Il cambiamento climatico toglie il riso agli indiani

Distribuzione di riso in India (Credits: LaPresse)

Distribuzione di riso in India (Credits: LaPresse)

Uno studio effettuato dall’Istituto di Meteorologia Tropicale di Pune, vicino a Mumbai, ha riscontrato un aumento medio di un quinto di grado Celsius della temperatura notturna in India nel corso degli ultimi dieci anni. L’aumento della temperatura ai profani potrebbe apparire impercettibile, ma è stato capace di modificare il clima del subcontinente indiano e, potenzialmente, potrebbe danneggiare duramente le coltivazioni.

L’agricoltura, infatti, rischia di subire pesanti conseguenze dall’aumento di temperature e dall’irregolarità nelle precipitazioni atmosferiche che spesso lo accompagna. Del resto, dopo essere triplicata nella seconda metà del secolo scorso, la produttività dei campi di riso indiani è stazionaria da circa un decennio, secondo i dati forniti dalla FAO. In parte, questo sarebbe dovuto proprio all’aumento delle temperature notturne: in base a un altro studio, condotto da Kenneth Cassman, ricercatore dell’Università di Agronomia del Nebraska, un aumento della temperatura di un grado comporta una riduzione della produttività del 10%. La ragione è semplice: proprio come un maratoneta che fatica a correre con il caldo, anche le piantine di riso spendono più energia nel crescere a temperature più elevate.

Il riso è l’alimento che permette la sopravvivenza di centinaia di milioni di persone in India, un Paese dove più del 40% della popolazione vive in povertà. Già quest’anno il raccolto del prezioso alimento è stato colpita dall’eccezionale maltempo degli ultimi dodici mesi. Come risultato, i prezzi sono saliti provocando ulteriore miseria e scioperi sono stati organizzati in tutto il Paese. Se anche la capacità produttiva dovesse essere minacciata, con la conseguente necessità di importare più riso dall’estero e a prezzi imprevedibili, ci sarebbe il rischio concreto di una seria crisi di approvviggionamento alimentare.

Commenti

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Il 7 Maggio 2010 alle 11:37 pv21 ha scritto:

Siamo ai soliti Peccati di PRESUNZIONE dei paladini del global warming. Peccato che nessuno di loro ci spieghi il calo delle temperature in Europa di questo inverno. Curioso che ignorino il concetto di Compatibilità Ecologica Globale (CEG) quando ci parlano di rischio alimentare …
http://www.vogliandare.it/nat/.....sd3.html

Il 7 Maggio 2010 alle 12:41 indigesto ha scritto:

Si, pv”1, se ne dicono tante e se ne studiano tante, spesso anche in malafede, ma fenomeni improvvisi, per così dire, come quelli verificati in India, producono effetti altrettanto improvvisi. Se vi aggiungiamo il contributo delle speculazioni registriamo inevitabilmente un incremento dell’immiserimento con tutte le inevitabili conseguenze di tipo politico e sociale. Ricorrere a modifiche nelle tecniche agricole e nelle abitudini alimentari richiede comunque tempo e non è certo che si pervenga sempre ai successi sperati. E’ dunque un discorso in continua evoluzione e grazie anche all’improvvidità dei governi è inevitabile che si pervenga, ripeto, a periodi di crisi. E rivolgere un pensierino alle cause a monte non è poi così scandaloso.

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richard-branson
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