Energia: con il nucleare bolletta meno cara del 30 cento


Energia: con il nucleare bolletta meno cara del 30 per cento

Stringi stringi, la questione può essere riassunta così: da una parte c’è la fifa di trovarsi con una centrale nucleare a due passi da casa e il problema delle scorie da smaltire; dall’altra c’è la prospettiva di pagare di meno l’elettricità, di dare un bel po’ di lavoro all’industria italiana e, per chi ha a cuore non solo il portafoglio ma anche l’effetto serra, di buttare meno CO2 nell’aria. Ma nella scelta l’argomento soldi conta molto e su questo fanno leva i sostenitori dell’atomo. Il ritorno dell’Italia nel nucleare riequilibrerebbe infatti il mix di fonti energetiche che stiamo usando per produrre elettricità, riducendo i consumi del prezioso gas metano (agganciato al prezzo del petrolio) e abbassando dunque la bolletta.

Di quanto? «Il costo dell’energia scenderebbe almeno di un 20-30 per cento» risponde Fulvio Conti, 63 anni, amministratore delegato dell’Enel, la più grande società elettrica italiana e la seconda in Europa, presente in 23 paesi.

Ma lei vivrebbe vicino a una centrale atomica?
Certo, ho già vissuto per anni vicino a centrali nucleari, quando abitavo con la mia famiglia in Lussemburgo, e non ho mai avuto paura. Il vantaggio dell’atomo è che è una tecnologia ultrasorvegliata e trasparente.

Ed è sinceramente convinto che riusciremo a costruire le centrali nucleari in Italia?
Io sono determinato a farle. Del resto guido una società che già produce il 12 per cento della sua elettricità con l’atomo grazie al nucleare spagnolo e slovacco. E vivo in un Paese dove ci sono 26 impianti a meno di 200 chilometri dai confini e che importa il 14 per cento di elettricità prodotta, in gran parte, col nucleare.

Ma non siamo già in ritardo? L’Agenzia per la sicurezza nucleare non è ancora nata…
Siamo in ritardo di circa 4 mesi sulla tabella di marcia, ma non siamo in una situazione critica, abbiamo tempo: per l’agenzia fino alla fine dell’anno, mentre i siti dei reattori andranno individuati nel 2011.

Gli italiani si convinceranno?
Molti sono convinti, per tutti lanceremo un piano di comunicazione fattuale e scientifica. Sarà dura ma non impossibile.

Che argomenti userebbe?
Per esempio che, sommando la vita operativa delle centrali nel mondo, hanno lavorato complessivamente per 14 mila anni con un solo grave incidente, quello di Chernobyl, che utilizzava una tecnologia superata.

E poi?
Che ci sono circa 60 reattori in costruzione nel mondo e 436 che già lavorano.

E poi?
Che il programma nucleare darebbe un grande impulso allo sviluppo economico del Paese.

E poi?
Ricorderei che il governo di José Luis Zapatero, forte sostenitore delle energie rinnovabili, ha appena deciso di allungare di 10 anni la vita degli impianti nucleari spagnoli. Con mia grande soddisfazione, visto che con l’Endesa ne gestiamo due e siamo partner di altri due.

Vabbe’, può bastare. Nel piano italiano l’Enel dovrebbe costruire quattro reattori per un totale di 6-7 mila megawatt. Chi finanzia un’operazione che costa almeno 16 miliardi?
Uno dei vantaggi dell’energia nucleare è che il suo costo è stabile: quindi si possono fare contratti di fornitura di lunga durata che possono sostenere finanziamenti di progetto a lungo termine.

Per esempio trasformando le imprese in partner: ne avete parlato con la Confindustria?
Abbiamo già avviato contatti con alcuni grandi consumatori di elettricità per farli diventare soci dei futuri impianti nucleari. E siamo aperti ad altri operatori energetici interessati a partecipare al consorzio.

Non è un po’ assurdo che l’Italia possa tornare al nucleare con due tecnologie diverse: la francese Epr, che userete voi, e l’americana Ap1000, che potrebbero usare altri operatori? Non si perdono economie di scala?
Sono due ottime tecnologie, ma certamente sarebbe meglio usarne una sola risparmiando sui costi e aumentando la capacità di controllo.

L’Enel sta costruendo nuove centrali nucleari?
Ne stiamo costruendo una in Slovacchia e partecipiamo, con una quota del 12,5 per cento, al reattore francese di Flamanville, per 1.100 Mw totali. Inoltre il governo romeno ci ha invitato a partecipare alla costruzione dell’impianto di Cernavoda.

Alcuni esperti, come Davide Tabarelli della Nomisma Energia, sostengono che se si usasse più energia elettrica si inquinerebbe di meno. È vero?
L’elettricità è la fonte di energia più efficiente, più versatile, ed è facile da distribuire. Se lei va in Germania o in Svizzera, vedrà che la usano per cucinare. Per non dire della Francia, dove costando poco viene usata anche per riscaldare le case. E se si usano meno combustibili fossili per cucinare o muoversi, si inquina di meno.

Da noi invece l’elettricità si usa di meno perché è cara.
Eh sì, in Italia per produrre energia elettrica si brucia soprattutto il gas (per oltre il 50 per cento) che è molto costoso e segue il prezzo del barile di petrolio. L’Italia per ridurre la bolletta dovrebbe aumentare la quota del carbone e naturalmente introdurre il nucleare.

