Chi ci guadagna davvero con lo Yuan forte

Credits: LaPresse

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La Cina è sotto pressione. Ha problemi economici legati alla crisi finanziaria internazionale, ha problemi sociali che sono tornati alla ribalta proprio in questi giorni con le manifestazioni di protesta organizzate dagli operai, ha problemi di tipo ambientale e anche questioni politiche rimaste in sospeso che creano tensioni a Pechino. Ed è proprio in questo contesto che va inquadrata la scelta della Repubblica popolare di aprire all’Occidente promettendo, dopo due anni di pressioni, di rendere la valuta nazionale più flessibile.

L’annuncio è stato fatto sabato e tra ieri e oggi si sono verificati i primi cambiamenti dal punto di vista degli equilibri monetari internazionali. Anzitutto la Cina ha fissato un tasso di cambio di riferimento per la sua valuta di 6,7980 sul dollaro, più basso di quello di 6,8275 scelto dalla Banca Centrale lunedì. Il tasso di cambio di riferimento è il valore attorno al quale le autorità monetarie cinesi consentono allo yuan di oscillare tra il +0,5% e il -0,5%. E un tasso di riferimento più basso indica un apprezzamento reale della valuta cinese. In secondo luogo, le borse hanno reagito immediatamente, anche se gli indici sono saliti più in Asia che in Occidente.

E’ difficile prevedere oggi come si muoveranno i mercati e fino a che punto Pechino continuerà a rivalutare la moneta nazionale, anche perché la comunità internazionale accusa lo yuan di essere sottovalutato fino al 50%, mentre Pechino immagina un apprezzamento massimo del 3-5%.  Nonostante questa divergenza di opinioni, è comunque possibile provare a capire quali saranno le conseguenze della manovra.

Il vincitore per eccellenza sarà il commercio internazionale, seguito dalle bilance commerciali dei Paesi che più soffrono per il deficit accumulato nei confronti della Repubblica popolare. A seguire, potranno tirare un sospiro di sollievo le aziende che esportano in Cina o altrove, visto che i loro prodotti diventeranno progressivamente più competitivi su tutti i mercati.

A pagarne le conseguenze saranno invece gli esportatori cinesi, che continueranno a pagare salari in Yuan (che ormai non possono più tagliare) e a fissare i prezzi delle loro produzioni sui mercati esteri in euro e dollari. Potrebbero poi essere infastidite talune categorie di consumatori, vale a dire quelle più affezionate ai prodotti (economici) made in China.

Insomma: una Cina sotto pressione all’interno fa concessioni sul piano internazionale per evitare di essere di nuovo accusata in occasione del G20 della prossima settimana di non aver contribuito abbastanza alla ripresa dell’economia mondiale. Pechino difficilmente rivaluterà lo yuan tanto quanto l’Occidente vorrebbe, ma con questa manovra, oltre a salvare la faccia, si assicura il vantaggio di poter acquistare in tutto il mondo materie prime e risorse energetiche a prezzi più vantaggiosi.

Commenti

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Il 25 Giugno 2010 alle 7:02 e.fumagalli ha scritto:

Cara Luna, non vedo perché la Cina deve fare danni a se stessa a favore di una ripresa mondiale, si diano una regolata gli altri e la smettano si sprecare risorse in armamenti. Se il mio vicino di casa va a perdere soldi al casinò son cavoli suoi, mica sono obbligato ad aiutarlo. I problemi interni della Cina sono talmente tanti che ha già da fare a preoccuparsi dei suoi, lo facessero pure gli altri invece di volere sempre avere tutto a favore, le cose cambierebbero.

Il 12 Novembre 2010 alle 0:50 Circolo Luce Del Sud » G20 a Seul: cosa possiamo aspettarci? ha scritto:

[...] paesi occidentali faranno di tutto per convincere la Repubblica popolare a rivalutare lo yuan per tutelare le proprie esportazioni a fronte di quelle cinesi che diventano ogni giorno più [...]

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richard-branson
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rossi-spalla Viviana Da Busti
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