
Non è vero che nessuno, a parte l’osannato Nouriel Roubini, aveva previsto la grande crisi che dal 2007 sta spazzandoi mercati mondiali. Alcuni, pochi per la verità, ben prima del crac cercavano di attirare l’attenzione delle grandi istituzioni internazionali sui rischi che stavacorrendo l’economia globale.
Fra questi c’è un italiano: si chiama Claudio Borio, 52 anni, nato a Ivrea, vissuto in Argentina e laureato a Oxford.
Il fatto di essere piemontese e di lavorare in Svizzera lo rende particolarmente allergico alla pubblicità. E infatti, pur ricoprendo un incarico importante, è praticamente sconosciuto al grande pubblico. Ma, ai primi di maggio, improvvisamente il suo nome è apparso in un ampio articolo pubblicato dal Financial Times. È una lunga conversazione con Roubini e a un certo punto l’autore, Gillian Tett, ricorda che possono attribuirsi il merito di avere visto il disastro prima che accadesse anche William White e Boriodella Banca dei regolamenti internazionali(Bri).
Borio chi? Una ricerca su internet rivela che Borio ricopre la carica di vicecapo del dipartimento economico e monetario ed è membro del comitato esecutivo allargato della Bri, un’organizzazione con sede a Basilea che promuove la cooperazione monetaria e finanziaria su scala mondiale e funge da banca delle banche centrali. Ma tra i documenti che spuntano dalla rete ce n’è uno particolarmente significativo: un’intervista concessa nel 2009 alla Bloomberg da White, ex capo di Borio.
White cita un episodio che rese famoso lui e il collega italiano nel ristretto club degli esperti di economia: siamo a fine agosto 2003 in un lodge nel Grand Teton National Park, nel Wyoming, e White sta preparando la relazione che terrà all’incontrom annuale delle banche centrali di tutto il mondo che si svolge a Jackson Hole: «Claudio mi disse di non perdere l’occasione, “ci saranno tutti”». L’occasione per ribadire, soprattutto al capo della Federal Reserve Alan Greenspan, che all’orizzonte incombevano grossi rischi per l’economia. Borio non commenta l’episodio. Ma ammette che quella presentazione fu controversa. Il vero pericolo che stavamo correndo, sostenevano Borio e White, non era tanto un riacutizzarsi dell’inflazione, quanto l’inesorabile aumento dell’instabilità finanziaria che avrebbe minato le basi dell’economia.
I due economisti descrivevano uno scenario dove «una insostenibile espansione del credito, accompagnata da un aumento dei prezzi delle attività sia reali sia finanziarie, in particolare
degli immobili, viene sostenuta da una forte propensione al rischio da parte degli operatori».
Una tesi allora controcorrente che sfortunatamente si è tramutata in realtà 5 anni dopo.
Ma l’allarme lanciato nel Wyoming non fu raccolto da Greenspan e dai banchieri americani.
Borio sottolinea che quel «paper» era solo l’ultimo di una serie di studi e analisi che almeno dal 2000 proseguivano lungo lo stesso solco. E che le relazioni annuali della Bri hanno più volte ribadito lo stesso concetto: «Dire che ho previsto la crisi è un po’ esagerato» si schermisce.
Ma è andata proprio così. Per fortuna, ora Borio guarda al futuro con più fiducia. Nonostante le misure di austerità che, secondo alcuni, potrebbero minare la ripresa economica: «Non credo che la ripresa verrà bloccata.
Come temevamo un anno fa, i rischi di instabilità vengono ora più dalle finanze pubbliche che da quelle private. E a lungo andare un eccesso di indebitamento pubblico ci riporterebbe agli anni Settanta, con una presenza eccessiva degli stati nell’economia e un’inflazione più alta. In questo contesto è importante rimettere in ordine i conti degli stati. Non c’è scelta, se questo aggiustamento fiscale non viene fatto ora, bisognerà farlo comunque più tardi: e sarebbe più doloroso».
- Lunedì 28 Giugno 2010

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Commenti
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Il 28 Giugno 2010 alle 11:08 sottopensiero ha scritto:
Secondo me si è sempre sbagliato termine. Non bisogna chiamarla crisi ma bensì riequilibrio mondiale. Alla fine si tratta di un ribilanciamento economico/finanziario. Ha fatto capire che ci trovavamo sulla strada sbalgliate speriamo di imparare dai nostri errori.
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