E l’Enel a che punto è?
L’Enel produce circa un quarto dell’elettricità italiana e ha già un buon mix di fonti: sulla nostra produzione in Italia il gas incide solo per il 23 per cento circa, mentre le fonti rinnovabili, soprattutto idroelettriche, pesano per il 40 per cento, seguite dal carbone con il 32 per cento. A livello mondiale invece abbiamo anche quel 12 per cento di nucleare che arriva dai reattori spagnoli di Endesa e da quelli slovacchi di Slovenske Elektrarne.

Puntate sul carbone che costa poco, però emette un sacco di CO2. In realtà il carbone «pulito » non esiste…
Produrremo più energia con il carbone perché costa meno e perché le nuove tecnologie ci permettono di aumentarne il rendimento, abbattendo molto le emissioni di inquinanti e riducendo quelle di CO2. Nella centrale di Brindisi, e in futuro su larga scala a Porto Tolle, dimostreremo inoltre che è possibile catturare la CO2 e immagazzinarla nel sottosuolo.

Un’operazione che costa e va sussidiata…
Per ora è così. Ma la cattura della CO2 va studiata e l’Enel in questo settore è molto avanti, tanto è vero che, dei sei progetti selezionati per finanziamento dall’Ue, due sono nostri.

Quando andrà in borsa e quanto vi farà incassare la Enel Green Power, la società dove sono confluite tutte le fonti rinnovabili?
Collocheremo circa il 30 per cento della società in ottobre. Dovrebbe farci incassare da 3 a 4 miliardi.

Un collocamento molto importante, ma la Green Power non rischia di essere danneggiata da un eventuale scoppio della bolla delle rinnovabili?
La Enel Green Power è la seconda società al mondo nelle rinnovabili per produzione e la terza per potenza installata con progetti nei prossimi 5 anni per 5 miliardi di euro di investimenti. Ha un esteso parco idroelettrico e uno geotermico, che non hanno bisogno di essere sussidiati, a differenza dell’eolico e soprattutto del fotovoltaico. L’eccesso di finanza dedicata alle rinnovabili esiste ed è importante che gli stati modulino in modo corretto la diminuzione del sostegno pubblico in relazione al calo del costo di queste tecnologie.

Dica la verità: se non ci fosse stato Kyoto che ha reso l’inquinamento un vero e proprio costo, mica vi sareste buttati sull’energia verde.
Non è vero: già prima del 1990 abbiamo iniziato a migliorare l’efficienza delle nostre centrali e da allora in Italia abbiamo ridotto di oltre il 25 per cento le nostre emissioni di CO2 nelle centrali termoelettriche.

Come procede il vostro progetto di «isole verdi» che dovrebbe rendere autonome da un punto di vista energetico
alcune isole come Ischia?

A fatica: si scontra con le resistenze di amministrazioni e interessi locali.

Dovevate fare un impianto per produrre pannelli fotovoltaici con la Sharp a Catania, ma la casa giapponese sembra
defilarsi…

La Sharp si aspetta un sostegno pubblico disponibile nei contratti di programma esistenti che a ora non è stato confermato. Attendiamo con fiducia.

È sostenibile un indebitamento da 51 miliardi per l’Enel?
Realizziamo 16 miliardi all’anno di margine operativo che ci permette di servire il debito, remunerare gli azionisti e continuare a investire. E insieme a operazioni come la quotazione di Enel Green Power faremo diminuire i debiti a 45 miliardi a fine 2010 con l’obiettivo di scendere a 39 nel 2014. Non a caso, nonostante la crisi dei mercati, il nostro rating è rimasto stabile ad A- per Standard & Poor’s e ad A2 per Moody’s.

Che impatto ha avuto la crisi sui consumi di elettricità?
Molto forte nel 2009: per la prima volta i consumi sono scesi in molti mercati dove siamo presenti, tranne il Sud America. Quest’anno invece stanno crescendo: nei primi 5 mesi più 1,8 per cento in Italia, più 3,4 per cento in Spagna e più 4-6 per cento in altri paesi.

Il suo mandato scade nel 2011: verrà riconfermato?
Decideranno gli azionisti, io continuo a pensare e a operare a lungo termine.

Commenti

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Il 21 Giugno 2010 alle 15:14 Panorama News 21 giugno 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:

[...] Energia: con il nucleare bolletta meno cara del 30 cento [...]

Il 25 Giugno 2010 alle 7:35 e.fumagalli ha scritto:

Previsioni all’italiana, partono da 100 e arrivano a 300. tra 20 anni ne parleremo e ci accorgeremo che non è cambiato niente, c’è sempre una scusa buona.

Il 26 Giugno 2010 alle 22:07 Energia: con il nucleare bolletta meno cara del 30 cento | hitechcitta.com ha scritto:

[...] Read more on Panorama on line [...]

Il 22 Novembre 2010 alle 14:19 Nucleare? E’ presto detto | La Mia Notizia - Citizen Journalism in Italia ha scritto:

[...] Bisogna aggiungere che al momento i principali soggetti coinvolti (come ad esempio l’Enel http://blog.panorama.it/econom.....-30-cento/) hanno dichiarato di essere pronti ad investire nell’atomo anche in assenza di sussidi o di [...]

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