

La nuova Odissea della Grecia, dove gli scontri di piazza hanno fatto i primi morti, fa tremare l’Europa. Fa un po’ meno paura se la si guarda dal mare, con gli occhi di Manuel Grimaldi, maggiore armatore italiano nonché l’unico a controllare una società di navigazione greca. A 54 anni è al timone di una multinazionale del mare da 2 miliardi di fatturato, con base a Napoli e oltre 100 navi che trasportano merci, auto e persone in mezzo mondo. In Grecia possiede l’85 per cento della Minoan Lines, una delle principali compagnie di traghetti del paese, numero uno delle traversate da e per l’Italia.
Dal suo ponte di comando, come ha visto scatenarsi la crisi in Grecia?
Di sicuro si è speso troppo. Molto per le Olimpiadi del 2004, che hanno creato un grande debito per le generazioni future, ma anche tante infrastrutture che la Grecia non aveva. La mancanza di rigore sui conti negli anni successivi ha fatto il resto.
Mentre il governo vara un duro piano di austerity, il paese è in subbuglio.
Le persone stanno vivendo grandi difficoltà. Però questo è il momento di rimboccarsi le maniche, non di paralizzare il paese. Temo non si sia ancora capito che, purtroppo, sono necessari sacrifici per tutti.
È stato bloccato il porto del Pireo.
La miccia, in questo caso, è stata l’annuncio del premier George Papandreou di volere aprire i mari e i porti greci alle navi da crociera che non battono bandiera europea.
Un provvedimento sbagliato?
Al contrario. È il divieto che crea un danno all’economia. I crocieristi portano ricchezza. Scendono dalle navi, spendono soldi, fanno le escursioni, qualcuno magari resta e si fa la settimana. Le crociere sono una nicchia, ma il protezionismo è letale. E poi cosa si intende proteggere? Non è che ci siano tutte queste navi da crociera che battono bandiera greca…
L’Europa ha fatto bene a intervenire?
Certo. È interesse di tutta l’Europa dare solidarietà. Dire che «se la casa del tuo vicino prende fuoco, anche se è piccola e magari è colpa sua, ti conviene dargli l’estintore», come ha fatto il ministro Giulio Tremonti, è stata la cosa più giusta.
La Germania ha tentennato parecchio.
Un tentennare elettorale. Tanto più che questa solidarietà è un po’ ipocrita. Se alla Germania l’emissione di debito pubblico a medio termine costa il 3 per cento e gli interessi sul prestito che fa alla Grecia sono del 5, più che solidarietà è un’opportunità di guadagnare un 2 per cento. A patto che la Grecia ripaghi il prestito, naturalmente.
Che ruolo ha giocato la speculazione?
Più che burattinai, gli speculatori sono degli scommettitori che si innestano sulle situazioni. In Grecia hanno rischiato di fare precipitare le cose. Ma a conti fatti giocano un ruolo positivo, perché accelerano i processi e dunque anche le soluzioni. Se ora la Grecia si avvia in un percorso di risanamento, gli speculatori faranno accelerare la ripresa.
Il default sul debito è un’ipotesi probabile?
Sono un ottimista e mi auguro non sia così.
Lei è ottimista, ma lo scenario che si paventa è da incubo: Grecia fallita e fuori dall’euro.
Già, un incubo. Non bisogna ascoltare i furbetti dell’Europa fuori dall’euro che vedono nella svalutazione competitiva la soluzione. I vantaggi dell’Europa unita, di una moneta e un mercato unico sono enormi.
Si tornasse alla dracma, per la Grimaldi sarebbe anche un vantaggio. Incassando in euro e pagando i dipendenti greci in dracme, spendereste molto meno.
In teoria è così. Ho 700 dipendenti in Grecia. Ma da europeo e italiano amico della Grecia penso sarebbe una iattura. La svalutazione non crea ricchezza, la distrugge. È l’ultima spiaggia. Un palliativo che non risolve e non dura. Magari ti tiene in vita per un po’. Poi scoppia l’inflazione e tutto torna come e peggio di prima.
Come se ne esce?
Taglio della spesa pubblica prima di tutto. Poi blocco dei salari e probabilmente un’imposta patrimoniale. Io non faccio il politico, però non prenderei di mira solo una parte. Farei in modo che ogni categoria sociale contribuisse a uscire da una situazione molto grave. Certo, con le patrimoniali bisogna stare attenti. Se se ne parla, finisce che i capitali scappano. Ma le case o i terreni restano.
Il rischio del contagio c’è?
Fuori dalla Grecia vedo segnali di ripresa importanti. I nostri container sono pieni. Dal Nord Europa agli Usa e al Canada, dove l’anno scorso abbiamo sofferto moltissimo, le navi viaggiano al completo. Meglio ancora nei traffici euromediterranei, con 10 milioni di ricavi in più al mese. E se nel 2009 è stata dura in tutto il Baltico e soprattutto in Russia, con contrazioni nei traffici generali del 50 per cento e nelle auto del 70, ad aprile siamo sopra del 10 per cento.
E in Italia?
In Italia la Grimaldi guadagna. Unici tra i grandi gruppi, stiamo per chiudere in attivo il bilancio 2009. Quanto al Paese, durante la crisi ha saputo mantenere una politica di rigore e ora ha uno dei disavanzi migliori d’Europa. Magari non siamo cresciuti ma, se avessimo avuto un disavanzo importante, con il debito pubblico che abbiamo saremmo finiti nella stessa situazione della Grecia.
La Grecia ce la farà?
Sì. Io credo proprio di sì.
- Martedì 11 Maggio 2010
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Commenti
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Il 11 Maggio 2010 alle 17:09 fu36 ha scritto:
Chiedere all’oste se il vino è buono…se invece di garantire gli Stati il finanziamento di 750 miliardi, avessero ipotecato i beni dei potenti, ovunque si trovino, compresi i paradisi fiscali, la crisi si risolveva, ne andavano di mezzo i loro patrimoni.Cosi ci vanno di mezzo solo i poveracci, i debiti sono dello stato, i profitti ai privati, la storia continua.
Il 7 Agosto 2010 alle 0:35 Crisi greca. Manuel Grimaldi: “Difendo gli speculatori” | traghetti ha scritto:
[...] continua [...]
Il 23 Agosto 2010 alle 16:52 Il destino di Tirrenia: in mano a una cordata che non c’è (ancora) - Economia - Panorama.it ha scritto:
[...] I nomi comparsi sui quotidiani sono quelli di armatori del calibro di Moby, Grandi Navi Veloci, Grimaldi e Snav, stando all’invito di Nicola Coccia, ex presidente di [...]
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