- Tags: africa, delocalizzazione, etiopia, Ghana, mondiali, povertà, Sud Africa, turismo
- 4 commenti
Nell’era in cui tutto è possibile, anche l’Africa sembra essere pronta ad affrontare e vincere le nuove sfide del business internazionale. Ci ha provato l’Etiopia, che con tassi di crescita ‘cinesi’ - nell’arco di un lustro gli aumenti del Pil sono oscillati tra il 7 e l’11% - punta a risolvere entro il 2015 il problema della povertà e a far salire, in questo caso entro il 2025, il reddito pro capite dagli attuali 300 a 2.000 dollari l’anno. Se riuscirà a raggiungere questi obiettivi, Addis Abeba si si ritaglierà un ruolo di assoluta protagonista nella rinascita economica del Corno d’Africa.
Il Sud Africa prova a fare altrettanto e, aiutato dai mondiali, continua ad accumulare i profitti derivanti dal turismo (calcistico e non), dagli introiti pubblicitari e dagli investimenti infrastrutturali che hanno dato un volto nuovo al Paese. Per non parlare dell’indiscusso successo di immagine ottenuto da quello che resta uno dei Paesi più avanzati del continente.
Ma la vera sfida dell’Africa del terzo millennio è quella di affiancare Cina e India nell’offerta di ‘aree ideali per la delocalizzazione‘. Di aziende, di call centre o di zone economiche esclusive non importa. La vera differenza sta nel far capire al resto del mondo che l’Africa non è più soltanto il mercato più adatto a barattare macchinari con materie prime, ma (potenzialmente) il nuovo leader dell’outsourcing e dell’information technology.
L’ultimo Paese che ha deciso di cimentarsi in questo settore è il Ghana, che con l’aiuto di Africa Development Bank e di partner cinesi sta cercando di mettere insieme i 40 milioni di dollari necessari a costruire il Ghana Ciber City, un parco tecnologico che punta a costruire partnership di ampio respiro con i colossi tecnologici dell’Occidente. Seguendo le orme del Dakar Technopolis del Senegal e del Kigali Ict Park del Ruanda.
- Giovedì 8 Luglio 2010
EURO SI O NO?
STRATEGIE E NUMERI DELLA BIG IPO
COME SI CALCOLA
LA CRISI IN CIFRE
FAME, DISOCCUPAZIONE, NUOVI POVERI
ECONOMIA 2.0
IL PIANO MONTI
LA RIFORMA: ARTICOLO 18, PROPOSTE, DIBATTITO
LA RIFORMA, I NUMERI, LE POLEMICHE
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
START UP E IL NETWORK ITALIA-USA
APPLE - LUCI E OMBRE
FOTOGRAFIA EUROPEA 2012
IL GRAFICO DELLA SETTIMANA
VITE STRAORDINARIE
DIETRO LE QUINTE
IL MADE IN ITALY DI SUCCESSO










IL MEGLIO DEL 2011
G20 di Cannes: i protagonisti e le loro sfide






Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 8 Luglio 2010 alle 13:25 indigesto ha scritto:
Se ho ben capito, gentile Professoressa, si sta parlando dello sviluppo economico dell’Africa “nera”. Mi riesce francamente difficile pensare ad uno sviluppo globale delle diverse etnie che la caratterizzano, sia per le rivalità mai sopite, che si riverseranno nel settore economico, sia per la penetrazione del mondo musulmano in questa parte del Continente.
Restando sul generico credo poi che accodarsi allo sviluppo tecnologico dell’Occidente sappia di effimera contropartita alle risorse minerarie che buona parte di questi Paesi possiede. La tecnologia informatica non può riempire da sola i vuoti delle tecnologie di base, come quella agraria per citarne una, atte a soddisfare i bisogni primari di quei popoli. Può essere una delle strade, certamente la più attraente ed invitante, ma se non le si affiancano attività prioritarie di sviluppo vedremo, tanto per sorriderci su con un’immagine, africani dotati di Personal Computer nelle capanne e a dorso di cammello per coprire la distanza dal più vicino Parco tecnologico. Cordiali saluti.
Il 8 Luglio 2010 alle 17:53 pasalaam ha scritto:
L’Africa manca di tutte le infrastrutture intermediarie che permettono ad un Paese di attirare e far fruttare gli investimenti. Edificare case ed uffici, non basta, ci vogliono: strade, ferrovie, fognature e sopratutto: igiene e sicurezza.
Gli africani avevano parte di queste infrastrutture all’uscita dal colonialismo. Le hanno distrutte.
Con le centinaia di miliardi che hanno ricevuto avrebbero potuto divenire la Svizzera del Sud. Quelli che non sono stati spesi in guerre, sono finiti nei paradisi fiscali.
Devono inoltre affrancarsi dall’abitudine al saccheggio che non permette loro di conservare quello che ricevono.
In fine, dubito molto che i loro nuovi amici cinesi e mussulmani gradiscano la loro emancipazione. Gli uni temono la concorrenza di lavoratori a basso costo, gli altri cercano solo schiavi. Ambedue li derubano senza vergogna.
Per quanto riguarda il presunto benessere del Sudafrica, non dimentichiamo che stanno ancora vuotando le casse dei soldi lasciati dai bianchi. Finiranno presto e si ritroveranno come la Rodesia ed il Kenya. Anche loro erano fiorenti quando cacciarono i “coloni” però bastarono loro dieci anni per finire in rovina. il tempo di vuotare le casse.
I giornalisti che scrivono questi articoli, forse dovrebbero rileggersi quelli che scrissero i loro predecessori nel 1960/65. Stesse speranze, stesse parole, si vede come é finita.
Il 9 Luglio 2010 alle 12:41 Panorama News 9 luglio 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:
[...] L’Africa non vuole perdere il treno dello sviluppo [...]
Il 9 Luglio 2010 alle 17:19 sottopensiero ha scritto:
Portiamogli l’informazione e daranno il via ad uno sviluppo di massa, creare la condivisione della conoscenza, questo è l’aiuto più concreto ed utile che possiamo dargli.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.