

di Christoph Pauly e Thomas Tuma
Reggerà la moneta unica? Qualcuno sarà sbattuto fuori? Il presidente della Bce contrattacca, bacchetta pessimisti, tedeschi, governi. E svela i retroscena dell’arma inventata contro hedge fund e speculatori.
Signor Trichet, come ha dormito nei giorni scorsi?
Io dormo sempre bene.
Nessun incubo?
Nessuno.
Il mondo della finanza non è più lo stesso: per salvare dalla bancarotta gli stati membri più instabili, i paesi dell’euro hanno stanziato un pacchetto di aiuti del valore di oltre 700 miliardi di euro. In questo caso, perfino la sua istituzione, mettendo da parte alcuni dei principi più rigidi, intende fare incetta di obbligazioni statali a basso rating.
No, non abbiamo rinunciato ai nostri principi più rigidi. La stabilità dei prezzi rimane la nostra priorità e il nostro obiettivo. Tuttavia, è indubbio che da settembre 2008 ci troviamo nella situazione più difficile dai tempi della Seconda guerra mondiale, se non addirittura della Prima. Abbiamo vissuto e stiamo vivendo momenti davvero drammatici.
Nei giorni scorsi ciò è trapelato non solo dal suo comportamento.
In momenti come questo bisogna mantenere la calma e analizzare attentamente la situazione. Inoltre bisogna ricordare che siamo stati la prima istituzione di rilievo al mondo a valutare correttamente la situazione dei mercati finanziari già nell’agosto del 2007, agendo immediatamente.
Cos’è successo esattamente fra giovedì e domenica 9, quando i capi di governo europei hanno approvato il piano di aiuti finanziari più grande della storia d’Europa?
Tra il pomeriggio di giovedì e venerdì, la condizione dei mercati finanziari europei, e di conseguenza anche mondiali, ha continuato a peggiorare rapidamente. Venerdì, alla chiusura dei mercati, una serie di indicatori importanti segnalava il diffondersi di forti tensioni. Sto parlando, per fare un esempio, dei differenziali dei tassi d’interesse sulle obbligazioni statali, ma anche degli indicatori del mercato interbancario. Venerdì sera ho illustrato ai capi di stato e di governo questa situazione.
Hedge fund e altri investitori speculativi attualmente gestiscono un totale di 2.600 miliardi di dollari. Eppure, nemmeno una somma così difficile da immaginare basterebbe per scommettere contro l’Eurozona. Crede che questa sia comunque vulnerabile?
No, se facciamo bene il nostro lavoro.
Dunque gli speculatori stanno solo aggravando problemi già esistenti?
Innanzitutto bisogna mettere ordine a casa propria.
Sembra che la Grecia non sia stata l’unica a essere attaccata. Subito dopo veniva il Portogallo…
Il pericolo di contagio nel mercato è sempre presente, come abbiamo potuto osservare nel 2008 nel caso degli istituti di credito privati. E può succedere molto rapidamente, a volte nel giro di poche ore. Tutti i paesi industrializzati ne sono interessati.
Si dice che anche le banche centrali asiatiche abbiano perso fiducia nell’euro. E il loro è un ruolo chiave.
Una valuta che conserva il proprio valore interno per un periodo di 12 anni, in pieno accordo con la sua definizione di stabilità dei prezzi, vale a dire tassi d’inflazione annui sempre inferiori al 2 per cento, è sicuramente una moneta cui viene dimostrata fiducia (…).
Il primo pacchetto di aiuti per la Grecia non ha impressionato i mercati finanziari.
Come ho spiegato, tra giovedì pomeriggio e la giornata di venerdì di due settimane fa la situazione ha cominciato a peggiorare. I mercati non funzionavano più, quasi come nelle ore che hanno seguito il fallimento di Lehman Brothers nel settembre 2008.
L’attacco all’euro non è stato più drammatico per l’Europa rispetto all’affare Lehman Brothers?
Non si tratta di un attacco all’euro. Qui la questione riguarda l’amministrazione pubblica e, di conseguenza, la stabilità finanziaria dei paesi dell’euro. È chiaro che spetta agli stati membri il compito fondamentale di adottare misure adeguate al fine di contrastare le attuali tensioni in Europa.
Nel corso della crisi, il Consiglio della Bce ha deciso di acquistare per la prima volta le obbligazioni statali di paesi Ue in difficoltà, infrangendo un tabù. Il presidente della Bundesbank, Axel Weber, il suo collega olandese e l’economista capo della Bce Jürgen Stark hanno votato contro questa mozione. Raramente si è visto tanto dissenso all’interno degli organi decisionali dell’Eurogruppo.
Non commento le affermazioni personali. Le misure che abbiamo adottato sono esplicitamente consentite dai trattati. Non puntiamo a un allentamento quantitativo, piuttosto sosteniamo alcuni segmenti di mercato in modo tale che tornino a funzionare normalmente. Tutta la liquidità che immetteremo sul mercato, come previsto dal nostro programma, verrà riassorbita.
Si è avuta l’impressione che la Bce abbia subito pressioni dai governi. Questo sarebbe un segnale spiacevole in termini di indipendenza e credibilità.
