
Irlandesi (Credits: LaPresse)
Economicamente, l’Irlanda è sempre stata dipinta come la sorella povera d’Europa, il Paese che non sarebbe mai riuscito a raggiungere alcun risultato senza una stretta collaborazione con la Gran Bretagna e l’Unione Europea. Oggi, vittima della crisi economica internazionale come tutti i suoi vicini, Dublino sta puntando sul nazionalismo per porre fine all’emorragia di posti di lavoro che ha subito il Paese e per arginare i problemi finanziari che lo stanno progressivamente destabilizzando.
Quattro settimane fa è stato lanciato dal sito thinkirish.ie un appello ai consumatori irlandesi, spronati dal web a portare avanti “scelte consapevoli” in grado di aiutare il Paese a creare 20.000 nuovi posti di lavoro. Come? Facile: basta acquistare tutte le settimane prodotti irlandesi per un valore minimo di 20 Euro.
Si tratta di un ritorno al protezionismo sotto vari punti di vista. O meglio, mentre gli irlandesi vengono invogliati a sostituire progressivamente i loro acquisti con beni made in Ireland, è consigliabile -sempre ai fini della ripresa economica nazionale- che gli stranieri non riducano le rispettive importazioni dall’Irlanda. Ecco perché il sito thinkirish.ie non ama farsi pubblicità all’estero.
Ai consumatori, thinkirish.ie si presenta come una piattaforma in cui è possibile confrontare opinioni su tutti i prodotti irlandesi, in modo da fornire ai cittadini più scettici tutti gli elementi necessari per decidersi a optare per un paniere di beni più nazionalista. Accusati di protezionismo, le menti di thinkirish.ie si difendono sostenendo che la loro iniziativa non mira a favorire l’approvazione di scelte di politica economica di stampo protezionista, quanto ad aumentare la consapevolezza dei consumatori relativamente all’esistenza, in Irlanda, di tanti prodotti identici a quelli che la popolazione locale tende ad acquistare all’estero.
Ma sin dalla prima pagina del sito viene ricordato a tutti che “con 20 Euro spesi, settimana dopo settimana, per acquistare beni irlandesi, il Paese sarà in grado di offrire nel medio periodo 20.000 nuovi posti di lavoro”. Sembra quasi sottinteso che anche questi saranno destinati solo agli irlandesi.
- Martedì 27 Aprile 2010
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Commenti
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Il 27 Aprile 2010 alle 16:50 Panorama News 27 aprile 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:
[...] Obiettivo ripresa: la ricetta irlandese [...]
Il 27 Aprile 2010 alle 17:12 indigesto ha scritto:
Occorrerebbe anche sapere, gentile Professoressa, in che percentuale, grosso modo, sono presenti prodotti irlandesi sul mercato interno, soprattutto nel campo alimentare, facilmente intuibile come quello raccomandato, vista l’entità della spesa giornaliera consigliata. Questo per capire la portata del suggerimento e quanto costi, in termini di “sacrificio”, agli stessi irlandesi seguirne il dettato.
Il 27 Aprile 2010 alle 17:15 indigesto ha scritto:
Mi correggo; spesa settimanale, ma sottintendere in campo alimentare viene ancorpiù spontaneo. Saluti.
Il 28 Aprile 2010 alle 4:20 smoke36 ha scritto:
Non resta loro che tornare a pesce e patate. Han vissuto in modo superiore alle loro possibilità, indebitandosi e la botte piena con la moglie ubriaca non si può avere. In Grecia è diverso li c’è speculazione e corruzione, come da noi ma abbiamo più risorse, qualcosa si esporta. Che esporta l’Irlanda, pesce o pecore? le patate rendono poco.
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