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Lavoro: turbo carriere

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Appena 14 euro al mese per i quadri, 13 per gli impiegati, zero per i dirigenti e addirittura 4 euro in meno per gli operai. È questo l’«aumento» effettivo (al netto dell’inflazione) che nel 2009 si sono trovati a disposizione i dipendenti delle aziende private italiane.
A fare loro i conti in tasca ha pensato Panorama che, in collaborazione con la Od&m consulting, società del GiGroup, leader nelle indagini retributive, ha condotto uno studio su quanto guadagnano davvero gli italiani. Analisi condotta sul campo, misurando quanto le aziende pagano effettivamente i loro dipendenti, dal dirigente all’operaio: lo staff della Od&m può contare su un database di oltre 690 mila profili retributivi di 44 mila operai, 440 mila impiegati, 146 mila quadri e 60 mila dirigenti raccolti tra il 2005 e il 2009 e rappresentativi di un universo di riferimento di 15 milioni di persone: «Purtroppo» commenta Mario Vavassori, amministratore delegato della Od&m e docente del Mip Politecnico di Milano, «come nel 2008 lo scorso anno gli stipendi sono rimasti sostanzialmente fermi. E anche per il 2010 non si vedono cambi di marcia».
Certo, non ci si poteva forse illudere di ottenere ricchi aumenti in un anno che è stato pesante, con fatturati aziendali spesso in calo del 30-40 per cento. E, come fa notare Vavassori, va già bene che «il sistema italiano garantisca comunque una soglia di resistenza al di sotto della quale non si va, a differenza di quanto accade per esempio in altri paesi come la Spagna dove la crisi, oltre alla disoccupazione, ha portato drastici tagli delle buste paga».
Ma è un fatto che il quadro non migliora se si considera un periodo più lungo, quello tra il 2005 e il 2009, in parte neppure sfiorato dalla crisi. Se il dato delle retribuzioni totali annue lorde pare leggermente positivo (si va dal più 8,3 per cento dei dirigenti al più 12,6 dei quadri), una volta rifatti i conti al netto dell’inflazione ad alta frequenza, che calcola i prezzi della spesa di tutti i giorni (11,3 per cento nel periodo), si vede che in 5 anni i dirigenti hanno addirittura perso 2.896 euro all’anno e gli operai 442 euro, mentre quadri e impiegati hanno aumentato il valore della loro busta paga lorda rispettivamente di soli 601 e 170 euro.
Insomma, gli italiani, che anche nel 2010 l’Ocse ha messo al 23esimo posto su 30 paesi nella classifica degli stipendi, si confermano un popolo di lavoratori malpagati.

