
«Molto è stato fatto, molto resta ancora da fare». Sarà questo il motivo di fondo delle considerazioni finali che il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, leggerà lunedì 31 maggio all’assemblea annuale dell’istituto (ve ne diamo una sintesi nel box a fondo pagina ndr). All’indomani della crisi greca, della nuova tempesta sulle borse e delle contromisure in corso di approvazione nei diversi paesi europei (Italia in testa), il tradizionale discorso ai «signori partecipanti» sarà più delicato del solito, dal punto di vista tecnico, diplomatico e politico, per le analisi e le ricette che Draghi dovrà illustrare, ma anche per il ruolo che il governatore si trova oggi a ricoprire in Italia e a livello internazionale.
Da capo della banca centrale, Draghi dovrà pronunciarsi sulla manovra correttiva dei conti pubblici appena approntata dal governo presieduto da Silvio Berlusconi, ma anche criticata per i modi e i contenuti dalle opposizioni, a cominciare dal Partito democratico guidato da Pier Luigi Bersani.
Da presidente del Financial stability board, organismo a cui la comunità internazionale ha affidato il compito di suggerire le riforme per regolare l’attività della finanza, il governatore italiano dovrà parlare delle norme appena varate negli Usa e di quelle sulle quali si sta ancora discutendo in Europa. Soprattutto, Draghi leggerà il suo di-scorso sapendo che ogni passo sarà studiato al microscopio da amici e avversari. Tutti vorranno capire se avrà scelto il profilo da falco o quello da colomba rispetto al futuro monetario dell’Europa, dato che il governatore italiano è considerato uno dei candidati più accreditati, insieme con il collega tedesco Axel Weber, presidente della Bundesbank, alla successione di Jean-Claude Trichet, l’attuale governatore della Banca centrale europea. Con queste premesse, e con i mercati finanziari e dei cambi che reagiscono per un nonnulla, Draghi non potrà dunque sbagliare nemmeno una parola. Anche se, seguendo il motto einaudiano che lo ha contraddistinto nei quasi cinque anni alla guida della Banca d’Italia, e cioè «conoscere per deliberare», dovrà affrontare argomenti spinosi e indicare soluzioni per diversi aspetti inevitabilmente impopolari.
Come, per citare alcuni esempi, la necessità delle riforme strutturali, del rigore nella spesa pubblica e nel perseguimento della regolarità fiscale; come l’esigenza di garantire il futuro delle pensioni italiane, che rischiano (lo ha già detto) di risultare troppo basse, se non si allunga l’età pensionabile; come la difesa del ruolo della Bce, chiamata oggi a decidere anche se acquistare o meno titoli pubblici dei paesi in difficoltà; o come la necessità di un ulteriore rafforzamento patrimoniale delle banche, secondo le indicazioni degli accordi di Basilea, dal nome dalla città in cui ha sede la Banca dei regolamenti internazionali.
Un tema, quest’ultimo, sul quale la resistenza delle grandi aziende di credito, comprese quelle italiane, è fortissima. «La battaglia sarà lunga, ma va combattuta » ha detto non a caso Draghi, dopo avere spiegato in una lettera mandata nelle settimane scorse ai ministri finanziari e ai governatori delle banche centrali del G20 che «sarà importante considerare quanto gli eventuali supplementi di capitale o di liquidità da un lato, e dei prelievi fiscali e delle tasse sul sistema finanziario dall’altro, possano interagire fra loro. Senza dimenticare che queste misure non dovrebbero essere considerate alternative». In altre parole, sempre del governatore, «le banche del dopo riforma saranno più sicure», ma anche «meno redditizie».
Rigore, tenacia e ottimismo della volontà, insomma, saranno li ingredienti che Draghi suggerirà agli amministratori pubblici, come pure agli operatori privati. Un sentiero molto stretto da percorrere e soprattutto
difficile da suggerire. Ma non è certo la prima volta che il governatore sarà costretto ad affrontare difficoltà che farebbero tremare i polsi a chiunque.
