

(Credits: Imagoeconomica)
di Roberta Caffaratti
A Milano è arrivato 8 anni fa, d’estate. E nel primo finesettimana sulle nostre autostrade ci furono tre gravissimi incidenti che causarono 164 morti. «In Gran Bretagna ci sono 160 morti in media in un anno» dice sgranando ancora oggi gli occhi azzurri Jamie Brown, che ha avuto un vero e proprio battesimo del fuoco come amministratore delegato della filiale italiana della Direct Line. La compagnia inglese 25 anni fa ha creato il modello delle polizze assicurative auto dirette, quelle vendute per telefono e online a prezzi spesso inferiori anche del 40 per cento rispetto alle tradizionali.
Brown ha venduto oltre 550 mila contratti e ha conquistato il 25 per cento del mercato delle assicurazioni dirette auto, che vale circa 1 miliardo di premi contro i 21 miliardi del mercato tradizionale. Ed è una briciola rispetto alla Gran Bretagna, dove la Direct Line conta su 7 milioni di polizze vendute e dove il mercato delle assicurazioni dirette vale il 70 per cento del totale (16,5 miliardi). Ma Brown è convinto che proprio qui e ora sia il momento della svolta.
Da anni si parla di un’esplosione delle polizze dirette in Italia, ma non è mai arrivata. Perché proprio ora?
Ci sono le stesse condizioni che si verificarono in Gran Bretagna alla fine degli anni 80: la crisi economica e una certa difficoltà delle compagnie tradizionali.
Per quale motivo?
È in corso la revisione delle tabelle di risarcimento e questo avrà un impatto fortissimo sui premi delle compagnie storiche, che hanno contratti di lunga durata. Ci sarà un aumento del costo dei sinistri e del premio a carico dei clienti.
Può quantificarlo?
Il costo per le compagnie aumenterà almeno del 40 per cento se ci sono danni alle persone, con un impatto fra il 2 per cento e il 5 per cento sui premi annui incassati. E questo rincaro porterà clienti verso chi offre prezzi più vantaggiosi.
Quale sarà l’impatto sul mercato?
Se succede come in Gran Bretagna, ci sarà un raddoppio del numero di polizze vendute attraverso i canali diretti e l’inizio di una crescita costante a due cifre.
È solo il prezzo a spostare l’automobilista?
Diciamo che attira molto, ma non è la sola arma che abbiamo. Non siamo sempre i più convenienti in tutti i segmenti del mercato. È una scelta che abbiamo fatto. Offriamo il giusto prezzo per il giusto rischio. Questa è la nostra filosofia. Se il rischio che si assicura è alto, anche il prezzo sale.
Per esempio?
Le minicar guidate dai ragazzini: sono il massimo del rischio, abbiamo l’obbligo di assicurarle, ma non sono convenienti.
Pensa che i costi possano abbassarsi ancora?
Perché ciò avvenga non basta aumentare il numero delle polizze. Bisogna che il mercato italiano diventi più flessibile e che le strade siano più sicure.
- Martedì 4 Maggio 2010
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