Vantaggi e svantaggi di una difficile manovra finanziaria

Credits: Epa

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Il Senato degli Stati Uniti ha dato il via libera alla riforma finanziaria pensata dall’Amministrazione Obama. Con 59 voti a favore e 39 contrari, i senatori americani si sono trovati d’accordo con il progetto del Presidente di riformare il sistema per evitare che, in futuro, siano di nuovo i cittadini americani a pagare per gli errori di Wall StreetLa Camera dei Rappresentanti aveva già espresso il suo parere positivo a dicembre, mentre la firma del Presidente è prevista per il 4 luglio. 

La riforma finanziaria di Obama prevede la creazione di una nuova agenzia di controllo, richiede a chi prende in prestito denaro -anche se si tratta di quantità ridotte- di garantire la capacità di poterlo sostituire, affida alla Federal Reserve il potere di controllare le aziende a rischio di fallimento e, soprattutto, prevede una riforma del mercato dei derivati.

Per valutare la sostenibilità di questa manovra, Panorama.it ha incontrato Stefano Cordero di Montezemolo, docente di Finanza Strategica a Firenze e Palermo, nonché socio della società di consulenza Adexia. Concentrandosi principalmente sulla questione dei derivati, il Professor Montezemolo ha correttamente ricordato che “l’esperienza recente ha insegnato che le buone intenzioni spesso si scontrano con dati di fatto che non si possono modificare. Il sistema finanziario ha mostrato di avere una capacità di resistenza elevata, per cui anche con il sostegno di una seria volontà politica può essere difficile modificare le regole del gioco”. 

Gli Stati Uniti, ma anche la Germania, si sono convinti della necessità di intervenire in maniera drastica sulle operazioni allo scoperto per limitare le attività speculative sui mercati. Il Professor Montezemolo concorda sul fatto che gli strumenti derivati abbiano oggi assunto caratteristiche pericolose perché posizionati al di fuori di qualsiasi misura di controllo. Tuttavia, ritiene che sia un errore criminalizzarli.

“Gli strumenti derivati -vale a dire le attività a termine con natura di contratti standardizzati- sono stati concepiti e applicati per la prima volta nel Giappone di metà ‘600, dove erano stati codificati in relazione alle operazioni di scambio di materie prime: predeterminando le operazioni di scambio di materie prime, il mercato non sarebbe stato condizionato dalle oscillazioni legate ai prezzi delle stesse. Grazie al vantaggio dei prezzi stabili il mercato giapponese si sviluppò molto velocemente, e il sistema dei contratti stimolò poi anche la curiosità degli speculatori interessati alla possibilità di acquistarli e rivenderli. Ad un cento punto”, continua Montezemolo, “il Giappone decise di chiudere questo tipo di mercato perché la continua creazione di ricchezza iniziava ad entrare in contrasto con i valori dell’etica shintoista. Ma non appena vennero eliminati dal mercato i fattori che in realtà lo stabilizzavano, il Sol Levante entrò in crisi”.

Ecco perché sarebbe un errore, anche oggi, criminalizzare gli strumenti derivati: “se vengono bloccati del tutto”, spiega Montezemolo, “rischiamo un avvitamento definitivo con conseguenze incontrollabili. Per riprendere il controllo sui derivati, sarebbe più utile e lungimirante far emergere queste operazioni portandole verso mercati regolamentati”.

Del resto, se consideriamo che la crisi attuale non è partita dai futures, gli strumenti più speculativi, ma da quelli strutturati con opzioni, trattati però su mercati non regolamentati dove non c’è un controllo costante sulle loro posizioni, è evidente che il problema di fondo sta nella regolamentazione dei mercati

“Le grandi economie del mondo”, conclude Montezemolo, “devono rendersi conto della necessità di creare un’autorità in grado di indurre gli operatori bancari e finanziari a lavorare bene. La globalizzazione finanziaria ha creato le grandi banche internazionali, che ancora oggi restano al di fuori di ogni sistema di controllo. Bloccare le operazioni allo scoperto serve a poco: i derivati dovrebbero essere utilizzati come strumenti di copertura del rischio -garantendo che l’operazione principale dell’investitore non vada in una direzione che genera una perdita-, favorendo così la domanda e l’offerta di strumenti finanziari e la liquidità sui mercati, nececcaria a mantenere la stabilità dei valori del mercato stesso”.

Commenti

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Il 22 Maggio 2010 alle 21:49 anna.two ha scritto:

Luna, se no ha funzionato la esistente agenzia di controllo, con il crearne un’altra non cambia nulla e come dice il Prof. nulla cambia fino a che non si globalizza il controllo dove tutto deve essere trasparente, pure ai paradisi fiscali. Allora si che rispettando regole si possono combattere speculazioni e traffici illeciti , evasioni fiscali, armi e droga. Interessa ? Credo di no.

Il 23 Maggio 2010 alle 22:22 lillo111 ha scritto:

Libertà è anche rispettare gli altri e non speculare

http://inviaggiocongeniuscard......elle-calze

Il 25 Maggio 2010 alle 9:32 Cosa pensano gli Stati Uniti della crisi greca? - Economia - Panorama.it ha scritto:

[...] finanziario americano? Forse l’effetto domino potrebbe essere evitato, anche se il livello di globalizzazione finanziaria raggiunto oggi ci spinge a pensare il contrario, ma, in ogni caso, la ripresa americana poggia [...]

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richard-branson
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rossi-spalla Viviana Da Busti
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