Fabrizio Onida: «L’intervento Ue ha evitato il panico sui mercati, ma potrebbero esserci altre scosse»

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Di Claudia Da Conto

Euforia sui mercati all’indomani del via libera dell’Ecofin al piano salva-Stati da 600 miliardi. Piazza Affari si è impennata fin dall’apertura arrivando a toccare in apertura il +9,5%. A brindare sono soprattutto i titoli bancari, i più penalizzati dalle sedute della scorsa settimana. Unicredit e Intesa schizzano all’insù, rialzi a due cifre anche per Mediobanca e Popolare di Milano. Volano le altre Borse europee con Lisbona, Bruxelles e Parigi. Guadagni record anche per Atene balzata in apertura oltre il 7%.

Un ottimismo giustificato o troppo affrettato? Secondo il professore Fabrizio Onida, docente di economia internazionale all’Università Bocconi di Milano, il successo di un piano come quello varato nella notte a Bruxelles potrà essere valutato solo nel lungo periodo…

«Sì, perché bisogna distinguere tra effetti immediati e un orizzonte più lungo. In questa fase l’intervento dovrebbe essere sufficiente a frenare in panico che rischiava di generare pericoli di default del debito pubblico di paesi sostanzialmente sani, quindi al di là della vicenda greca. Questo però non significa che il sistema finanziario non possa subire ulteriori scosse».

Ascolta l’audio dell’intervista

E le incognite quali sono?
Da una parte bisognerà vedere se la Grecia riuscirà o meno a far fronte agli impegni, circostanza sulla quale molti sono scettici; la seconda incognita sta nelle modalità di applicazione del pacchetto, una questione che non è stata ancora definita nei dettagli. Si tratterà soprattutto di capire il ruolo della Bce, come vorrà intervenire.

Professore, 600 miliardi, che potrebbero arrivare addirittura a 750, sono tanti soldi. Ma ci sono davvero?
Naturale. I governi sono per loro natura in grado di far fronte a situazioni del genere emettendo, attraverso le banche centrali, liquidità sufficiente da scoraggiare anche la speculazione destabilizzante internazionale.

Possiamo pensare a un fondo inesauribile?
Primo punto: non sono soldi che devono esser prelevati dai contribuenti. Secondo punto: i soldi non finiranno. Questo perché quando si tratta di far interventi contro una speculazione al ribasso, i soldi possono essere generati a volontà dalle banche centrali e nel caso specifico dalla Banca centrale europea. E possono esserlo se i governi sono concordi nel ritenere che questo intervento, pur così eccezionale, sia il minor male rispetto a lasciare i mercati nel panico. Nel momento che i mercati si stabilizzano, le banche centrali e i governi che hanno tirato fuori i soldi potranno certamente recuperarli. Non c’è un limite quantitativo quando un governo impiega la sua capacità di creare moneta propria contro una speculazione al ribasso.

Quindi nessun paese rischia di dover svendere i suoi beni per restituire un prestito avuto dalla Ue? Insomma, non capiterà mai che la Grecia metta all’asta il Partenone?

No, assolutamente. Di crisi finanziarie del genere ce ne sono state già diverse decine nel dopo guerra, eppure questo non è successo. Nel caso della Grecia, o di altri paesi in difficoltà, potrà trattarsi al massimo di un default.

Default” è termine molto tecnico, ci spieghi di che si tratti in parole povere…
Significa che un governo non riesce a premiare un titolo da lui stesso emesso per cui i creditori non hanno il rimborso alla scadenza di questo titolo. Ciò fa scendere il prezzo di quel titolo imponendo un intervento di negoziazione. Ricordiamoci il caso argentino, quando i creditori si sono trovati costretti a dover rinunciare ai titoli acquistati.

Ma noi non rischiamo di fare la fine dell’Argentina. O sì?
Nel caso europeo il paragone con l’Argentina è certamente forzato. Per quanto ci riguarda, un allungamento dei tempi di rimborso dei titoli di stato comporterebbe al massimo qualche perdita per i creditori e certamente dei sacrifici da parte dei contribuenti. Esattamente quello che sta accadendo in Grecia dove è stato varato un pesante piano di austerità.

Un piano al quale la gente si è violentemente ribellata…
Infatti, secondo alcuni, i tagli previsti da Atene sono anche troppo alti per essere politicamente digeribili. Da qui il timore di disordini che potrebbero innescare ulteriori speculazioni al ribasso.

Ma fino a doversi vendere il Partenone no…

No, assolutamente.

E noi ci terremo il Colosseo…
Certo. Anche se si è già parlato, proprio in Italia, di rimborsare una parte del debito con la vendita di qualche bene artistico, si tratta sempre di cifre troppo piccole per risolvere problemi come un fallimento vero e proprio.

Commenti

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Il 10 Maggio 2010 alle 17:06 ermes1 ha scritto:

Gent.le Professore, sta per arrivare “una manovrina” di 25 miliardi di euro.

Perché non farli pagare al Parlamento a partire dall’abolizione retroattiva delle pensioni maturate dai deputati dopo soli due anni e mezzo, dalla riduzione dello stipendio a un massimo di 3.000 euro lordi al mese e dal divieto di doppie cariche pubbliche remunerate?

Nessun sacrificio per gli italiani se i politici non danno prima l’esempio!

Sabato 8 Maggio, durante la trasmissione di Fazio “Che tempo che fa” il giornalista de “LaStampa” Massimo Gramellini ha detto che: in Italia tra Stato, Regioni, enti pubblici ci sono 574.000 auto blu. Sommando gli stipendi degli autisti, benzina, pedaggi autostradali si spendono annualmente 18 miliardi di euro!

Aggiunge: in tutti gli Stati Uniti d’America le auto blu sono 73.000!

144.000 euro annui questo lo stipendio di un deputato in Italia, il più alto al mondo.
1 miliardo 700 milioni questo il costo del Parlamento italiano, bene inizino a tagliare almeno 1 miliardo loro, così di manovra correttiva ne restano 24 miliardi…sono sicuro che andando avanti su questa strada, passando dai ministeri, alle regioni, alle provincie, enti locali, al parco delle auto blu e poi confiscando i beni ottenuti con la corruzione durante lo svolgimento di un qualsiasi incarico pubblico vuoi vedere che arriviamo tranquillamente ai 24 miliardi restanti…

E ne avanzeranno ancora….senza toccare gli stipendi statali, le pensioni di anzianità, le tasse indirette e soprattutto senza intaccare il potere di acquisto della maggioranza della popolazione, cosa che poi va a ripercuotersi sul commercio al dettaglio e quindi anche sugli esercenti commerciali e via dicendo…

Il 11 Maggio 2010 alle 11:28 imparziale ha scritto:

L’unione Europea deve farsi sentire sul tema della finanza. UK e USA che fanno ?
http://inviaggiocongeniuscard......elle-calze

Il 11 Maggio 2010 alle 17:36 fu36 ha scritto:

Poche illusioni prof. i debiti agli Stati (il popolo) gli utili ai privati. La musica non cambia, continuate a prenderci per i fondelli, noi godiamo da matti.

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richard-branson




Giampiero Cantoni
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