Fin da ragazzo è stato abituato alle sfide, agli impegni, a una vita concentrata su obiettivi di alto livello. E a quasi 63 anni, li compirà il 3 settembre, sotto il segno zodiacale della Vergine, è ormai diventato il prototipo del grande banchiere vecchio stile. Più incline alle arrampicate sulle Dolomiti che alla vita mondana. Nervi d’acciaio, riservatissimo, pochi, veri amici. Amante della famiglia. E anche in questo caso, come recita l’adagio un po’ banale ma efficace, con il tempo si è scoperto che dietro il grande uomo Draghi c’è una grande donna: la moglie Serena, padovana di nobili origini, conosciuta nel 1966 durante le vacanze in una
villa familiare, sulle rive del Brenta. Due figli, poco più che trentenni. Federica ha scelto di fare la biologa. Giacomo, dopo la laurea in economia all’Università Bocconi con Francesco Giavazzi, ha cominciato a lavorare
come trader.
Insomma, l’understatement fatto persona. Più di una volta Draghi avrebbe potuto vantarsi d’avere scritto un pezzo di storia economica d’Italia, dalle privatizzazioni che hanno cambiato il volto del capitalismo nazionale
all’ingresso dell’Italia nel ristretto club dell’euro, fino alla scrittura della legge che porta il suo nome, tutti obiettivi raggiunti in 10 anni da direttore generale del Tesoro, dal 1991 al 2001. Ma non lo ha mai fatto.
È romano, ma non ha mai frequentato i salotti alla della capitale. Nel calcio tifa per la Roma, però nessuno lo ha visto in tribuna autorità, allo stadio Olimpico. Non si è mai esposto al pettegolezzo o agli scatti dei fotoreporter nei ristoranti famosi. Per la festa di laurea del figlio la famiglia ha scelto una normale pizzeria milanese. Tutti sanno che ama il tennis, il jogging e da qualche tempo anche il golf, ma nessuno ha mai notato una sua assidua presenza nei soliti circoli esclusivi.
Da decenni lo si è visto solo al lavoro, nei convegni pubblici, negli incontri in cui discutono i grandi della Terra, come i summit del G8, del G20, della Bce, della Bri, del Fondo monetario internazionale, o ancora nei dibattiti annuali a Davos, dove i re di denari discutono il futuro del mondo. Proprio l’abitudine ai rapporti al vertice anche questa volta lo aiuterà a tracciare una linea netta con la consumata capacità diplomatica di cui ha dato prova in tanti anni di attività. «La ripresa della crescita attraverso le riforme strutturali è necessaria. Non c’è alternativa al consolidamento
fiscale per ristabilire la stabilità finanziaria dei paesi europei» ha detto appena qualche giorno fa Draghi nel corso di un convegno organizzato dalla banca centrale svizzera. E la ricetta sarà ripetuta lunedì 31 maggio anche per l’Italia. Perché, secondo il governatore, proprio la mancanza delle riforme strutturali ha segnato la perdita di produttività del Paese da un quindicennio a questa parte. Il livello dell’attenzione sarà massimo nel momento in cui comincerà a parlare di euro e di Bce. E l’attesa non sarà delusa. Per la successione, fra due anni, al governatore europeo Jean- Claude Trichet si è già espresso a favore di Draghi tutto il mondo
anglosassone, come hanno provato diversi articoli elogiativi del britannico The Economist, dell’Herald Tribune o del Wall Street Journal. Il governo italiano si è schierato apertamente, con le dichiarazioni del presidente
Berlusconi e del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. I francesi invece hanno tirato un po’ il freno. Per non parlare di una parte dei tedeschi. «Le sono state rivolte critiche per aver lavorato presso la banca di investimento Goldman Sachs, che avrebbe fatto affari poco puliti con la Grecia. Cosa può dirci a questo proposito?» hanno chiesto a Draghi i giornalisti della testata tedesca Handelsblatt, riferendosi all’attività di banchiere d’affari svolta da Draghi dopo aver lasciato nel 2001 la direzione generale del Tesoro, forse sperando di metterlo in difficoltà. La risposta, per nulla imbarazzata: «Fin dall’inizio ho chiarito che, avendo lavorato per un decennio con governi e funzionari governativi, sarebbe stato molto imbarazzante chiedere loro di entrare in affari con la Goldman.
