Dalle chiese ai centri commerciali: ecco come è cambiato il business delle candele

Festival delle lanterne, Hawaii (Credits: LaPresse)

Festival delle lanterne, Hawaii (Credits: LaPresse)

Un tempo le candele venivano immediatamente associate alle funzioni religiose, poi sono diventate il simbolo dei momenti romantici delle coppie innamorate. In tempi recenti vengono utilizzate sempre più spesso come oggetti d’arredamento, per creare atmosfere rilassanti con giochi di luci e colori, per alcuni tipi di sedure di cromoterapia, e persino nei centri di bellezza da quando sono state inventate candele che si sciolgono e si trasformano in confortante olio da massaggi. Il business delle candele, si sa, è (quasi) tutto italiano. Ecco perché vale la pena chiedersi se la sempre maggiore diffusione di questi oggetti abbia salvato chi li produce dalla crisi.

Da Pomezia, Pier Luigi Di Giorgio spiega che Cereria Di Giorgio ha oggi 102 anni. Nel 1908, quando è stata fondata, produceva lumini da notte. In un secondo momento ha preso il sopravvento il business delle candele liturgiche, anche per ragioni di vicinanza geografica con il Vaticano, e ancora oggi i clienti principali della famiglia Di Giorgio restano gli istituti religiosi. Contemporaneamente, l’azienda ha iniziato a distribuire tramite i centri commerciali anche candele ornamentali per la casa e lumini spiritori e decorativi come quelli realizzati in occasione delle festività di Pasqua e Natale. Poco più a nord, la Cereria Artigiana Umbra ha vissuto più o meno lo stesso tipo di evoluzione. Nel 1960 l’azienda si è specializzata nella produzione di candele votive, per poi espandersi su lumi profumati e le fiaccole alla citronella

La crisi, però, ha colpito anche le candele made in Italy. Non solo, negli ultimi anni la concorrenza dall’estero (Cina e Polonia soprattutto) ha cominciato a farsi sentire, visto che questi Paesi hanno iniziato a rubare fette di mercato (soprattutto in paesi terzi) ai produttori italiani. E l’unico modo per sopravvivere, spiega Pier Luigi Di Giorgio, è quello di continuare ad innovare per mettere sul mercato articoli nuovi in grado di spiazzare la concorrenza. Quanto meno nel breve periodo. L’ottimismo di Cereria Di Giorgio non è condiviso da Cereria Artigiana Umbra, dove il proprietario Gianflavio Filippetti crede che, soprattutto oggi, nel settore delle candele sia rimasto poco da inventare.

Commenti

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Il 11 Maggio 2010 alle 17:29 fu36 ha scritto:

Luna detta cosi pare che cinesi e polacchi siano ladri copiando i nostri prodotti, ma non è vero, sono i furbi italiani che hanno iniziato ad insegnare ai cinesi e ai polacchi, la mano d’opera costava meno. Poi forse, qualcuno di loro si è messo in proprio ma ha appreso dagli italiani. I bischeri non lo sanno, è la legge del menga.

Il 14 Maggio 2010 alle 19:49 imparziale ha scritto:

Meglio accendere un cero.
ciao

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richard-branson
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