

L’appuntamento è per mercoledì 12 maggio. Quel giorno il consiglio d’amministrazione delle Generali approverà la trimestrale e le decisioni prese dal comitato per le remunerazioni, presieduto da Paolo Scaroni (l’amministratore delegato dell’Eni è consigliere del Leone) con Lorenzo Pellicioli e Leonardo Del Vecchio: due dei soci industriali la cui cordata ormai eguaglia come peso azionario la Mediobanca e intende incidere sulle strategie.
Fra tutte le aziende italiane le Generali sono state nel 2009 le più generose con il top management dopo il gruppo Pirelli, ma solo perché i dirigenti di quest’ultimo incassavano delle buonuscite. In totale lo scorso anno il Leone ha gratificato presidente, vice, ad, dg e consiglieri con oltre 22 milioni. Altri 5,9 sono andati a «dirigenti strategici». Con il cambio della guardia fra Antoine Bern-heim (5 milioni di incassi) e Cesare Geronzi, e il nuovo ruolo degli azionisti industriali (che portano il peso dei propri investimenti) che cosa cambierà?
La curiosità è soprattutto per i benefit che l’86enne Bernheim ha ottenuto dopo il sofferto addio. Sofferto ma dorato: presidenza onoraria, ufficio, segreteria e appartamento a Parigi e Venezia, una foresteria a disposizione a Roma; ai quali dovrebbe aggiungersi un assegno di 3,5 milioni l’anno. Da qui, dicono, il suo accorato ringraziamento a Scaroni.
Quanto a Geronzi, da presidente della Mediobanca percepiva 3,2 milioni. Fonti interne affermano che non vedrà le vette del predecessore, anche se avrà uno staff cospicuo: da Angelo De Mattia, ex braccio destro di Antonio Fazio in Banca d’Italia, che sarà capo degli studi macroeconomici e finanziari, a Luigi Vianello alla comunicazione.
La prima funzione va a sovrapporsi a quella del capo ufficio ricerche Lorenzo Salvatorelli, uomo dell’amministratore delegato Sergio Balbinot; mentre l’altro amministratore delegato Giovanni Perissinotto, voluto dai privati come capo-azienda, ha tra i nuovi compiti anche la comunicazione «di sua competenza».
Quanto alla triplicazione delle vicepresidenze, i compensi non dovrebbero superare quello che era di Galateri. Francesco Gaetano Caltagirone, dall’alto della sua plurimiliardaria liquidità personale, ha fatto sapere di avere come unico compenso aziendale quello della Cementir. E di puntare invece alla crescita di titolo e dividendi, oltre che allo sviluppo all’estero. Geronzi si è invece proposto come presidente «di sistema», favorevole a investimenti di lungo periodo in Italia. Fra i due ci sono antichi buoni rapporti, ma «il Calta» afferma che i privati non saranno subalterni né a Mediobanca né a Geronzi. Per il momento dovrà forse accettare la retribuzione, «perché alle Generali questa è l’etichetta».
- Martedì 4 Maggio 2010
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