrati nella normalità.
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La stampa tedesca, solitamente ben informata, ha riportato una dichiarazione del CEO del Gruppo Swatch, Nick Hayek, il quale ha definito il marchio italiano della gioielleria Bulgari “interessante“, scatenando le speculazioni su un possibile interesse del colosso svizzero a una scalata della famosissima ditta italiana.
Bulgari è stata fondata nel lontano 1884 da un immigrato di origini greche che aprì un negozio di argenteria a Roma battezzandolo con una versione italianizzata del proprio cognome (si chiamava Sotiros Voulgaris). Da allora, la società ha percorso moltissima strada, fino a diventare il terzo marchio della gioielleria a livello mondiale. Allo storico negozio di via Condotti, aperto nel 1905, oggi si affiancano altri 350 punti vendita in tutto il mondo, mentre Bulgari ha diversificato le proprie attività, producendo capi d’abbigliamento, profumi e lanciandosi nel 2001 nel mercato del turismo con la creazione di una catena di alberghi di lusso.
Dal 1884, la proprietà è rimasta nelle mani della famiglia, che ne ha mantenuto il controllo anche dopo la quotazione in borsa del 1995. Oggi, la maggioranza del pacchetto azionario è di proprietà dei fratelli Paolo e Nicola: quest’ultimo, però, già lo scorso dicembre aveva ceduto quattro milioni di azioni per ricavare liquidità per nuove iniziative imprenditoriali. La crisi economica dell’ultimo biennio non ha risparmiato Bulgari, che sta faticando a uscire dal tunnel, a differenza di altri grandi marchi del lusso: anche nell’ultimo trimestre 2009 si sono registrate forti perdite e una contrazione delle entrate di oltre il 5%, nonostante le severe misure di ristrutturazione decise in estate che avevano portato anche a licenziamenti e alla chiusura di alcuni negozi. Potrebbe essere questa situazione critica ad aver suscitato gli appetiti del Gruppo Swatch, che acquisendo la compagnia italiana consoliderebbe la posizione di leader mondiale del settore che gli garantisce il controllo, oltre alla società che produce orologi in plastica, anche di marchi importanti come Omega, Tiffany, Tissot e Longines.

Cina: prezzi sempre più alti in un supermercato di Chengdu (Credits: LaPresse)
Capire le scelte di politica monetaria della Repubblica popolare non è facile. In parte perché Pechino tende per natura ad essere poco trasparente, ma in parte anche perché raccogliere i dati necessari per elaborare un’analisi autonoma rappresentativa di tutto il paese è di fatto impossibile.
Nell’eterno braccio di ferro Cina-Stati Uniti per la rivalutazione dello Yuan, Continua