- Tags: aiuti allo sviluppo, Cina, dighe, energia, etiopia, Gibe III, Italia, Omo, Salini costruzioni
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Etiopia: mercato del bestiame (Credits: LaPresse)
Gibe III è una diga alta 240 metri e con un bacino che si allunga per 150 chilometri. La stanno edificando gli italiani di Salini costruttori in Etiopia, nella bassa valle dell’Omo, a circa 300 chilometri da Addis Abeba, in direzione sud-ovest. Da anni si parla di quanto questa struttura, destinata a diventare la più grande diga dell’Africa, rischi di mutare in maniera talmente drastica la portata del fiume Omo sfasandone il naturale ciclo delle piene da mettere a repentaglio le coltivazioni e i pascoli di tutta l’area adiacente al fiume.
Alterando così tanto gli equilibri della zona il completamento del progetto Gibe III mette a rischio la sopravvivenza di almeno 500.000 etiopi, hanno stimato alcune ONG che combattono contro la realizzazione della diga italiana. Si tratta di popolazioni primitive, che abitano quelle terre da decine di migliaia di anni e che per secoli hanno mantenuto intatte le loro tradizioni. Ultimamente è stata persino lanciata una campagna in rete per aiutare i possibili finanziatori stranieri a non farsi convincere dai benefici propagandati dagli uffici marketing di Salini.
Prima di Gibe III sono state costruite, sempre da Salini, Gibe I (completata nel 2004) e Gibe II (diga, questa, che non è ancora entrata in funzione dopo il parziale collasso avvenuto pochi giorni dopo la sua inaugurazione, il 25 gennaio scorso). Ma è Gibe III ad offrire ad etiopi e italiani i profitti più alti: con una produzione di almeno 6.500 GW all’anno, questa diga dovrebbe garantire vendite di energia per un valore di circa 300 milioni di Euro grazie alle esportazioni destinate a paesi come Gibuti, Yemen, Kenya, Sudan ed Egitto.
L’Ethiopian Electric Power Corporation aggiunge poi che la diga sarà utile al paese non solo per i ricavi in termini di vendita di energia idroelettrica ma anche perché regolarizzando il corso dell’Omo, quest’ultimo diventerebbe navigabile per tutto l’anno favorendo quindi i commerci nel paese, e anche perché con Gibe III verrebbe creato un bacino per la pesca di 200 chilometri quadrati.
La campagna anti Gibe III lanciata online circa un mese fa dalle ONG europee non sembra aver ottenuto i risultati sperati. Salini continua a lamentarsi contro quella che ritiene “una iniziativa ingiusta, diffamatoria, priva di fondamento” e, soprattutto, “lesiva degli interessi di sviluppo del Corno d’Africa”. Tuttavia, anche se il governo etiopico non riuscirà a ottenere il miliardo di Euro necessario al completamento dell’opera dalla Banca Mondiale o dalla Banca Europea degli Investimenti, è possibile che venga aiutato dalla Cina a coprire le ultime spese. Anche per confermare l’incarico a Pechino di occuparsi in prima persona del progetto Gibe IV. Riusciranno i cinesi a fare meglio degli italiani?
- Martedì 20 Aprile 2010
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Commenti
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Il 23 Aprile 2010 alle 13:07 fu36 ha scritto:
Poco ma sicuro. Pare che i cinesi no si interessino solo delle dighe ma pure ad incrementare lo sviluppo di quelle popolazioni, cosa che nessuno prima ci pensava. Solo il miglioramento delle condizioni di vita evita le guerre fratricide ,l’occidente le ha sempre alimentate anche per la necessità di vendere armi.
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