
Credit: LaPresse
Finalmente è arrivata la fumata bianca e dopo settimane di speculazioni dai piani alti di Piazza Cordusio è arrivato il nome dell’uomo che ricoprirà l’incarico di country chairman per l’Italia, cioè di colui cui dovranno essere ricondotte tutte le attività “italiane” del primo gruppo creditizio europeo. Si tratta di Gabriele Piccini. Milanese, cinquantaquattro anni, dal 1978 nell’azienda, dove si è specializzato nel settore retail: una competenza, questa, che probabilmente ha pesato parecchio sulla scelta portata avanti dal Consiglio di Amministrazione di UniCredit. Non si può dimenticare, infatti, che le attività in Italia del colosso bancario avranno al centro il rapporto con la grande rete di piccole e medie imprese che costituiscono l’architrave del nostro sistema economico.
Gabriele Piccini l’ha spuntata sul filo di lana su Federico Ghizzoni, il cui profilo professionale, però, era più orientato al mercato internazionale che a quello italiano, e su Rino Piazzolla, che è un esperto di risorse umane e che nel corso della sua carriera non ha avuto a lungo a che fare con la gestione dei rapporti con la clientela. In realtà, il vero rivale di Piccini era Piergiorgio Peluso, che probabilmente ha pagato il fatto di non aver avuto un percorso interno all’azienda come quello del nuovo country chairman.
Nelle mani di Gabriele Piccini si concentrerà ora un potere notevole, visto che, a partire da novembre, faranno capo a lui tutte le linee di credito del colosso bancario in Italia. Una posizione delicatissima: da un lato, perché quella del country chairman sarà una figura ingombrante, che potrebbe dare fastidio addirittura al potente Amministratore Delegato Alessandro Profumo. Dall’altro, perché, inevitabilmente, porterà Piccini a prendere decisioni cui anche il potere politico non potrà non interessarsi. È forse per questo che nei giorni scorsi due pezzi da Novanta della Lega Nord - il Ministro per le Politiche Agricole e neo-Governatore del Veneto Luca Zaia e il Sindaco di Verona Flavio Tosi - si erano pronunciati in favore della nomina di un uomo della loro Regione (dove, come sappiamo, ha sede un grande numero di imprese che dipendono dal credito bancario per il loro funzionamento). Anche se Piccini è milanese, il Ministro Zaia, commentando a caldo l’annuncio, si è detto comunque soddisfatto per la nomina, che giudica un passo verso una banca “locale”.
- Mercoledì 14 Aprile 2010
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Commenti
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Il 14 Aprile 2010 alle 10:38 fu36 ha scritto:
Se si è piazzato grazie alla Lega siamo a posto. Loro furono capaci di mettere in piedi una banca che fallì quasi subito dopo aver bruciato 80 miliardi dki imbecilli che gli hanno creduto. In tutte le cosche mafiose avvengono cambi, ci mancherebbe che non lo facessero le banche più sanguisughe di loro chi c’è? Falcone disse che la mafia è un fattore umano e come tale finirà, finiranno anche le banche anche se non sono umane. Basta sedersi in riva al fiume. Lo dicono dalle tue parti Luna, sono sempre seduti in riva ad un fiume e i cadaveri passano, uno alla volta, hanno pazienza i cinesi.
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