

La candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020 con un progetto da 14 miliardi di investimenti in infrastrutture, ma da realizzare per larga parte con impegni di spesa già previsti. Una strategia di attacco e di rinnovamento della Confindustria regionale. Ma soprattutto la rivendicazione del ruolo di Roma, provincia capace di produrre il 9 per cento del pil italiano, seconda ma ormai per poco rispetto a Milano. Aurelio Regina, presidente della Manifatture Sigaro Toscano, un campione del made in Italy con stabilimenti produttivi in Toscana e Campania, non ha ancora festeggiato i 2 anni al vertice dell’Unione degli industriali della capitale e può già vantare cambiamenti che hanno creato attorno a lui consenso e aspettative da parte del mondo industriale ed economico.
Grazie all’attivismo di questo manager di 46 anni, cresciuto professionalmente nelle multinazionali Usa, dalla Procter & Gamble alla Philip Morris, e con un vasto parterre di amicizie, a cominciare da quelle del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi o di imprenditori come Emma Marcegaglia, Giorgio Squinzi, Diego Della Valle e Francesco Gaetano Caltagirone, l’Unione degli industriali di Roma ha promosso progetti, contribuito al varo di piani strategici, come la cablatura completa della città entro il 2013 o il rinnovamento della rete per il trasporto dell’elettricità. E adesso gioca una partita decisiva.
«Le Olimpiadi offrirebbero a Roma l’opportunità di avviare una trasformazione urbanistica di rilievo» dice Regina. «Venezia ha un progetto ugualmente importante» concede il presidente «noi però facciamo il tifo per Roma. E sappiamo di avere buone possibilità nella competizione con le altre capitali del mondo candidate ai giochi, se il Coni sosterrà la scelta della nostra città. Fermo restando che a vincere non sarà Roma o Venezia ma l’Italia».
L’elenco delle opere previste per le Olimpiadi è notevole. A cominciare da quelle «già avviate, come il raddoppio dell’aeroporto di Fiumicino: la società Aeroporti di Roma ha lanciato una gara internazionale per la progettazione e ha definito il percorso fino al 2044, quando lo scalo romano potrà accogliere 100 milioni di passeggeri».
Nello stesso tempo, spiega Regina, «sarebbe possibile far decollare anche opere che aspettiamo da tanti anni, come il potenziamento viario Roma-Latina o l’adeguamento di tutto il parco infrastrutturale sportivo». Senza contare il progetto per la navigabilità del Tevere, con la riqualificazione di una vasta area urbana, come Tor di Quinto, e la realizzazione del media center a Saxa Rubra, che in prospettiva potenzierà anche la Rai.
Molte opere tuttavia dovranno essere messe in cantiere, con o senza i giochi, per migliorare i servizi. «Roma è cresciuta più del doppio delle altre aree italiane» ricorda Regina. Vi si concentrano industrie di alta innovazione, della tecnologia dell’informazione, aerospaziali, di biotecnologie, del settore farmaceutico, elettroniche. «Qui c’è il motore di sviluppo delle grandi aziende pubbliche privatizzate: Enel, Terna, Ferrovie, Poste, Finmeccanica, imprese che hanno fatto crescere un indotto locale di piccole e medie imprese di eccellenza». E ancora: i general contractor delle grandi opere, come Vianini, Astaldi, Salini-Todini. I player dell’energia. Gli oltre 250 centri di ricerca, da Ibm ad Accenture. Le multinazionali. «È qui la quasi totalità delle grandi imprese di chimica al consumo, come Procter & Gamble, Unilever, Colgate, Johnson & Johnson».
Senza contare la logistica: «Il più grande aeroporto a fianco del maggiore scalo passeggeri del Mediterraneo, Civitavecchia, che cercheremo di potenziare anche nella parte merci; la più grande marina per imbarcazioni da diporto, in costruzione a Fiumicino; il più grande centro congressi del Sud Europa, la Nuvola di Fuksas. Stiamo diventando un punto di riferimento per il bacino del Mediterraneo».
Per questo Regina ha voluto che si impegnassero nei lavori dell’Unione le aziende di peso della città, scegliendo come vicepresidenti fra l’altro Mauro Moretti (Ferrovie), Rocco Sabelli (Alitalia), Flavio Cattaneo (Terna), Giorgio Zappa (Finmeccanica), Giampaolo Letta (Medusa Film) o Stefano Pileri, ex responsabile della rete Telecom. E preme l’acceleratore sul cambiamento dell’immagine di Roma: «Non è come la si rappresenta. È una grande forza economica, che può ancora crescere».
Per lo stesso motivo Regina lavora all’evoluzione dell’organizzazione confindustriale, in linea con le proposte del presidente Emma Marcegaglia: una riorganizzazione concordata delle diverse unioni provinciali del Lazio. Obiettivo: «Avere una forza d’impatto maggiore per proposta e rappresentanza politica, ma valorizzando le vocazioni economiche di ciascuna provincia, in modo da bilanciare in questo modo il peso di Roma, destinata fra l’altro con il federalismo a diventare una capitale a regime speciale».
- Venerdì 14 Maggio 2010
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