È assurdo! Prendiamo le nostre decisioni in completa autonomia, e più di una volta ci siamo scontrati con i capi di governo (…). I più deboli sono i governi, con il loro alto tasso d’indebitamento. Ho dato forse segni di incertezza quando ho spiegato dinanzi a tutti i capigruppo parlamentari del Bundestag tedesco perché fosse importante decidere velocemente? E mi sono forse dimostrato irresoluto quando, in completa autonomia, ho informato i capi di stato e di governo della gravità della situazione, esortandoli ad assumersi le proprie responsabilità? Abbiamo preso la nostra decisione due domeniche fa in totale indipendenza (…). Se davvero vogliamo parlare di condizionamenti, allora vi consiglio di guardare nella direzione opposta, dalla Bce verso i governi. I nostri suggerimenti sono sempre stati molto chiari. E permettetemi di aggiungere che i maggiori responsabili sono coloro che non hanno osservato tassativamente il patto di stabilità e che non hanno vigilato a dovere e reciprocamente sulla politica economica (…).
In un’intervista rilasciata a «Der Spiegel» un paio di mesi fa, Jürgen Stark, economista capo della Bce, ha affermato che alla Banca centrale europea non è consentito l’acquisto di obbligazioni statali. Chi ha ragione?
Come ho già detto, il trattato autorizza esplicitamente le misure che abbiamo adottato. Negli ultimi 11 anni e mezzo ci siamo impegnati a preservare la stabilità dei prezzi in Europa e abbiamo raggiunto con successo il nostro obiettivo, quello di mantenere l’inflazione di poco sotto il 2 per cento. Seguiamo la tradizione delle migliori banche centrali europee precedenti l’introduzione dell’euro. Quelli che credono, o peggio ancora insinuano, che in futuro tollereremo l’inflazione commettono un grave errore (…).
Il popolo tedesco è particolarmente sensibile alla questione perché la loro vecchia Bundesbank si era sempre rifiutata, anche in tempi di crisi, di acquistare obbligazioni statali. Comprende i timori specifici della Germania?
Comprendo appieno perché la questione sia delicata per i miei amici tedeschi. Ma i fatti sono fatti: l’inflazione in Germania non è mai stata così bassa come negli ultimi 11 anni e mezzo. I cittadini tedeschi potranno convenire che, nell’arco di tutti questi anni, l’euro ha adempiuto alla sua funzione di difesa del potere d’acquisto.
Tuttavia, è il futuro che preoccupa i cittadini. Temono che torni l’inflazione e che i loro risparmi perdano valore.
Quando la banca centrale britannica e quella statunitense hanno avviato il loro programma di «allentamento quantitativo», si trattava di immettere sul mercato più liquidità possibile. Noi facciamo qualcosa di totalmente diverso, perché nel nostro caso ritireremo tutta la liquidità aggiuntiva immessa, ogni singolo euro (…).
Molti tedeschi temono inoltre che il loro governo diventi l’ufficiale pagatore d’Europa.
Capisco la paura dei tedeschi al pensiero dell’inflazione, come pure le preoccupazioni per i loro conti pubblici e i contributi all’Europa. In Francia a volte mi chiamano l’«ayatollah di Franc-fort»…
Che ha due significati: Francoforte ed euro forte…
Perché sono a favore di una politica monetaria forte. L’inflazione ha un effetto distruttivo sulla società democratica. Ed è una tassa che va a colpire in particolare i più deboli. Ne sono fermamente convinto (…).
Non sarebbe meglio se un paese come la Grecia uscisse dall’Eurozona?
No, questo è fuori discussione. Se un paese entra a far parte dell’unione monetaria, condivide con gli altri stati membri un destino comune. Quello di cui abbiamo bisogno invece è un salto di qualità nel controllo reciproco sulla politica economica in Europa. Ci servono strutture migliori, per prevenire e sanzionare i comportamenti illeciti. Dobbiamo implementare efficaci controlli tra gli stati e sono necessarie dure sanzioni per chi infrange il patto di stabilità e crescita. Qui la Bce chiede cambiamenti radicali (…).
Cosa la rende così certo che ora i politici europei più influenti non utilizzeranno definitivamente la Bce come macchina stampasoldi?
Ripeto, tutta la liquidità aggiuntiva che immetteremo nel sistema verrà successivamente ritirata. Il percorso della nostra politica monetaria non è cambiato. Non abbiamo esitato un solo istante prima di prendere le decisioni necessarie e garantire la stabilità dei prezzi, senza alcun condizionamento da parte dei gruppi d’interesse.
Ma anche le banche vengono accontentate dalla Bce. Nell’ambito delle cosiddette misure non convenzionali avete permesso loro di prendere in prestito ancora un numero spropositato di miliardi. In questo modo non state aumentando la posta in gioco per i mercati finanziari?
Vi assicuro, facciamo tutto quello che, in coscienza, riteniamo necessario per garantire una stabilità dei prezzi a medio termine, sotto ogni punto di vista. Non prendiamo in considerazione condizionamenti di alcun tipo da parte di gruppi d’interesse e lobby.
Nelle scorse settimane pensa di avere commesso qualche errore personale?
Non sta a me dirlo; sarà il tempo a giudicare. Solo la settimana scorsa Helmut Schmidt definiva impeccabile l’attività della Bce.
Signor Trichet, la ringraziamo per questa intervista.
- Martedì 25 Maggio 2010
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Il 25 Maggio 2010 alle 11:25 Operativo titoli di stato greci - Pagina 1176 - I Forum di Investireoggi ha scritto:
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