
Credits: LaPresse
Il disastro ecologico c’è stato, tuttavia nonostante tutto quello che è successo nel Golfo del Messico e nonostante l’evidente difficoltà di limitare i danni ambientali, la corsa ai giacimenti di petrolio nascosti nei fondali marini non conosce pause. Le multinazionali del settore, infatti, sono impegnate nella ricerca dell’oro nero ormai anche in luoghi che fino a pochi anni fa sarebbero stati considerati semplicemente inaccessibili.
Gli occhi dei ricercatori sono ora puntati su giacimenti ad alcuni chilometri di profondità al largo delle coste dei cinque continenti. I prossimi fondali a essere trivellati, infatti, dovrebbero essere nel Golfo di Guinea, nelle acque territoriali del Ghana e della Nigeria, dove peraltro già da tempo sorgono piattaforme petrolifere e dove le tensioni con la popolazione locale sono altissime. Poi dovrebbe toccare al Mar Nero, altra area ad alto rischio visti i problemi che Paesi rivieraschi come Russia e Georgia hanno avuto di recente.
Infine, le perlustrazioni preliminari all’estrazione di petrolio dovrebbero riguardare l’immenso delta del fiume Orinoco. Amerigo Vespucci battezzò con il nome Venezuela il territorio circostante il fiume, perché le isolette che ne costellano il bacino gli ricordarono la città di Venezia. Oggi le sabbie catramose lungo le coste della foce ispirano ben altri pensieri ai ricercatori della Petrobras, la multinazionale brasiliana specializzata nell’estrazione di petrolio da giacimenti subacquei che già controlla il 25% del mercato e che ha appena iniziato il processo di estrazione quotidiano di milioni di barili dai fondali dell’Oceano Atlantico. Del resto, con le economie di Cina e India in perpetua espansione e la ripresa dietro l’angolo per molti Paesi occidentali, il fabbisogno energetico continuerà a crescere: secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, per continuare a correre la macchina della globalizzazione avrà bisogno di 65 milioni di barili di petrolio al giorno entro il 2030, che andranno trovati a qualsiasi costo e, probabilmente, senza tenere conto dei rischi per l’ambiente.
- Martedì 15 Giugno 2010
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Commenti
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Il 15 Giugno 2010 alle 20:56 lillo111 ha scritto:
è un grosso problema
http://inviaggiocongeniuscard......elle-calze
Il 16 Giugno 2010 alle 23:25 indigesto ha scritto:
Siamo proprio messi male, gentile Professoressa. Se dal punto di vista autorizzativo gli USA hanno lasciato molto a desiderare lasciando scoperti ampi margini per quanto concerne la sicurezza, sia sul piano procedurale che su quello concettuale ( previsione e piano di intervento in caso di massimo incidente), possiamo facilmente immaginare quali possano essere i rischi che l’ambiente correrà con altre amministrazioni e committenze. Speriamo che la Lousiana abbia fatto scuola. Saluti.
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