Il risultato peggiore nel 2009 è toccato agli operai, che hanno incassato un aumento (senza tenere conto dell’inflazione) dello 0,4 per cento sulla retribuzione annua lorda, arrivando a 21.723 euro. Anche i dirigenti in media si sono dovuti accontentare di un esiguo più 0,9 per cento (a 104.342). Leggermente avvantaggiati, in termini di crescita annua lorda, sono stati gli impiegati con un più 1,6 per cento (a 26.151 euro) e i quadri con un più 1,5 (a 51.804).
Per contro, come risulta dallo studio Panorama-Od&m, è restata alta la pressione di tasse e contributi, con un’incidenza media sul lavoratore dipendente privato al 29 per cento (28,9 nel 2008), ma che spazia dal 46,3 per cento di un dirigente commerciale, il più spremuto, al 26,8 per cento degli operai.
Entrando più nel dettaglio, lo studio ha acceso un faro su 600 buste paga di lavoratori di tutta Italia suddividendoli per area geografica (Nord-Est, Nord-Ovest, Centro, Sud e Isole), inquadramento e ruolo: dal direttore acquisti della grande azienda al tornitore del Nord-Est. E li ha confrontati con quelle del 2008  (le tabelle sono consultabili sul sito Panorama.it). Il quadro che emerge? In complesso, meno della metà (46,8 per cento) ha ottenuto un aumento di stipendio e il 3 per cento è andato indietro.
Chi sono i fortunati che hanno fatto un passo avanti? Fra le categorie di lavoratori i più premiati sono stati i dirigenti industriali (meno di un quinto è rimasto fermo), mentre per quanto riguarda le aree territoriali il più generoso con operai, quadri e impiegati si è dimostrato il Nord-Ovest, dove quasi il 48 per cento ha migliorato nel 2009 la situazione retributiva, contro il 43,5 del Nord-Est, il 44,4 del Centro e il 33 del Sud.
«In generale il Nord-Ovest presenta buste paga più ricche per tutte le categorie di inquadramento, anche se si è ben lontani dall’avere anche solo affrontato, non diciamo risolto, il problema dell’adeguamento del reddito alla differenza del costo della vita nelle diverse zone del Paese» sostiene Vavassori. Qualche esempio? Prendiamo l’operaio di reparto: al Nord-Ovest nel 2008 portava a casa 123 euro netti al mese più del collega di un’azienda del Sud, nel 2009 ha visto salire la differenza di soli 10 euro o poco più a 135 euro. Più o meno lo stesso scarto che nel 2009 ha diviso un quadro contabile, che con i suoi 1.335 euro netti mensili se lavora nel Nord-Ovest ha battuto il collega del Sud di 173 euro.
Ma non ci sono solo bilanci negativi sul fronte dei salari: qualche buona notizia c’è. E può essere da guida per chi vuole cercare un posto o provare a ottenere un aumento là dove già lavora. La prima è la rivalutazione della parte variabile dello stipendio, in decisa crescita nel 2009 per tutte le categorie di lavoratori, in particolare per i dirigenti (più 7,2) e i quadri (più 5,5). Questo mentre la parte fissa, da sempre privilegiata, varia in maniera contenuta per i dipendenti di fascia medio-bassa (il top lo toccano gli impiegati con un più 1,9) e per i dirigenti resta addirittura ferma sui livelli 2008 nella piccola e media azienda e sale di poco (2,5 per cento) nella grande. «Se nel 2008 lamentavamo un eccessivo appiattimento» dice Vavassori «oggi si intravedono piccoli ma significativi cambiamenti che portano le aziende, persino quelle minori, a utilizzare di più e meglio bonus e incentivi». Nel 2009 per esempio i dirigenti della piccola impresa hanno incassato 86.800 euro circa di fisso e 7.930 di variabile, con un aumento di questa seconda voce rispetto al 2008 del 14,7 per cento a fronte di un meno 0,1 del fisso.
Che sia arrivata finalmente la consapevolezza che i dipendenti vanno valutati e che si devono premiare professionalità e prestazioni? È davvero così o solo un tentativo di ridurre i costi fissi? Secondo Vavassori, il vero problema resta quello fiscale. «Fino a quando questi premi alla singola produttività verranno come oggi tassati in base all’aliquota marginale, finendo così spesso per dimezzarsi, lo strumento resterà spuntato, di scarsa efficacia per l’impresa e modesta soddisfazione per il dipendente».
La soluzione, per Vavassori, potrebbe essere aumentare il tetto dei 35 mila euro di retribuzione annua lorda che, secondo un decreto legge, consente attualmente ai dipendenti di godere di una tassazione dei premi di produttività limitata al 10 per cento (fino a 6 mila euro). «Se si elevassero i 35 mila euro a 70 mila, si potrebbe incentivare una popolazione di lavoratori, per esempio i quadri, che molto spesso nelle aziende è quella che può con il proprio contributo fare la differenza sui risultati».
Una seconda considerazione positiva riguarda i giovani. Se è vero che le aziende li assumono con il contagocce, e prima di decidersi li fanno passare attraverso una pluriennale corvée di stage sottopagati, un volta aperti i cancelli agli under 30 si mostrano un poco più generose. «Se nel 2008 anche i giovani avevano risentito della grande gelata provocata dalla crisi, lo scorso anno sono stati premiati sul piano economico, e la tendenza continua, soprattutto per chi è in possesso di una laurea» precisa Vavassori.
Nel 2009 per esempio la retribuzione netta mensile (calcolata su 13 mensilità) di un laureato con uno-due anni di esperienza è salita del 2,2 per cento a 1.352 euro, che diventano 1.510 (più 3,3 per cento) per i giovani dottori con 3-5 anni di anzianità lavorativa.
Dove è meglio orientarsi se si è alla ricerca di un’azienda che paghi meglio? La grande impresa, quella che di questi tempi ha tagliato di più gli organici (e quindi si presenta per paradosso più a rischio) si conferma il miglior pagatore, soprattutto per i dirigenti, che nel 2009 hanno incassato 112.651 euro lordi nella grande azienda e quasi 18 mila euro meno nella piccola. Ma anche per gli impiegati e per gli operai.
Per quanto riguarda i settori, secondo i dati dell’indagine, dirigenti e quadri farebbero ancora bene a puntare su banche e assicurazioni, dove gli stipendi per le due categorie si confermano superiori alla media rispettivamente del 9 e del 2,8 per cento.
Il settore manifatturiero invece continua a essere un porto più sicuro e generoso per impiegati (più 7,6 per cento sulla media) e operai (più 3,2). E le società di servizi? Chi vi finisce, che sia manager o impiegato alle prime armi, si deve rassegnare a buste paga più magre della media di mercato (si va da un meno 8,3 per cento dei dirigenti al meno 3,3 degli impiegati); così come chi entra nel commercio e nel turismo, settori avari con tutti ma in particolare con gli impiegati, pagati il 5,3 per cento in meno.

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Il 28 Maggio 2010 alle 16:06 Panorama News 28 maggio 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:

[...] Sai quanto dovresti essere retribuito? Scoprilo qui Appena 14 euro al mese per i quadri, 13 per gli impiegati, zero per i dirigenti e addirittura 4 euro in meno per gli operai. È questo l’«aumento» effettivo (al netto dell’inflazione) che nel 2009 si sono trovati a disposizione i dipendenti delle aziende private italiane. [...]

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richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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