Pertanto ho insistito di poter sviluppare una clientela propria nel settore privato. È quello che ho fatto». E di nuovo una domanda: «Non ha avuto paesi tra la sua clientela?». Risposta: «Non ho fatto neanche un’operazione con governi». Quanto alla politica monetaria, l’indicazione di Draghi sarà in linea con la politica del rigore. «Tra le cause della crisi ci sono anche gli errori nella politica monetaria eccessivamente espansiva condotta negli anni Novanta da Alan Greenspan » ha detto il overnatore
giovedì 20 maggio. «Con l’euro abbiamo creato un porto sicuro di stabilità e dobbiamo fare di tutto per conservarlo» ha dichiarato nell’intervista a Handelsblatt, sottolineando la necessità di rendere più stringente il patto di stabilità. Rigore, insomma, e ancora rigore. Non senza attenzione alla vita sociale, al mondo del lavoro, ai problemi del Mezzogiorno. Tutti temi che Draghi toccherà nelle considerazioni finali, dove tornerà a invocare le riforme strutturali, oltre che le misure estemporanee, per favorire la crescita economica. Lo ha già
fatto diverse volte. L’ultima dopo la riunione dei ministri economici e finanziari europei svoltasi a Madrid a metà aprile: «La disoccupazione è in aumento ovunque. L’unico modo per affrontare la situazione è quello
di condividere a livello europeo la messa in campo di riforme strutturali che rialzino la crescita. Il tasso di crescita è ancora molto debole. La cosa positiva è che ho riscontrato un forte desiderio di lavorare insieme per uscire dalla crisi, rafforzare le regole e tornare alla crescita, pur con le differenze fra paesi che si conoscono».
| DRAGHI: CORRUZIONE, PREZZO INSOSTENIBILE |
| Crisi, riforme strutturali e incentivi alla crescita. Sono questi i leit motiv contenuti nelle Considerazioni Finali del governatore Mario Draghi all'Assemblea annuale della Banca d'Italia. Promuove la manovra («nelle nuove condizioni di mercato era inevitabile agire») ma chiede di accelerare le riforme strutturali. «La caduta del prodotto - avverte - accresce l'onere per il finanziamento dell'amministrazione pubblica; i costi dell'evasione fiscale e della corruzione divengono ancora più insopportabili; la stagnazione distrugge capitale umano, soprattutto tra i giovani». La «sfida» dell'Italia, per superare la crisi, è «coniugare la disciplina di bilancio con il ritorno alla crescita». Una sfida che «si combatte - secondo Draghi - facendo appello ai valori che ci hanno permesso insieme di vincere le sfide del passato: capacità di fare, equità; desiderio di sapere, solidarietà. Consapevoli delle debolezze da superare, delle forze, ragguardevoli, che abbiamo, affrontiamola». Con la crisi «i costi dell'evasione fiscale e della corruzione divengono ancora più insopportabili»: l'evasione «è un freno alla crescita perchè richiede tasse più elevate per chi le paga», mentre «relazioni corruttive tra soggetti privati e amministrazioni pubbliche, in alcuni casi favorite dalla criminalità organizzata, sono diffuse». La denuncia di Draghi: la corruzione si diffonde nella pubblica amministrazione, favorita a volte dalle mafie. |
- Lunedì 31 Maggio 2010

EURO SI O NO?
STRATEGIE E NUMERI DELLA BIG IPO
COME SI CALCOLA
LA CRISI IN CIFRE
FAME, DISOCCUPAZIONE, NUOVI POVERI
ECONOMIA 2.0
IL PIANO MONTI
LA RIFORMA: ARTICOLO 18, PROPOSTE, DIBATTITO
LA RIFORMA, I NUMERI, LE POLEMICHE
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
START UP E IL NETWORK ITALIA-USA
APPLE - LUCI E OMBRE
FOTOGRAFIA EUROPEA 2012
IL GRAFICO DELLA SETTIMANA
VITE STRAORDINARIE
DIETRO LE QUINTE
IL MADE IN ITALY DI SUCCESSO










IL MEGLIO DEL 2011
G20 di Cannes: i protagonisti e le loro sfide






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Il 13 Settembre 2010 alle 19:28 La giornata in pillole: la promessa del Pri, 20 deputati in più per Berlusconi - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] qualità del capitale migliore. E’ quanto ha detto il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, alla riunione dei governatori alla Bri. Il lungo periodo di transizione previsto per adeguarsi [...]
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