Inutile aspettarsi una rivalutazione della moneta cinese

Cina: prezzi sempre più alti in un supermercato di Chengdu (Credits: LaPresse)

Cina: prezzi sempre più alti in un supermercato di Chengdu (Credits: LaPresse)

Capire le scelte di politica monetaria della Repubblica popolare non è facile. In parte perché Pechino tende per natura ad essere poco trasparente, ma in parte anche perché raccogliere i dati necessari per elaborare un’analisi autonoma rappresentativa di tutto il paese è di fatto impossibile.

Nell’eterno braccio di ferro Cina-Stati Uniti per la rivalutazione dello Yuan, voluta da Washington per alleggerire il peso del debito con la Cina e per aumentare la competitività delle proprie esportazioni rispetto a quelle orientali e osteggiata da Pechino proprio per impedire evoluzioni di questo tipo, fino a qualche giorno fa l’equilibrio sembrava essere, per la prima volta, meno favorevole ai cinesi.

La decisione presa da Pechino, a dicembre, di chiudere la sua fase di politica economica espansiva per avviare quella restrittiva aveva fatto sperare gli analisti di tutto il mondo che il Partito comunista cinese fosse finalmente pronto per rivalutare la valuta nazionale per evitare, in questo modo, un eccessivo surriscaldamento dell’economia avviando un processo disinflazionistico virtuoso.

Dopo l’ennesimo annuncio del Premier Wen Jiabao di voler mantenere stabile il valore dello Yuan, l’Occidente si è reso conto, ancora una volta, di aver commesso un errore nell’interpretare le intenzioni e gli interessi di Pechino. Per i cinesi gli americani sbagliano a puntare il dito contro la Cina tentando di costringerla a rivalutare una moneta che “non si è mai deprezzata”. “Chiedono di risolvere i problemi economici con il dialogo, quando poi alle nostre spalle vendono armi a Taiwan e incontrano pubblicamente il Dalai Lama“, ha commentato a Panorama.it un analista politico cinese molto vicino al governo.

Del resto, è ingenuo aspettarsi che la Cina rivaluti la sua moneta per aiutare le aziende americane a riacquistare maggiore competitività quando è evidente che un apprezzamento, anche minimo, avrebbe effetti disastrosi sull’export cinese. Il costo del lavoro e delle materie prime nella Repubblica popolare sta aumentando. Questa tendenza è inarrestabile, e anche se Pechino sta cercando di rilanciare la crescita puntando ai consumi interni, l’economia nazionale non è ancora abbastanza matura per potersi permettere di fare a meno di alcuni settori dell’export. E non lo sarà nemmeno nel prossimo futuro.

Ecco perché è inutile continuare a sperare in una rivalutazione dello Yuan. Stati Uniti ed Europa farebbero meglio a pensare a una strategia alternativa a fronte dell’ormai consolidata posizione cinese.

Commenti

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Il 27 Marzo 2010 alle 17:22 smoke36 ha scritto:

Gli USA non hanno ancora capito che è il dollaro sopra valutato, tenuto alto da speculazioni, non è solo la Cina che gli fa le scarpe, c’è pure l’America latina a cominciare dal Brasile, seguiranno altri, c’è solo da sperare che si sbrighino.

Il 4 Aprile 2010 alle 1:06 indigesto ha scritto:

Che bello! Così verrano compromesse anche le nostre economie e si potrà procedere finalmente al taglio di ogni forma di assistenza parassita!

Il 4 Aprile 2010 alle 1:28 indigesto ha scritto:

Dove non si arriva con gli accordi si arriva coi conflitti, non necessariamente bellici. Staremo a vedere!

Il 4 Aprile 2010 alle 2:24 smoke36 ha scritto:

Che c’entrano le nostre economie, abbiamo l’euro, più sano e forte del dollaro. Mica ci siamo messi a stampare moneta per risolvere la crisi, sono gli USA a giocare a Monopoli, il futuro è l’est, risorse e mercato, gli USA ci ha solo e sempre sfruttati. Si è già belle che visto, senza aspettare. Mo se la prendono pure con il Vaticano, a detta del Papa, si starà facendo l’atomica?

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richard-branson




Giampiero Cantoni
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