Pomigliano: il 62 per cento degli operai dice sì all’accordo. Una vittoria di Pirro?

Urne chiuse allo stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco, nella notte di martedì 22 giugno (Fiat)

Urne chiuse allo stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco, nella notte di martedì 22 giugno (Ansa)

Chi si aspettava percentuali bulgare è rimasto deluso. Gli scrutini del referendum tra i 4.881 operai dello stabilimento di Pomigliano d’Arco (ex Alfa Sud), aventi diritto di voto sull’accordo siglato da Uil - Fim - Ugl -Fismic e la Fiat, si sono conclusi alle 4 di questa mattina: hanno vinto i sì con il 62,2 per cento dei voti (2.888).

Detto altrimenti, sei operai su dieci hanno scelto la sopravvivenza della fabbrica, accettando le proposte dell’ad Fiat, Sergio Marchionne, di turni di lavoro più flessibili, di norme restrittive sugli scioperi nelle giornate di turni straordinari e di non pagare l’indennità di malattia nei casi di elevato assenteismo.

Certo, in politica queste percentuali sarebbero accolte come un successo (considerando anche l’alta affluenza al voto delle tute blu: 4.642 voti su 4.881), ma non in questo caso in cui in ballo c’è un accordo industriale innovativo per il nostro paese che apre una nuova stagione nei rapporti tra sindacato e imprese al di là del contratto nazionale.

Soprattutto se consideriamo il risultato del no all’accordo, caldeggiato dalla sola Fiom, e che ha raggiunto il 36 per cento (1.673) di voti, quasi quattro operai su dieci. Che nella sconfitta, rappresenta comunque un ottimo risultato per il sindacato di sinistra, che rappresenta circa il 20 per cento degli operai a Pomigliano e che, quindi, è riuscita a convincere anche una fetta di operai delle altre sigle.

E se ora Marchionne ha in teoria la possibilità di procedere con il piano di 700 milioni di investimenti, che prevede il trasferimento della produzione del modello Panda dalla Polonia (dove un operaio in media produce 100 auto l’anno) in Campania (dove la media scende a 7 auto l’anno), il rischio d’altra parte è che la Fiom, perso il referendum, abbia lo stesso le forze per esasperare nei prossimi mesi i contrasti con l’azienda, rallentando di fatto il processo di rilancio dello stabilimento. Tra le ipotesi circolate in queste ultime ore ce ne sarebbe poi una clamorosa: che la Fiat, visti i risultati deludenti del referendum, riveda il suo piano di trasferimento dello stabilimento.  Che, insomma, ritorni sui suoi passi. A quel punto il futuro dell’impianto di Pomigliano diventerebbe molto incerto. A meno, è chiaro, che queste indiscrezioni  non facciano parte di una mossa tattica del Lingotto per aprire un’altra trattativa: questa volta, con lo Stato, per ottenere condizioni più favorevoli in cambio del trasferimento dell’impianto.

Sacconi e Landini: due idee sul futuro di POMIGLIANO

Commenti

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Il 23 Giugno 2010 alle 11:44 vincenzoaliascontadino ha scritto:

MEMORANDUM DO’REFERENDUM NON ALLA FAVOLA DE L’EPIFANI-A?
Quanti operai di questo 36% credono ancora all’Epifani-e? Quanti, di questi sono dello zoccolo duro e puro, detto ” papele papele ” di lasciare tutto le cose alla Status quo? Paisà, songono cambiete le couse tekapì guagliò?
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Il 23 Giugno 2010 alle 12:40 nhico ha scritto:

Lo striminzito 63,4 per cento sembra aver deluso chi si aspettava un plebiscitario risultato. Eppure, e non è un paradosso, in un contesto lavorativo dove il non attaccamento al lavoro è la bandiera da fare sventolare sempre sul ponte del menefreghismo e dell’assenteismo, tanto che i non presenti non sono mai meno di un quinto dell’intera forza lavorativa, sarebbe stata una maggioranza bulgara a dover fare preoccupare. Perché quel risultato avrebbe raccontato soltanto un’inquietante bugia. E costruire un progetto di lavoro a tempo indeterminato sulle ciance e come costruire una casa sulla sabbia. Per quanto bello passa essere il paesaggio sul quale si affaccia, il pensiero delle tegole che , da un momento all’altro, possano venire giù non permetterebbe agli incauti abitanti di gustarselo. In questo modo, invece, il risultato uscito dalle urne ha il volto della reale realtà. Da una parte c’è il 63,4 per cento di gente che vuole conservare il posto di lavoro con l’impegno di sudarsi il salario, com’è giusto che sia, e dall’altra un esercito di sfaticati che vogliono perpetuare il loro soggiorno nella Fabbrica di Bengodi. Ora possono cominciare le trattative. Basta non parlare di aiuto di stato. Pantalone ha già dato. Un risultato positivo ad ogni modo si è ottenuto. Il 63,4% di 5000 fa 3170. E se questa gente non vuole perdere il lavoro, non può essere il restante 1830 ad averla vinta. Anche perché tutti e 5000 a casa, per Pomigliano d’Arco sarebbe la catastrofe.

Il 23 Giugno 2010 alle 12:59 vincenzoaliascontadino ha scritto:

ER BAFFINO DA MOLOVIOANO A SOMMELIER?

