Il presidente dei petrolieri italiani: il prezzo della benzina sale anche per colpa degli automobilisti


Pasquale De Vita: il prezzo della benzina sale anche per colpa loro

Pochi minuti prima di intervistare Pasquale De Vita, presidente dei petrolieri italiani, è arrivato l’annuncio che gli esperti attendevano: le compagnie hanno aumentato il prezzo della benzina. Un litro di verde oggi costa circa 1,404 euro e un litro di gasolio 1,269. Strano, perché è poco meno di quanto costavano benzina e gasolio il 3 maggio 2009, cioè, rispettivamente, 1,439 e 1,287 euro al litro. Con una piccola differenza: che il 3 maggio un barile di petrolio costava 88,94 dollari (il massimo da inizio anno) e oggi è a 74,68. In 28 giorni il prezzo del barile è sceso del 16,2 per cento ma quello della benzina solo del 2,4 per cento e del diesel di appena l’1,3 per cento. Quando lo si dice a Pasquale De Vita, arzillissimo («Sarà merito degli ottani…») 81enne leader dell’Unione petrolifera, la risposta è secca: «Vede… vede…».

Che cosa?
Si confrontano sempre dati disomogenei.

Un momento: lei che auto ha?
Ho sempre avuto delle italiane. Poi 10 anni fa ho comprato una straniera, ma appena la cambio torno alle italiane. Perché me lo chiede?

Per sapere quanto consuma.
Lei consuma poco, sono io che viaggio molto.

Nel 2009 gli italiani hanno speso 176 euro in più per la benzina a causa dell’aumento del prezzo.  Se ne è accorto anche lei?
Accipicchia! Solo che noi poveri automobilisti ce la prendiamo con i petrolieri, lei che è il presidente dei petrolieri con chi se la prende? Con l’euro che cala e fa costare di più un barile di greggio, che paghiamo in dollari.

Ma…
Adesso mi chiede perché il prezzo della benzina sale velocemente e scende lentamente, giusto?

Giusto.
Abbiamo fatto 2 mila simulazioni, abbiamo fatto preparare uno studio a Prometeia, e il risultato è: per sapere se la benzina costa tanto o poco bisogna guardare a quanto costa negli altri paesi, perché non sempre il prezzo dei carburanti segue perfettamente quello del petrolio.

Ma la benzina è fatta di petrolio.
Sì, ma le spiego. Diciamo che in un determinato giorno il petrolio cresce di 2 dollari al barile. Può essere che in quello stesso giorno il continente americano, che è un grosso consumatore di benzina, abbia le scorte alte e soddisfi i consumi con quelle. Il risultato è che il prezzo del greggio può salire, mentre il prezzo della benzina scendere. O viceversa. Quindi il raffronto va fatto con grandezze omogenee, cioè con il prezzo internazionale della benzina.

E se lo facciamo che cosa viene fuori?
Che da noi è, al massimo, superiore di 3 centesimi rispetto a quello degli altri paesi.

Ci avrei giurato. Oltre che dell’euro, di chi sarebbe la colpa dei prezzi alti?
Non vorrei passare per antipatico…

Non si preoccupi, d’altra parte il direttore del «Corriere della sera», Ferruccio de Bortoli, al quale non deve stare molto simpatico, ha scritto che «finché c’è De Vita non c’è speranza». A proposito, come è andata a finire?
Ma con de Bortoli ci siamo rivisti ed è stato un incontro cordialissimo… Abbiamo fatto addirittura una videochat insieme in diretta, poi una lunga chiacchierata… Tutto a posto, tutto a posto, e comunque non siamo noi a essere antipatici, siete voi che ci disegnate così.

Voi chi?
Anche voi giornalisti. Le racconto questa. L’anno scorso il ministero dell’Economia pubblicò un rapporto nel quale c’era scritto che in un anno i premi assicurativi in Italia erano aumentati più che in tutto il resto d’Europa. Il giorno dopo: grandi titoloni, polemiche, dibattiti. Nessuno si era accorto che nella pagina di fronte il ministero diceva che nello stesso periodo i prezzi dei carburanti in Italia erano saliti meno che in tutto il resto d’Europa. Questo nessuno lo scrisse.

Adesso lo abbiamo fatto. Comunque, dicevamo: euro a parte?
Mettiamola così: il tedesco, quando deve fare il pieno, esce di casa, mette in moto la macchina, percorre qualche chilometro per trovare un distributore, quando l’ha trovato spegne la macchina, scende, infila i 50 euro nella macchinetta e si fa il pieno da solo. L’italiano, invece, esce da casa, accende la macchina, fa 50 metri e trova subito una pompa, spegne il motore, resta in macchina a sentire la radio e si fa servire dal benzinaio. Chiara la differenza?

Sì. Adesso mi dirà che bisogna ridurre i punti vendita.
Di almeno 5-7 mila unità.

E i suoi associati sono d’accordo?
Assolutamente. Però la metà dei 25 mila punti vendita, rispetto ai 12 mila della Francia, non appartiene alle società petrolifere, ma a operatori privati.

