Pensioni: l’Inps chiude il 2009 in attivo, ma incidono sull’11,3 per cento del Pil

Foto d'archivio dello stand dell'Inps al Forum della Pa (Ansa/Ettore Ferrari)

Foto d'archivio dello stand dell'Inps al Forum della Pa (Ansa/Ettore Ferrari)

Conti in regola, bilancio in attivo, contenimento del peso delle pensioni sul Pil. L’Italia tira un sospiro di sollievo sul fronte pensioni. L’avanzo finanziario dell’Inps è di 7,9 miliardi di euro nel 2009, secondo i dati di bilancio contenuti nel rapporto annuale presentato alla Camera.

La spesa per le pensioni, tuttavia, continua a salire, attestandosi a oltre 173 miliardi di euro (+3 per cento sul 2008), con una incidenza sul Pil che arriva all’11,32 per cento dal 10,69 per cento del 2008.

Scorrendo il bilancio 2009, l’Inps ha erogato 18 miliardi a sostegno al reddito per 4 milioni di lavoratori, 10 miliardi in sussidi alle famiglie e 16 miliardi in pensioni di invalidità civile (+4,9 per cento sul 2008), per le quali si prevede un aumento fino a 17 miliardi per il 2010, anche se l’isituto assicura che i controlli contro i falsi invalidi sono aumentati (200 mila verifiche nel 2008).

In miglioramento la lotta all’evasione: nel corso del 2009 l’Inps ha recuperato 4,6 miliardi di evasione contributiva, con un incremento del 66 per cento rispetto al 2008. L’obiettivo per il 2010 è il raggiungimento di incassi per 16,6 miliardi di euro da riscuotere tra imposte, tasse e contributi non pagati.

Anche se la media Ocse del 7 - 8 per cento del Pil rimane lontana, secondo il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua “la sostenibilità è stata sostanzialmente raggiunta”, visto che la domanda di pensioni di anzianità tende a diminuire: nel 2009 è risultata dimezzata, soprattutto per i lavori dipendenti (-11,3 per cento). 

Un trend che non renderebbe necessaria, secondo il numero uno dell’Inps, un’ulteriore riforma del sistema previdenziale. L’innalzamento automatico dell’età pensionabile, infatti, c’è già e basterebbe applicarlo. 

C’è tempo fino al 31 dicembre 2014 per emanare il decreto attuativo, ma non sono pochi gli osservatori che chiedono tempi celeri, almeno prima del prossimo ciclo elettorale, che partirà con le politiche del 2013.

In base ai calcoli degli esperti, ci si ritirerà dal lavoro sempre più tardi fino ad arrivare nel 2050 a una soglia di vecchiaia di 68 anni per gli uomini e di 63 anni per le donne, permettendo così di rinviare un cospicuo numero di pensioni, con un taglio previsto di circa 8 miliardi di euro nel 2040 sul bilancio dell’istituto.

Commenti

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Il 28 Aprile 2010 alle 4:10 smoke36 ha scritto:

Questa presa per i fondelli sarebbe ora che finisse. L’INPS è una assicurazione pagata dai lavoratori, non ha nulla a che vedere con il bilancio dello stato come per il PIL e regolarmente si torna su questo tasto. Nel 2008 registrò un utile di 11 miliardi e rotti, nel 2009 7,9 miliardi in un anno di crisi con notevole perdita di posti di lavoro. Cosa prevedono gli esperti sono cazzate, non ne azzeccano mai una. Continuiamo a sentire che abbiamo più parlamentari di qualsiasi altro paese al mondo e sono i più pagati, senza contare personale per Regioni, Provincie e Comuni, ma quanta gente dobbiamo mantenere solo i lavoratori devono fare sacrifici? Sti stipendi da nababbi non si tagliano mai? Bisogna arrivare alle ghigliottine per tagliare qualcosa e far pesare agli evasori invece di graziarli. Siamo proprio un popolo di coglioni.

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