Io credo che dopo lo gamba tesa a Romano Prodi, eletto dallo zoccolo duro del Pci turandosi il naso, D’alema volendo strafare ha distrutto tutto così i kompagnuzzi a guida del Paese con Governo il Pci o pardon il Pd, il disarcionamento ha disorientati i Catto-Comunisti che hanno in mano il Paese, che ora resta saldo nelle mani di Berlusconi Cavaliere vero sì, ma senza scudieri affidabili a parte gli amici come il detto: chi ha un amico trova un tesoro.
I Kompagnuzzi questo tesoro lo hanno sì, ma ancora nascosti in qualche sperduto conto emesso a loro favore dal Kgb nei paesi dell’Est come non capirli, forse non lo si sapeva che nella Cgil di Via San Gregorio avevano di tutto per fare volantini e tazebao? Forse non si ciclostilava o si stampavano le riviste della triplice in questa sede? Altri come abbiamo visto, passati al vaglio dal Pool di “ Tangentopoli di Mani Pulite ” così quelli sporche di inchiostro sbiancate candide , ma visto il l’andazzo e piega che volge le tante richieste per Tonino il santo di Montenero di Bisaccia, che straparla che ce la passiamo male mentre lui le bisacce (c/c) sono pieni di miliardi, senza contare le regalie e fabbricati e l’affermazione del mio amico Bettino “ Il tempo è galantuomo! ” questi nodi sono al pettine!
Ecco il “ Va pensiero “di D’Alema ringalluzzito dal suo fallimento all’attualità anche nel piantare viti vietate: l’Ikarus ( flottiglia di Hamas ), accusa Berlusconi che insiste: “ Lavoro e sviluppo! “ intanto, molti di loro non hanno né titoli di studi, tanto meno un mestiere e molti non sanno dove sta il Darfour, dediti al mestierante Politico esperti soli di “ Tangenti parallele, mentre al Cipputi&Son l‘hanno preso con l‘uccello Padulo per intenderci “ Tango a Parigi ”, da quei Sindacalisti, talmente miopi che si decide con referendum e, se questi pagherebbero un giuslavorista non difesi di più o i Kompagnuzzi Br li accopperebbero come Marco Biagi, Ezio Tatantelli o ammonito come Pietro Ichino? E io pago!
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Il 23 Giugno 2010 alle 13:03 carlo.tosi ha scritto:

Scommettiamo che la Fiat sperava nel “NO” al referendum per potersi defilare scaricando la colpa sui lavoratori?
Ed ora che invece è passato il “SI”, anche se con % più bassa delle attese, la Fiat prenderà a pretesto questa bassa % per rimangiarsi gli accordi ed abbandonare Pomigliano comunque. Comunque il referendum era un ricatto bello e buono. Non c’è niente da fare, queste mega aziende danno da lavorare alla gente solo finchè rivevono aiuti, sovvenzioni, ed agevolazioni. Appena questi si riducono, loro prendono il volo.

Il 23 Giugno 2010 alle 16:13 Panorama News 23 giugno 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:

[...] Pomigliano: il 63 per cento degli operai dice sì all’accordo. Una vittoria di Pirro? [...]

Il 23 Giugno 2010 alle 18:12 pv21 ha scritto:

Quando non c’è politica industriale l’unico a parlare è il Ministro del Lavoro. Le strategie industriali sono diventate il sottoprodotto delle trattative sindacali. Scajola si è dimesso e con lui sono spariti i progetti alternativi di Termini Imerese. Resta il siparietto offerto da PANTOMIMA e RIMPIATTINO …
http://www.vogliandare.it/nat/.....nc1.html

Il 25 Giugno 2010 alle 7:17 e.fumagalli ha scritto:

22 miliardi di redditi occulti sfuggiti al fisco, 170 mila conti all’estero scoperti dalla GF più altri 7 mila in una sola banca svizzere. Tutti a sfavore di sfaticati operai? chiaro che l’assenteismo è dannoso ma ci sono pure metodi per curarlo. è come la sanità, basta responsabilizzare i medici ad essere più sobri e non di manica larga. Il poveraccio che vede queste cose fa il furbo a modo suo e ha anche ragione, vedendo il comportamento di chi sta molto meglio di lui. A mio avviso la Mercegaglia & C. mirano al ritorno del tempo antico tipo padrone delle feriere. Bei tempi quelli, se poi tornassimo alla schiavitù meglio ancora.

Il 25 Giugno 2010 alle 16:42 Lo sciopero della Cgil: in piazza c’è Di Pietro, manca Epifani - Economia - Panorama.it ha scritto:

[...] del Veneto, 70 mila a Milano e a Napoli, che ha visto protagonisti al corteo i lavoratori di Pomigliano (tra loro anche Nichi Vendola e Antonio Di Pietro a caccia di voti); 40 mila a Roma. IL CORTEO A [...]

Il 1 Luglio 2010 alle 17:43 Pomigliano: ma quando deciderà la Fiat? - Economia - Panorama.it ha scritto:

[...] avrebbe spinto il management Fiat a chiudersi a riccio. Non c’è stato, infatti, l’atteso plebiscito: il numero dei sì ha superato di poco il 60 per cento. Un risultato positivo, ma che ne nasconde [...]

Il 29 Luglio 2010 alle 11:41 Fiat: la marcia di Marchionne per liberarsi dal contratto nazionale - Economia - Panorama.it ha scritto:

[...] nata nei giorni del braccio di ferro sugli accordi per Pomigliano. Poi la decisione di spostare la produzione della nuova monovolume [...]

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Giampiero Cantoni
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