I cosiddetti padroncini?
Sì, che poi mettono su il marchio che vogliono o che gli conviene di più.

Ma quattro anni fa non ne avete già chiuse un bel po’ di pompe?
Duemilacinquecento circa.

E non è cambiato niente.
No, perché nel frattempo hanno liberalizzato l’apertura degli impianti e ne sono nati altri 3 mila.

Lei è dunque contro la liberalizzazione?
Ma che c’entra? Io dico che se si vogliono prezzi più bassi bisogna chiudere i punti vendita tenendo conto delle ricadute sociali dell’operazione: ammortizzatori, incentivi per chi accetta di chiudere… Noi siamo pronti.

E se siete pronti perché non li pagate voi i padroncini che vogliono chiudere?
Perché vogliono un mare di soldi.

E allora deve pagare lo Stato?
Beh, se paghiamo noi poi però non ci si può lamentare se i costi aumentano.

La benzina continuerà a crescere?
Dunque, ragioniamo…

Mi dica sì o no.
No, ragioniamo, sennò non si capisce. Lei pensa che sia logico che il prezzo del barile, lentamente, cresca proprio nel momento in cui i consumi sono fiacchi? La legge della domanda e dell’offerta vorrebbe che quando cala la domanda cala anche il prezzo. E come mai, invece, cala il consumo e i prezzi salgono?

È quello che le chiedevo prima. Lei mi ha risposto che è colpa dell’euro e dei padroncini.
Non solo, non solo. È anche colpa della speculazione internazionale che compra petrolio senza consumarlo. Sui mercati i contratti di acquisto o di vendita di petrolio sono 4-5 volte la quantità del petrolio effettivamente spostato fisicamente dal venditore al compratore.

Il disastro al largo della Louisiana ha influito in qualche modo sul prezzo del petrolio?
No, per niente.

Poteva dire di sì, così aveva qualcun altro su cui scaricare le responsabilità.
Acc… è vero. Mi rifaccia la domanda.

Non mi ha ancora detto se ci saranno nuovi aumenti.
Non necessariamente. Anche se l’euro è sceso a 1,21 sul dollaro e il petrolio tende a salire, non è detto che ci saranno aumenti. Certo che se poi l’Opec, contemporaneamente, continua a tagliare la produzione, beh, allora…

Quindi, ricapitolando, i colpevoli sono: l’euro, una rete troppo estesa, il comportamento dei consumatori e la speculazione internazionale. E i petrolieri? Tutti assolti?
Le compagnie che operano in Italia hanno perso 1 miliardo nel 2009 e i primi mesi del 2010 sono partiti non bene anche per l’impennata dei costi e l’aumento della concorrenza.

Concorrenza? Quale concorrenza?
Sconti, promozioni, raccolta punti… Oggi in Italia ci sono almeno 5 mila impianti nei quali si può trovare un prezzo anche inferiore al livello medio europeo. Bisogna cercarli. Fare come i tedeschi.

A me pare che la concorrenza si restringa: l’Erg e la Total si sono unite, l’Ip ingloba il marchio Api…
È la reazione alla crisi.

Che succede se la domanda resta bassa?
Finora abbiamo parlato della distribuzione, adesso parliamo della produzione. Se la domanda resta bassa, succede che produrremo troppa benzina e dovremo pensare a un taglio.

Chiudendo raffinerie?
È inevitabile.

Quante?
Non posso essere preciso, ma diciamo che se le cose non migliorano si tratta di cinque o sei siti. Siccome in ogni raffineria lavorano, in media, 500 persone indotto compreso, lascio fare a lei i conti.

Quando?
In prospettiva succederà ed è un problema europeo. In Francia la Total ha già chiuso la raffineria di Dunquerque dove installerà probabilmente un rigassificatore.

Un’ultima cosa: come mai non ha funzionato il protocollo che avete firmato con i consumatori?
No, noi non abbiamo firmato alcun protocollo. Ci siamo visti con le associazioni al ministero dell’Industria per spiegare loro i meccanismi di determinazione del prezzo cui accennavo prima. Ci hanno chiesto di lasciargli i documenti perché potessero fare le loro controdeduzioni. Sono passati sei mesi. Staranno ancora controdeducendo, suppongo.

Cosa pensa delle auto elettriche?
La mia prossima macchina andrà con la vecchia cara benzina.

Poi le tocca risparmiare…
Evabbuò, vorrà dire che, quando la strada è in discesa metterò in folle.

Commenti

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Il 8 Giugno 2010 alle 14:05 fransua ha scritto:

S.O.S PER PIACERE PRIMA DI FARE UN PASSO IO VOGLIO LA CERTEZZA!!!FATE CAPITARE QUESTO MESSAGGIO A QUALCUNO.NON O SCRITTO IL MESSAGGIO PERCHE NON CI ENTRAVA . ALLORA SCRIVETE IL 3MILLENNIO SU FACEBOOK, AREA DISCUSSIONE”PARLA IL 3MILLENNIO” E LEGGETE!!!
SALVIAMO IL MONDO!!!!!!

