L’altra metà del Cda: donne manager in Italia, la strada è lunga

Emma Marcegaglia, numero 1 di Confindustria - Ansa

Emma Marcegaglia, numero 1 di Confindustria - Ansa

Se pensavate che bastasse una donna sulla poltrona di gran capo degli industriali italiani, quella di Confindustria occupata da Emma Marcegaglia, per parlare di parità dei sessi nel mondo dei manager italiani, vi sbagliavate. L’otto marzo nasce da una tragedia di donne lavoratrici ed è l’occasione giusta per riflettere sulle difficoltà che oggi impediscono a una donna di fare carriera come i suoi colleghi uomini.

Certo, ci sono molte storie di successo, amministratori delegati in tailleur e direttori generali su tacchi a spillo, ma i numeri parlano chiaro. Le donne occupate sono meno del 50% (il 47% circa, ma con grandi differenze a livello di macroregioni) e ancora meno sono quelle che riescono a conciliare famiglia e carriera fino ad arrivare ad alti livelli. Il 27% lascia il lavoro almeno temporaneamente dopo il primo figlio.  Secondo il Sole24ore l’Italia è l’ultima in Europa per la presenza di donne nei cda delle società quotate (2,1%), non solo ben distante dalla Norvegia (44%), ma anche dietro al Portogallo (3%).

“La festa dell’8 marzo è la festa dell’ipocrisia”, si sfoga Marisa Montegiove, responsabile del Gruppo donne manager di Manageritalia, federazione nazionale manager del terziario con oltre 35.000 manager associati, di cui 6.000 donne. “Tutti dichiarano buoni intenti e propositi ma poi -avverte Montegiove- passati gli scambi di mimose, non si mettono in pratica misure efficaci per facilitare il lavoro femminile dentro e fuori le mura domestiche”.

Che fare allora? Introdurre per legge “quote rosa” nelle aziende? Ci sono ben quattro proposte di legge presentate in Parlamento in questo senso (anche se le proposte riguardano per la maggior parte aziende partecipate dal pubblico). Forse si tratterebbe di un intervento troppo dirigista (e la politica in questo tema deve guardare prima in casa sua). Però è sicuramente necessario riflettere sui meccanismi di selezione della classe dirigente, non sempre ispirati alla meritocrazia, anzi:

Secondo un’indagine di Federmanager, condotta su un campione di 1200 dirigenti,  l’assunzione di una donna manager è agevolata, nel 38,5% dei casi, da conoscenze personali, nel 32,5% dei casi da iniziative create e sviluppate dalle stesse donne e, solo il restante 30%, è stato assunto a seguito di risposta ad annunci o attraverso la selezione da parte di società di consulenza. Va considerato anche che solo il 30% del campione è stato assunto già con la qualifica di dirigente, mentre  il restante 70% è stato promosso successivamente, mediamente intorno ai 38 anni.

E per quelle che diventano manager in gonnella, oltre al carico (eventuale) del lavoro domestico, c’è l’annosa questione della disparità salariale con i colleghi maschi. Negli Usa Barack Obama l’ha proibita per legge, con uno dei suoi primi provvedimenti da presidente. In Italia, sempre secondo Federmanager,  le donne manager, nelle medie aziende industriali percepiscono una retribuzione fissa inferiore a quella degli uomini (20% in meno) e, se prendiamo in considerazione  la parte variabile,  le differenze sono ancora maggiori (circa il 30% in meno). Anche  i bonus e gli aumenti retributivi seguono la stessa tendenza: le donne hanno avuto nel 2005 una quota  variabile pari a 12.959 euro contro una quota variabile degli uomini pari a 16.837 euro.

Commenti

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Il 8 Marzo 2010 alle 14:13 erik36 ha scritto:

Fanno carriera solo quelle che la pensano come gli uomani. La Mercegaglia sostiene glusto chiudere una fabbrica se non rende più,tanto sul lastrico ci vanno solo i dipendenti. L’imprenditore non dovtrebbe mai arrivare al punto di lasciare la sua fabbrica in agonia, provvede per tempo, non va in perdita dall’oggi al domani, la signora ne sa qualcosa? Pare di no, l’azienda di famiglia è solo preoccupata di smaltire illegalmente rifiuti tossici, la signora ne è al corrente? Signora, como l’intervento statale per sanare i vostri disastri e che vi permetta evasioni a tutto spiano, bella la vita è signora? Lei non ha bisogno di darla per far carriera, non è una donna un mostro.

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richard-branson




Giampiero Cantoni
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