
Ingresso della sede centrale di Telecom Italia - Ansa
“E’ un mondo difficile. Felicità a momenti e futuro incerto”. Viene in mente la saggezza di Tonino Carotone a leggere l’analisi che l‘Economist ha dedicato a Telecom Italia e che si conclude con queste parole “Telecom, una delle pioniere delle telecomunicazioni negli anni ‘90, guarda avanti verso un futuro inglorioso”.
Come spesso accade quando si occupa dell’Italia, l’autorevole settimanale inglese non mette freno alle critiche e dà risalto alla vicenda di Telecom Sparkle, finita nel calderone con Fastweb per la presunta truffa finanziaria che vede coinvolta anche la ‘Ndrangheta.
Però è sul futuro della più importante compagnia di telecomunicazioni italiana che si concentra l’Economist, indicando due strade principali:
- L’acquisto definitivo da parte di Telefonica, già controllante dell’azionista Telco e in sinergia da ormai 3 anni con Telecom. Ma questa soluzione presenterebbe il problema di una cessione della compagnia nazionale di telefonia in mani straniere, un evento che, ricorda l’Economist, in Europa è accaduto solo in Finlandia con la Sonera.
- Lo scorporo della rete fissa che sarebbe poi acquisita dallo Stato per farla rimanere in mani italiane. Secondo il settimanale, che la definisce “una soluzione all’italiana”, in cui alla fine ne beneficerebbe Mediaset.
Quelle del settimanale inglese sono solo congetture (smentite periodicamente dai vertici di Mediaset) ma lo stesso articolo mette in risalto che l’azienda italiana non si trova più nello stato disastrato di tre anni fa quando entrò in carica Bernabé: “Telecom è in condizioni “discrete”: ha molta poca concorrenza in casa, margini di crescita e cashflow, e possiede un business in Brasile che si completerebbe bene con quello di Telefonica, difatti l’interesse degli spagnoli nel 2007 fu motivato proprio dalla necessità di prevenire la posizione dominante di America Mòvil in Brasile”.
- Venerdì 5 Marzo 2010
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Commenti
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Il 13 Maggio 2010 alle 18:31 almartini ha scritto:
Olé amigos, la mail est arrivée ce jour en disant:
Alberto, guess who is on board? Check your blog ip tracking ad find out.
Aggiungo che il post sulla Telecom è qui 2010/02/il-dossieraggio-telecom-se-ne-va ,
e al forum si dice da tempo che tutta la vicenda di Scaglia e Telecom, quella di un paio di mesi fa, finirà tutto in una cortina, con un paravento da mostrare, dato dall’evasione fiscale, ormai in via di restituzione. Notate come le gazzette Vespa, Santoro, e i giornali di servizio sono ad oggi riusciti a dire N U L L A. Come al solito, a breve, diciamo entro Settembre, toccherà a noi dare le solite dritte per capire realmente cosa è successo (e succede) in merito. Tempi duri, lo sappiamo, se siamo tra i paesi semi liberi nella classifica di Freedom House. Quali sono i punti che ci fanno capire che c’è una cortina di chiacchiere, al posto di una vera informazione? Il fatto che nei salotti Tv e dei grandi giornali sono sempre chiamate le solite partite di giro, che corrispondono ad un preciso cliché. Ad esempio, prendete il Tg di Rete4: si finisce per far vedere il Twiga, Briatore, la Gregoraci, Don Gelmini e Padre Eligio, insomma tutta gente di un preciso circolo che grazie allo stato di diritto e agli indulti può girare libera. Prendete poi una giornata come stasera 11 Maggio 2010; dopo essermi sciroppato da quell’osceno Floris, i soliti ospiti di risulta, compreso l’imprenditrice Todini, che ci dice sempre che quella cosa la fa sua figlia di tre anni, oggi presumo di 6 e quando sarò con le stampelle, di 20, anzi, ci sarà proprio sua figlia al suo posto. Segue il De Bortolis, con la solita trita retorica dei giovani che vengono scippati dalle politiche di governo, in un fare tipico di un direttore di banca, più che di un giornalista. Dopo Scalfari direi che è il più spocchioso e anche noioso. Poi dalla Dandini, una melassa con l’incacchiato prof. Rodotà, che dopo aver scritto un articolo non so dove è venuto a dirci che è arrabbiato per il bavaglio alle intercettazioni. Sua figlia, oltre alla rubrica sul Corriere, non manca mai nelle ospitate a basso prezzo (cheap) nei vari salottini di contorno. La presentatrice poi, la signora Serena Dandini, con il suo contratto da 700 euro l’anno, è roba da conati, da attacco di diarrea, da scorreggia continua e imbarazzata, con quel timbro romanesco orribile, simile alla parlata dei texani per uno di NY, più consona a una piazzista del mercato di fuori porta. Ma chi l’ha mandata, ti chiedi attonito, forse il centro