La Cina ha bisogno di sviluppare l’ovest, ma anche il nord, il sud, e tutte le altre zone del Paese in cui l’industrializzazione massiccia non è ancora arrivata.
Il classico modello di sviluppo cinese prevede un impegno in prima persona delle autorità locali e centrali nel fornire le infrastrutture necessarie ad attirare gli investimenti di imprenditori cinesi e stranieri in aree fino a poco tempo prima economicamente poco attraenti. Talvolta, però, può succedere che il mancato coordinamento tra gli attori coinvolti nel progetto di sviluppo trasformi investimenti potenzialmente redditizi in fonti di perdite colossali.
Nella Mongolia Interna, quello che avrebbe dovuto essere il motore della ripresa economica dell’intera regione, si è rivelato un terribile flop. A causa proprio dei cattivi rapporti tra politici locali e amministratori centrali: i secondi avevano bocciato il progetto, i primi lo hanno portato avanti ugualmente spendendo tutte le risorse della comunità che ora si trova a fare i conti con una città fantasma in cui non potrà mai trasferirsi.
Ci troviamo nei pressi di Quingshuihe. Gli operai stanno portando via gru, trattori e sacchi di cemento. E non perché hanno finito di costruire quello che era stato loro commissionato, ma perché nessuno è più in gradi di pagare i loro salari, quindi meglio andare a lavorare altrove. I cittadini, a loro volta, si sono definitivamente rassegnati a vivere nella ‘Quingshuihe vecchia’, ma sono arrabbiati con i politici della zona che hanno letteralmente prosciugato le risorse comunali e quelle della popolazione, chiamata a investire parte dei propri risparmi in questo progetto di rinnovamento economico che, ormai, non ha più nessun futuro.
Pechino lo aveva detto: l’investimento era troppo costoso e mal progettato. I politici di Quingshuihe non hanno voluto ascoltare la capitale, e ora non sanno più che fare: nessuno è disposto a rilasciare dichiarazioni sulla quantità di fondi bruciata nel progetto ‘nuova Quingshuihe’, ma la comunità locale è consapevole che l’attuale bancarotta la farà tornare indietro di almeno dieci anni. E il rinnovamento economico in questa zona potrebbe rimanere per sempre un miraggio.
- Giovedì 3 Giugno 2010

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Commenti
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Il 7 Giugno 2010 alle 17:22 spyun ha scritto:
Qui ti sbagli Luna, è proprio l’errore delle economie locali lasciate a quel “federalismo” che ha sbagliato, le autorità centrali lo ritenevano un errore ma han lasciato fare, lo disse il vice primo ministro, la Cina è giovane e molte cose le deve imparare, compresi gli errori, questo è un buon esempio. L’augurio è che ne traggano profitto, possono rimediare. Non voglio ripetermi ma qualcosa di simile è successo ai paesi dell’est europeo, questi non hanno vie di ritorno, la Cina si, rimedierà, dai tempo al tempo, hanno tanto da fare nell’interno e l’estero sta andando verso di loro, l’emergente, quello già emerso li vuole solo sfruttare, se lo perdono poco male, hanno una pazienza e filosofia infinita,stanno sedutio in riva al fiume, senza fretta. E’ anche un relax.
Il 7 Giugno 2010 alle 17:24 spyun ha scritto:
Volevo dirti che sono formiche gialle, non cicale a stelle e strisce. A volte le favole. Ciao bella.
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