- Tags: competitività, crisi-economica, Europa, Grecia, Portogallo, riforme
- Un commento

Lisbona (Credits: LaPresse)
Meno di due settimane fa abbiamo parlato dei problemi economici del Portogallo, spiegando le ragioni per cui anche Lisbona sta rischiando il tracollo economico da cui a fatica tenta di risollevarsi Atene. In Portogallo la contrazione del Prodotto interno lordo nel 2009 si è attestata sull’1%, ma il Paese continua a fare fatica a rilanciare la crescita, la produttività del lavoro e, soprattutto, a liberarsi liberarsi della zavorra di una spesa pubblica improduttiva che ha portato il deficit del bilancio statale al 9,4% del Pil, quando il parametro fissato per rimanere nell’Euro è del 3%. Avevamo infine ricordato che per evitare di fare la fine della Grecia la classe politica locale avrebbe dovuto dimostrare di possedere uno spirito riformista che, invece, in Portogallo manca del tutto.
Da giorni il governo portoghese sembra aver sposato una nuova battaglia: convincere l’Europa che il Portogallo non è la Grecia. Facile a parole, difficilissimo nei fatti. Nonostante il Paese sia da ieri paralizzato per uno sciopero degli operatori dei trasporti pubblici deciso dai sindacati contro il congelamento dei salari previsto tra le misure anticrisi del governo, in televisione e sui giornali i confronti tra le due economie sono continui: il deficit di bilancio portoghese è “migliore” (9,4% del Pil contro 12,7%). Lo stesso vale per il debito pubblico (85% del Pil contro il 124%). Ancora, grazie alle riforme adottate dal centro-sinistra la spesa pubblica destinata agli anziani dovrebbe aumentare in una percentuale stimata sul 2,9% del Pil nei prossimi cinquant’anni, a fronte di una crescita media europea del 5,1% e di quella greca del 16%. Se tutto questo è vero, perché la fiducia degli investitori e degli analisti finanziari sta progressivamente scemando?
Semplice rispondere: deficit di bilancio e debito pubblico saranno anche più contenuti di quelli della Grecia, ma in valore assoluto sono altissimi. Inoltre, la crescita non decolla. Ma è da quando Lisbona è entrata nell’Euro che il Portogallo registra l’incremento del Pil più basso della regione. E una crescita così vicina allo zero che dura ormai da troppi anni ha messo in crisi la competitività delle produzioni industriali nazionali. Cui spesso vengono preferite non solo le esportazioni provenienti dai Paesi emergenti, ma anche quelle dell’Est Europa.
- Mercoledì 28 Aprile 2010
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Commenti
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Il 30 Aprile 2010 alle 16:15 fu36 ha scritto:
E’ un errore “esportazioni” al posto di importazioni? Perché se di importazioni si tratta è il vero nocciolo della crisi, la spostamento della speculazioe e sfruttamento verso est dei manovratori, ossia di chi detiene i poteri, che si rivolge ad est per ricavarne di più e quelli che restano? Guarda che l’Italia è nelle steese codizioni, le fabbriche chiudono e ne sono state chiuse tante, che si fa? Andiamo tutti al mare? Quelli che si arricchiscono non glie ne frega nulla del popolino o degli stati, per loro la patria è solo il denaro, accumularlo, delle conseguenze se ne fregano. Guarda il Giappone, una volta invadeva il mondo con i suoi prodotti, poi si è evoluto e ora ha problemi. Aspettiamo che si evolva l’est e l’Asia e poi si invertirà la tendenza, torneremo ad essere competitivi noi e andrenno in crisi le economie asiatiche. Occorre tempo ma sarà cosi è il sistema, come una marea, più lenta, 6 ore contro 40 anni ma poi torna alta. Sperate di sopravvivere, io sono quasi arrivato e non mi preoccupo.
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