studi sulla digestione e apparato diggerente, pardon digerente? Poi il Tg3, che apre con la grande protagonista de Le ragioni dell’Arragosta, la figlia di Guzzanti padre, ex braccio di Berlusconi, Sabrina Guzzanti, che rappresenterà l’Italia a Cannes con il suo prodotto su l’Aquila. Naturalmente i soldi per fare i film lei li trova, come altri personaggi come Barbareschi. Ma noi seguiamo altra gente, che zitta zitta, con poche migliaia di euro auto finanziate, fa ottimi lavori. Poi, a presentare il Tg c’è quella Bianca Berlinguer, che noi non diamo affatto per scontato in Tv; vale a dire per noi vale la solita regola dei soliti noti… La voce poi della moglie di Marrazzo, la signora Roberta Serdoz, per quanto brava e diligente, devo dire che è tremenda! Tremenda è anche la maschera da finta bonazzona della Giovanna Botteri, che ad ogni settimana che passa in America sembra voler ringiovanire sempre più, mentre ci informa sulle cacchiatelle battute dalle agenzie anche di Ladispoli, o messe sui blog anche della sora Lina. Da quel Fazio, il campione dei furbetti lavacervello, ci siamo dovuti beccare tutta la retorica spocchiosa e tardo positivista del solito Eugenio Scalfari, maestro del radical o moderal chic della sinistra allo champagne, anche se Scalfari è forse più un Radical Chic, tant’è che è stato uno dei fondatori del PRadicale. Ma ogni volta che scrive uno di quegli inutili libri, c’è bisogno di mandarlo in TV, come per l’altro coniglio da cortile, Giorgio Bocca? Poi le scorribande quotidiane nei salotti pomeridiani della Mussolini e di squallidi e tragici personaggi del mondo giornalistico e mediatico. Possibile che non ci sia una via di uscita a questa tremenda situazione? Io non la vedo proprio, a parte il crollo prossimo venturo, che non mi da garanzia di alcun sostanziale cambiamento, almeno fino a quando non si distrugge il duopolio Tv e le leggi squadriste sia rosse che nere sulla regolazione della stampa e reati associati, quali quello di stampa clandestina, magari applicabile anche a uno che aggiorna i suoi post dalla Svizzera, su un server in America, leggibile anche nel Bel Paese. Sono solo alcuni punti del continuo killeraggio dell’informazione voluto da quelli che vanno a votare, pari almeno al 75%, altro che anti politica! Grillo ha ottenuto qualcosa con le 5 stelle (di latta, chiaro), con i suoi 3 o 4 desertificati consiglieri regionali? Non era meglio starsene fuori dal circo, che tanto è destinato a cadere entro massimo 30 mesi?
Pensate che in America una situazione mediatica e familistica, circolistica, esclusivistica del genere sia anche solo pensabile? Chiediamolo a quelli di Google o di Youtube. Eppure, esempi di killeraggio delle notizie se ne conoscono a iosa anche in quel d’oltre oceano; e mi viene in mente quello di Newsweek, in merito alla voce di una prossima causa tra una stagista e Bill Clinton, riportato da Drudge Report. La loro notizia sul sito era: Newsweek ha ucciso una notizia incredibile, che vi diamo noi al loro posto: “Clinton sta cercando di mettere a tacere, come altre volte ha fatto, uno scandalo sessuale in cui è coinvolto con una stagista presso la Casa Bianca. Domani vi faremo il suo nome.”
Sapete che ancora oggi, quando quelli di Washington Post scrivono sul caso, dicono che Newsweek non ha fatto in tempo a fare le verifiche, facendosi bruciare da altri concorrenti, spesso senza nominare DrudgeReport.com. Ma il sito esiste e ha fatto molti soldi, bruciando gente che impiega milioni di dollari. E gli altri hanno pubblicato la notizia solo quando ormai tutto stava diventando di dominio pubblico, con tanto di registrazioni, ancora oggi ascoltabili sui siti indipendenti. La storia si sarebbe letta, ma quando ormai era un dibattito davanti alle commissioni del Congresso. E quante sono le notizie che non vengono date, coperte dal cazzeggio o dal mezzanino di Scaloja? Ma se dovessi indicare la roba che più mi spaventa sapete che direi? L’Ordine dei Giornalisti, costituito da impenetrabili e oscuri personaggi, in una finta indipendenza che si iscrive nella generale ipocrisia corporativistica post fascista comune a tutte le professioni. All’Ordine degli Psicologi, dopo due o tre procedure di elezione, sono riusciti a nominare un presidente, con il 6% degli iscritti. Non dubito che sarà il presidente di tutti, ci mancherebbe. Se lo chiedete agli associati, tutti vi diranno che condividono queste osservazioni, come da Manuale del Perfetto Ipocrita.
Una nota: mi dicono che 770 euro va sostituito con 700mila euro.
a. marini perdentipuntocom.blogspot.com
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