
Credits: Ansa
Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud: sono questi i Paesi che l’Europa deve prendere come punti di riferimento per rilanciare le potenzialità informatiche dell’Unione. Pochi giorni fa Bruxelles ha rivelato i dettagli del piano quinquennale con cui punta a fare in modo che almeno la metà dei cittadini dell’Unione sottoscriva un contratto di connessione a banda larga ultraveloce entro il 2020.
Un obiettivo non facile per un continente in cui, oggi, un terzo della popolazione non si è mai connessa alla rete. All’Europa serve una rivoluzione digitale per abbattere tutte le barriere che ancora ostacolano il consolidamento di un mercato informatico unico. Le compagnie telefoniche nazionali hanno creato un settore troppo frammentato, mentre l’intrattenimento culturale e i servizi commerciali offerti dalla rete dovrebbero essere accessibili, contemporaneamente, nell’intera Europa. Per raggiungere questo risultato è necessario semplificare le procedure di riconoscimento del copyright e l’ottenimento di licenze transfrontaliere.
Bruxelles vorrebbe riuscire a realizzare, nel più breve tempo possibile, un mercato unico per i pagamenti online: oggi solo l’8% di chi compra in rete fa acquisti in un altro Paese dell’Unione, ma il 60% di chi ci prova puntualmente fallisce per problemi tecnici o perché le carte di credito ’straniere’ non vengono riconosciute dal sistema.
Inoltre, consapevole del fatto che molti cittadini europei percepiscono la rete come una minaccia , Bruxelles si è impegnata a varare un ‘codice digitale’ per tutelare i diritti degli internauti europei.
Per sostenere questa rivoluzione digitale l’Europa ha anche bisogno di investire in ricerca e sviluppo (R&S). Oggi sono solo 5,5 i miliardi di Euro che l’Unione spende complessivamente in R&S. Entro il 2020, i fondi per la ricerca dovrebbero arrivare almeno a undici miliardi. Un traguardo, questo, raggiungibile soltanto con un impegno personale da parte dei singoli stati membri.
- Lunedì 24 Maggio 2010
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