Il 8 Giugno 2010 alle 23:40 pasalaam ha scritto:

Certamente, é sempre colpa nostra e della misteriosa “speculazione internazionale”
Perché non ci dice quanti litri di benzina a 1,404 euro, si fanno con un barile che costa 84 dollari?
Come mai, in America, dove lo stesso barile costa gli stessi 84 dollari vendono la stessa benzina a 2 dollari il gallone (5 litri)?
Il resto sono tasse, altro che speculazione.

Il 9 Giugno 2010 alle 10:58 torosummus ha scritto:

Un sistema che potrebbe aiutare a controllare i prezzi sarebbe il rispetto dell’ obbligo di esporre i prezzi ben evidenti fuori dal distributore. In secondo luogo, come faccio io regolarmente, mi rifornisco dal distributore col prezzo migliore. Le differenze sono sempre di almeno 10 cent. Ogni pieno io risparmio 2,5 euro. Se Tutti facessero come me, lasciando all’ asciutto i distributori più cari, regolarmente la legge del mercato farebbe ridurre i prezzi.

Il 9 Giugno 2010 alle 12:51 pv21 ha scritto:

Senza complicarsi la vita basta chiedere a Tremonti il perchè dei prezzi dei carburanti. Rimedierete uno dei suoi “sorrisini” maliziosi. Intanto una TAGLIOLA TRIBUTARIA corrode il potere d’acquisto delle famiglie …
http://www.vogliandare.it/nat/.....sd1.html

Il 10 Giugno 2010 alle 8:47 cavallotti ha scritto:

X Pasalaam
la capacita’di un barile e’di 44 galloni.Ovviamente se dentro ce’ benzina,allora,in questo caso non facciamo altro che moltiplicare-44×5=220.Insomma,li pressappoco,
perche’un gallone non e’esattamente 5litri, ma 4.75lt.
Ma quando parliamo di grezzo,credo che sulla capienza dei litri il discorso cambia.Infatti il costo del grezzo e’basato sul peso e non in galloni.

Il 12 Giugno 2010 alle 20:20 pasalaam ha scritto:

Grazie cavallotti, ma ne sò quanto prima; insomma, quasi niente.
La mia domanda era un po’ provocatoria e tendeva a dimostrare che il costo della materia prima incide in modo irrilevante sul prezzo finale del prodotto.
Senza andare tanto per il sottile, se con un barile si fanno 200 litri di benzina, il costo della materia prima é di 84$:200l=0,42$/l. ovvero circa 35 centesimi di euro.
Con 5% di lavorazione, 5% di trasporto e 10% di beneficio, si potrebbe vendere a 42 eurocents.Questo prezzo corrisponde, più o meno al prezzo americano.
La differenza trà i 0,42c. ed 1,404 € sono le tasse che si intasca il governo e non c’entrano un tubo con il prezzo del greggio.
Quindi quello che dice Pasquale De Vita non é vero.
Ergo, anche se il petrolio ce lo regalassero, lo pagheremmo sempre più caro che in America con un minimo di 0,95 euro ai quali lo stato non rinuncerà mai.

Il 14 Giugno 2010 alle 3:49 spyun ha scritto:

pasalaam, se vuoi dire la tua libero di farlo, il barile consiste in quello che da noi è un fusto, ossia 200 litri e va bene , ma è petrolio e non benzina e nemmeno nafta o diesel, sarebbe troppo facile, ognuno si fa il suo pozzetto di benzina e i distributori chiudono, le compagnie cercheranno altro su cui lucrare. Il problema è la legge di mercato che significa che il prezzo lo stabilisce chi possiede il bene, senza rispettare regole che non ci sono quelle che dovrebbero imporre limiti alla speculazione. Tremonti lo sa ma nicchia, come lo sanno tutti gli economisti del mondo, fa comodo tanto chi lo prende, sai dove, sono sempre i soliti dove tu ne fai parte come tutti i pirla. Io ho la fortuna che da oltre 30 anni ne faccio a meno dell’auto, non saprei che farmene, capisco che non è da tutti, ma sapessi quanti sono a non saperlo.

Il 14 Giugno 2010 alle 11:15 pasalaam ha scritto:

Dicevo soltanto che, facendo i conti, anche se il petrolio ce lo regalassero, lo stato ce lo farebbe pagare almeno 95 centesimi. Gli arabi, i petrolieri e la speculazione internazionale, non c’entrano niente.

Il 16 Giugno 2010 alle 9:59 Panorama News 09 giugno 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:

[...] Il presidente dei petrolieri italiani: il prezzo della benzina sale anche per colpa degli automobili… Pochi minuti prima di intervistare Pasquale De Vita, presidente dei petrolieri italiani, è arrivato l’annuncio che gli esperti attendevano: le compagnie hanno aumentato il prezzo della benzina. [...]

Il 20 Giugno 2010 alle 5:43 Piese Auto Magazin ha scritto:

Piese auto noi RENAULT Megane - Filtru Benzina - 45lei…

I found your entry interesting thus I’ve added a Trackback to it on my weblog :)…

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