
Operaia cinese ina un'azienda tessile (Credits: LaPresse)
Siamo in Cina, per la precisione a Dongguan, nel Guangdong, la regione che confina con Hong Kong. Quella che nella Repubblica popolare viene etichettata dalla fine degli anni ’70, quindi da quando Deng Xiaoping ha rilanciato la crescita del paese con le riforme economiche, come il motore del miracolo cinese. Dongguan ospita oggi dieci milioni di lavoratori migranti. Più della metà sono donne. Molte delle quali si ritrovano a vivere una vita di sacrifici e di sogni infranti.
Queste donne abbandonano le loro case per cercare di crearsi una posizione e un futuro migliore lavorando almeno dodici ore al giorno nelle città industriali della costa. Ma non è a causa dei ritmi di lavoro troppo intensi che molte di loro non riescono a costruirsi una vita affettivamente stabile.
Nelle fabbriche la poligamia è la norma. Gli operai uomini con una sola fidanzata sono considerati dei perdenti dai loro colleghi. Spesso, però, l’harem viene costruito legandosi a donne che lavorano in aziende diverse, in maniera da evitare che i litigi tra loro creino problemi dal punto di vista della produttività. Non solo: le ragazze giovani che vengono dalle campagne sono facili da manipolare, visto che sia per formazione che per inesperienza non si permetterebbero mai di contraddire uomini spesso molto più grandi.
Alcune delle ragazze di Dongguan riescono a convolare a nozze con colleghi. Ma mentre le prime sono convinte di aver realizzato il sogno di una vita, i promessi sposi nella maggior parte dei casi accettano di sposarle per convenienza economica. In Cina per tradizione è lo sposo ad accollarsi tutte le spese legate alla casa, all’arredamento e al banchetto nuziale, dopo aver altresì ricompensato la famiglia della ragazza con una somma di denaro proporzionale al valore della sposa. Anche gli sposi meno abbienti possono essere costretti a sborsare migliaia di euro per omaggiare la famiglia della ragazza. Ecco quindi la convenienza di sposarsi una collega in fabbrica: molte di loro hanno abbondantemente superato l’età da marito (che in Cina è particolarmente bassa), e anche le famiglie si accontentano di vederle sposate pur dovendo rinunciare alla “ricompensa”.
Un altro problema delle donne di Dongguan è che sono talmente ingenue o sottomesse ai loro uomini da non fare uso di alcun metodo anticoncezionale. Spesso le gravidanze nascoste si concludono con aborti naturali o indotti, nella maggior parte dei casi nascosti ai datori di lavoro. Le cliniche che praticano aborti operano prevalentemente di notte, perché è questo l’unico momento in cui le ragazze migranti possono ritagliarsi un po’ di tempo per le proprie esigenze.
E quanto guadagnano le ragazze di Dongguan? Una su due tra i 100 e i 200 Euro al mese. Una su quattro tra i 200 e i 300 Euro. E solo il 10% della forza lavoro femminile migrante supera i 300 Euro di stipendio mensile.
A dodici mesi dal trasferimento in città molte di queste ragazze fanno un bilancio delle loro scelte di vita. Quelle che si sono sposate, anche senza offerta, si ritengono soddisfatte. Quelle con il fidanzato in condivisione continuano a sperare che quest’ultimo faccia finalmente la sua scelta. Mentre quelle che si ritrovano costrette ad abortire illegalmente, una volta diventate più scaltre, tendono a cambiare lavoro. Spostandosi nelle saune, dove in una sola serata possono guadagnare il salario di un mese di catena di montaggio. Economicamente e socialmente, si tratta di un sistema insostenibile sia nel medio che nel lungo periodo.
- Giovedì 18 Marzo 2010
FALLIMENTO O SALVATAGGGIO?
PROBLEMI E SOLUZIONI
APPLE - LUCI E OMBRE
ECONOMIA 2.0
L’AGENDA DEL GOVERNO E DEGLI ITALIANI
IL PIANO MONTI
LA RIFORMA: ARTICOLO 18, PROPOSTE, DIBATTITO
LA RIFORMA, I NUMERI, LE POLEMICHE
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
VITE STRAORDINARIE
DIETRO LE QUINTE
IL MADE IN ITALY DI SUCCESSO
AGENDA POLITICO-ECONOMICA DELLA SETTIMANA











UN ANNO DI ECONOMIA
IL MEGLIO DEL 2011
G20 di Cannes: i protagonisti e le loro sfide
Libia: i nostri interessi in gioco








Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 19 Marzo 2010 alle 0:12 smoke36 ha scritto:
Luna, non basta dire quanto guadagnano, occorre sapere quanto costa la vita, perché può essere che 100 o 200 euro la, siano meglio di 600 o 700 qua per la maggior parte dei precari o cassintegrati nostri. Scusa, ma non circolava la voce che sopprimevano i neonati femmina? O era una delle solite bufale, sai che da noi le escort fanno affari d’oro? Quelle d’alto bordo, non le nigeriane.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.