
Uno stand del Micam
Il settore calzaturiero prova il rilancio nel 2010. Il messaggio viene dal Micam, il salone milanese organizzato dall’Associazione nazionale calzaturifici italiani (Anci) che ospita 1.597 aziende espositrici di cui 591 straniere. I dati preconsuntivi per lo scorso anno delineano, infatti, uno scenario a tinte fosche: la produttività dell’intero settore (6.028 aziende con 82.907 addetti) ha subito un calo del 13% in volume.
Una flessione che ha interessato tutti i comparti. E nonostante le imprese abbiano moltiplicato gli sforzi per contenere le perdite, nel 2009 si è registrata la perdita di 3.011 posti di lavoro e la chiusura di 235 calzaturifici.
Sul fronte dell’export, i dati indicano un calo del 14%. In particolare, calano del 13% le esportazioni verso l’Ue, che rappresentano il 60% dell’export dell’intero settore e su cui pesano le flessioni registrate nei primi due paesi clienti, la Germania (-15,8%) e la Francia (-4,9%). Giù del 30% l’export verso il Nord America, del 29% verso i paesi dell’Est e la Russia, e dell’11% verso l’Estremo Oriente. Calano anche le importazioni del 12,2%.
Eppure si intravvedono le prime avvisaglie della ripresa: dopo le pesanti flessioni dell’export dei primi tre trimestri del 2009, a novembre per la prima volta in undici mesi la contrazione non è stata a doppia cifra, contenendosi in un -2,8%, per poi salire a un +2,1% a dicembre. Le previsioni sugli ordinativi al primo semestre 2010, si legge sulla relazione annuale dell’Anci, malgrado non siano ancora del tutto positive confermano un parziale miglioramento dello scenario congiunturale (il 43% delle imprese crede che il portafoglio rimarrà stabile e il 37% si attende una ripresa deli ordini).
Ma la guardia deve rimanere alta, secondo il presidente dell’Anci, Vito Artioli (qui il discorso di apertura del Micam):
“Complessivamente siamo di fronte a una situazione che, se guardata in prospettiva, ci appare meno buia, ma non possiamo negare che l’onda della crisi si farà sentira ancora per molto tempo (…) Siamo in una fase di transizione che può essere molto lunga, ma che deve vedere impegnate le nostre aziende in un ripensamento complessivo del proprio modello di business”.
E mentre molte aziende d’alta gamma puntano sull’accurata ricerca dei materiali, l’Anci scommette anche sulla collaborazione con l’università e la ricerca (Miur), per dimostrare che tecnologia e ambiente non sono due elementi incompatibili per il settore calzaturiero, che sta scoprendo una sensibilità sempre più marcata al tema dell’ecocompatibilità e del benessere.
C’è pure chi propone sinergie con il territorio alla ricerca di strategie promozionali, nell’ottica non solo della valorizzazione del made in Italy, ma anche dell’experience in Italy, come ha fatto il distretto calzaturiero di Fermo con un progetto di Confindustria, Camera di commercio, Anci e Provincia.
Insomma le idee, la speranza e la voglia di ripartire ci sono. Ora occorre rimboccarsi le maniche. Ed incrociare le dita.
- Mercoledì 3 Marzo 2010
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