I brasiliani sfidano gli Stati Uniti. Inizia la guerra (commerciale) del cotone

Credits: LaPresse

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Non bastavano i problemi del bilancio pubblico, gli strascichi della crisi finanziaria, i grattacapi prodotti dal difficile rapporto con la Cina e i danni provocati dalle intense nevicate. Ora a mettere i bastoni fra le ruote alla timida ripresa dell’economia statunitense ci si mette anche il Brasile: come Panorama.it aveva anticipato da tempo, è ormai scoppiata una vera e propria guerra tariffaria tra Washington e Brasilia.

Motivo del contendere? Le misure protezionistiche decise dagli Stati Uniti in favore dei propri produttori di cotone, che avevano suscitato le proteste del Brasile, che a sua volta aveva denunciato come i provvedimenti presi fossero contrari alle regole internazionali sulla liberalizzazione degli scambi e otto anni fa si era rivolto all’Organizzazione Mondiale del Commercio per ottenere ragione. La richiesta brasiliana è stata ritenuta fondata e il gigante sudamericano è stato autorizzato ad imporre dazi sull’importazione di prodotti americani per rappresaglia. Ieri il Presidente Lula ha formalizzato le nuove misure, che complessivamente valgono quasi seicento milioni di dollari: i dazi sul cotone americano sono passati dal 6 al 100%, ma sono stati decisi anche forti aumenti delle tariffe sull’importazione di altri beni, come i prodotti cosmetici, le suppellettili domestiche e le automobili.

Si tratta di misure decise non solo e non tanto per proteggere i produttori brasiliani, ma per danneggiare quelli americani. Lo scopo, infatti, è quello di indurre le potenti lobby industriali americane, che vedranno colpite le loro esportazioni, a premere sul Congresso affinchè cancelli le misure protezionistiche contro il cotone brasiliano. Insomma, si sta verificando uno scenario impensabile qualche anno fa: un Paese sudamericano che, in nome del libero commercio, sfrutta misure commerciali per indurre le autorità americane a modificare le proprie politiche protezionistiche. Del resto, mentre Washington esce faticosamente da una delle peggiori crisi della propria storia, l’economia carioca gode di buona salute: per il 2010 le previsioni di crescita del PIL sono del 5%, la borsa è florida (l’indice BVSP è salito dell’83% negli ultimi dodici mesi), il real solido, i consumi robusti e gli investitori esteri sono sempre più numerosi.

Commenti

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Il 10 Marzo 2010 alle 12:44 erik36 ha scritto:

Grande la Luna cinese, non preoccuparti Luna, gli USA correranno ai ripari, hanno tanti negri in casa che basterebbe legalizzare lo schiavismo e ripartono da capo, i sintomi ci sono, la Palin è d’accordo, Obama tentenna ma a lui gli riserveranno il riolo d imaggirdomo, negro di casa, come si usava un tempo, bei tempi antichi. Il guaio è che quel Lula è un po’ troppo comuinista e magari vuole vendicarsi di secoli di sfruttamento dei latini, non per niente l’OAE è andata a ramengo era l’Organizzazione Americana Espropri a favore USA. Mo s’attaccano a quel tram che si chiamava desiderio.

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