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Missili pakistani (Credits: LaPresse)
Mentre Bill Gates si accorda con Toshiba per costruire dei mini reattori nucleari a ridotto uso di uranio e con scorie praticamente inesistenti da destinare ai mercati emergenti in maniera da alimentarne una crescita più “pulita”, Washington sta cercando di consolidare i propri rapporti commerciali con le altre potenze asiatiche per approfondire la sua presenza in una regione in cui la Cina diventa sempre più forte.
Un primo passo ha coinvolto il Pakistan. Gli Stati Uniti si sono infatti impegnati a fornire “centinaia di milioni di dollari” in aiuti militari per dimostrare il proprio interesse a consolidare con Islamabad in un dialogo strategico definito da entrambe le parti “senza precedenti”.
Per Washington, Islamabad va tenuta d’occhio perché possiede armi nucleari, perché ospita gruppi talebani, perché è in grado di influenzare l’Afghanistan e, infine, perché, politicamente, è una capitale troppo instabile per essere abbandonata a se stessa.
Va detto, però, che i 7.5 miliardi di dollari di aiuti da distribuire su cinque anni non sono stati accolti con entusiasmo dai militari che temono che un’eccessiva dipendenza economica dagli Stati Uniti possa tradursi in un’ingerenza non gradita nelle scelte di politica interna.
Se al Pakistan l’assistenza economica americana fa comodo, anche per gli Stati Uniti è utile approfondire i rapporti commerciali con il partner asiatico più fedele alla Cina. Tuttavia, Pechino, Islamabad e Washington sono consapevoli che la terza non potrà mai sostituirsi alla prima come alleato privilegiato del Pakistan per un motivo molto semplice. Gli Stati Uniti hanno firmato un delicato accordo nucleare con l’India, accordo che sia il Pakistan che la Cina hanno condannato. Washington e New Delhi si sono impegnate in uno scambio reciproco di conoscenze e tecnologie nucleari, e alla seconda è stata concessa la possibilità di acquistare materiale fissile -purché venga utilizzato per scopi civili- nonostante non abbia sottoscritto il Trattato di non proliferazione (Tnp) nucleare del 1968, che vieta alle nazioni non firmatarie proprio l’acquisto di plutonio o uranio arricchito.
Islamabad ha chiesto in più occasioni a Washington di firmare un accordo simile, ma non hai mai ricevuto un feedback positivo. Del resto, gli Stati Uniti hanno deciso di fidarsi dell’India per un accordo di collaborazione tanto delicato, continuando a ritenere troppo destabilizzante una partnership nucleare con un alleato incerto come il Pakistan.
Complici interessi economici contrapposti, gli equilibri in Asia stanno cambiando. Gli Stati Uniti si riavvicinano al Pakistan in funzione anti-cinese, ma difficilmente riusciranno a far uscire Islamabad dall’orbita della Repubblica popolare. Completamente diverso è invece il caso della Russia, che potrebbe presto diventare il nuovo terreno di scontro di Cina e America. Per motivi sia economici che stategici.
- Giovedì 25 Marzo 2010
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Commenti
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Il 26 Marzo 2010 alle 11:59 fu36 ha scritto:
Come cambia il vento Luna e quanto diversi gli interessi. Ricordo che il Pakistan era amico USA e l’India andava d’accordo con la Russia, ora entra in gioco la Cina e gli USA fliano l’India perché in disaccordo con la Cina ma vogliono tenere un piede in Pakistan che sta amoreggiando con la Cina. Tra Pakistan e India non c’è amore. Insinui che la Russia potrebbe essere gelosa della sua amante, l’India.Sembra un reality. Diversi pure gli interessi, gli USA offrono armi, quelli senza guerre non ressistono fino a che non ne hanno una in casa loro e pare se la vadano cercando, mentre la Cina offre sviluppo economico. Temo, anche per ragioni di vicinanza, che ad avere la meglio sia chi di armi non ne parla e guerre non ne vuole. Per lo meno me lo auguro.
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