
Operai cinesi e africani (Credits: LaPresse)
Anche il business dell’innovazione tecnologica, in Africa, sarà cinese. Una dozzina di capi di stato e di governo africani si sono infatti ritrovati a Pechino per discutere un programma di cooperazione scientifica con la Repubblica popolare. Si è parlato di energie rinnovabili, di agricoltura sostenibile, ma anche di assistenza reciproca nei programmi di formazione dei tecnici. A Cina e Africa non basta più la formula materie prime e risorse energetiche in cambio di infrastrutture e capitali industriali. É arrivato il momento, per entrambe le parti, di investire in capitale umano.
L’incontro di Pechino ha preoccupato tantissimo l’Occidente, che si è reso conto che Cina e Africa non si sono limitati a sfruttare l’occasione per confermare accordi di collaborazione ormai consolidati. Sono sempre di più i governi che si rendono conto che la strategia cinese in Africa di “avanzamento progressivo” ha ottime (e preoccupanti) probabilità di successo.
In una sola settimana Cina e Africa hanno firmato cento accordi di collaborazione per lo sviluppo di energie pulite, altri cento per progetti in ambito scientifico ed ingegneristico. Cento studenti africani trascorreranno in Cina il periodo di perfezionamento post-dottorale, e 2.000 tecnici, sempre africani, potranno frequentare corsi di aggiornamento nella Repubblica popolare. Infine, nei prossimi tre anni verranno costruiti venti centri di ricerca per coordinare le iniziative congiunte.
Per molti analisti tanta generosità aiuta a nascondere il vero obiettivo cinese: quello di ottenere le materie prime africane a prezzi ancora più bassi. A differenza dell’Occidente, che per inviare aiuti richiede standard di governabilità elevatissimi e una lotta alla corruzione difficile da mettere in pratica, la Cina sembra essersi guadagnata la fiducia degli interlocutori africani con i fatti: dal 2006 ad oggi ha investito 500 milioni di Yuan (circa 55 milioni di Euro) per curare il perfezionamento di 15.000 tecnici e scienziati africani, per costuire, in aree poverissime, 26 ospedali e 30 centri per la prevenzione e la cura della malaria. Per non parlare di ponti, strade e capannoni industriali. Con questi risultati, corruzione, favoritismi ed interessi strategici per risorse energetiche e materie prime passano inevitabilmente in secondo piano.
- Mercoledì 7 Aprile 2010
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Commenti
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Il 8 Aprile 2010 alle 0:41 smoke36 ha scritto:
Ne parlò circa un anno fa, un missionario da 40 anni in Africa, era entusiasta di questo intervento cinese che lui definì straordinario , primo al mondo. Preoccupa l’occidente, paragrafi, che significa, invidia o occasione persa. Chiaro che i cinesi sono interessati alle materie prime ma le pagano, l’occidente le rubava, sono i ladri a preoccuparsi? Sai che ne ricavano merito pure i missionari nostrani costretti a lavorare in miseria, il Vaticano ha mai cacciato ne una lira e tanto meno un euro. I cinesi non mandano mandarini.
Il 8 Aprile 2010 alle 18:27 indigesto ha scritto:
Ma i cinesi sono missionari per natura! Esporteranno il comunismo (quello che impoverisce, s’intende!) in cambio di materie prime. Quanto alla tecnologia, che copiano dall’occidente, chissà quante patacche rifileranno agli africani. Poveretti! Quando si accorgeranno che le sveglie cinesi, che mettono al collo, non funzionano è facile che qualche cinese finisca nel pentolone!
Il 9 Aprile 2010 alle 0:24 smoke36 ha scritto:
Se guardasse da dove viene l’apparecchio che usa per scrivere, si accorgerebbe che è made in China. Comunque se i paesi africani puntano sulla Cina una ragione c’è, l’ha spiegata un missionario cattolico che non è iscritto al partito. Un bacchettone dovrebbe crederci, salvo che stia con i culatini che sono più cattolici.
Il 9 Aprile 2010 alle 0:42 smoke36 ha scritto:
Nuovissima la notizia, Obama si affida ai cinesi per l’alta velocità, loro arrivano già a 400 Km. all’ora. Noi ci arriviamo 40 anni e più, dopo la Francia, gli USA, come al solito, buoni ultimi. Il becero parla di svegliette per bambini.
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