di Luca Sciortino
FULCO PRATESI: PERCHE’ NO…
Se non credono nel nucleare, quale ricetta propongono gli ambientalisti per il futuro energetico dell’Italia? Lo spiega Fulco Pratesi, 76 anni, fondatore e presidente onorario del Wwf Italia che è convertito all’ambientalismo negli anni ‘60 fino a ricoprire importanti cariche internazionali. Tra queste quella di membro del Consiglio Nazionale dell’Ambiente (CNA), un organo che fornisce al ministro pareri su delicati temi di ecologia.
Dottor Pratesi, qual è il mix perfetto di fonti energetiche per il nostro paese?
Da un punto di vista puramente ideale. sarebbe 50% efficienza energetica e 50% energia rinnovabile. L’Italia ha il potenziale fotovoltaico più alto fra i Paesi UE, confrontabile solo con Grecia, Portogallo e Spagna. Quindi bisogna incrementare il solare termico e geotermico, mentre l’energia eolica sfruttabile in centrali di grande potenza è disponibile solo in limitate aree del territorio. L’impatto ambientale non può essere trascurato (per nessuna fonte), per questo servono linee guida che assicurino sempre la soluzione con minori conseguenze.
La diminuzione della domanda e l’incremento delle rinnovabili determinaneranno un graduale ridimensionamento dei combustibili fossili. Per la transizione possiamo sfruttare l’ampia disponibilità di gas ed eliminare petrolio e carbone, molto più inquinanti.
E se puntassimo sul nucleare in questa fase di transizione?
No, il nucleare è una scelta sbagliata, ideologica e costosa, oltre che pericolosa dal punto di vista ambientale e della sicurezza. La produzione da nucleare copre un 2% dei consumi elettrici mondiali e nessuno studio scientifico serio prevede che per il futuro possa fornire un maggiore contributo. Quindi il nucleare è già oggi, e resterà, meno rilevante di una fonte rinnovabile come l’idroelettrico. Negli USA dagli anni ’80 non si costruiscono nuovi impianti perché sono troppo costosi. In un periodo di crisi economica, l’Italia non deve buttare soldi ma puntare sul futuro. L’alternativa esiste già, come hanno dimostrato numerosi studi del WWF e non solo.
Supponiamo che la sua sia la situazione ideale. Come possiamo raggiungerla?
Basterebbe coprire di pannelli fotovoltaici lo 0,8% del territorio italiano, occupando superfici già costruite o cementate, per soddisfare il 100% dei consumi nazionali di elettricità. Grazie agli incentivi in Italia si è avuta un’impennata del fotovoltaico (e delle rinnovabili in genere) e questo trend andrebbe mantenuto, mentre oggi si ridiscute già.
E la sua ricetta per la ricerca italiana nel campo dell’energia?
La L’Italia ha grandi potenzialità anche nella produzione dei pannelli. Alcuni importanti centri di ricerca andrebbero potenziati, come quelli sul nuovo solare per sfruttare la fotosintesi naturale. Un grande investimento da fare è anche quello sull’efficienza energetica. In passato molti investimenti avrebbero fruttato di più se fossero stati il perno dei piani di innovazione delle imprese e dei singoli settori, a cominciare dall’edilizia.
Il primo obiettivo che ci dobbiamo porre?
Ne abbiamo già uno fissato dall’UE che il governo deve sempre tenere presente: tagliare le emissioni almeno del 20%, raggiungere almeno il 20% della produzione con fonti rinnovabili entro il 2020 e risparmiare il 20% dell’energia primaria con misure di efficienza energetica.
LUCIANO MAIANI: PERCHE’ SI’
«Il ritorno al nucleare in Italia metterebbe in moto investimenti industriali considerevoli. Non ci conviene restare fuori.» Così Luciano Maiani, 69 anni, nato a San Marino, ex-direttore del Cern di Ginevra e professore di fisica teorica all’università di Roma La Sapienza. Come scienziato deve la sua fama alla collaborazione con i fisici Sheldon Lee Glashow e John Iliopoulos nel 1970, che portò alla previsione dell’esistenza di un quarto quark (uno dei costituenti fondamentali della materia) oltre i tre già conosciuti, poi scoperto nel 1974. Oggi, nel suo ruolo di presidente del Cnr, suggeriscela direzione che l’Italia potrebbe seguire sulla politica dell’energia.
Professor Maiani, considerate le caratteristiche economiche, geologiche e climatiche dell’Italia qual è il mix di energie più desiderabile per questo paese?
il mix attuale è composto per circa l’80% da fonti fossili e questa quota deve essere assolutamente ridotta nei prossimi anni. Non esiste un’unica soluzione, ma occorre incentivare varie fonti alternative ai fossili, senza dimenticare il risparmio energetico.
Siccome l’Italia acquista una quota di energia elettrica dall’estero, Francia, Svizzera, etc., in prevalenza di origine nucleare e corrispondente a circa il 12% dell’energia elettrica consumata, la prima cosa da fare è rimpiazzare questa quota con energia nucleare prodotta dal nostro Paese. Questo aumenterebbe la sicurezza degli approvvigionamenti con un carico di emissione di CO2 essenzialmente trascurabile.
E che altro farebbe?
Promuovere il risparmio energetico. Questo è è un settore in cui si può fare moltissimo. Il settore civile è responsabile oggi del 30% dei consumi energetici complessivi in Italia (quindi non solo elettrici, ma anche termici). Un’abitazione italiana di 100 metri quadri consuma in media 15.000 kWh/anno in termini di combustibili fossili (normalmente metano o gasolio). E’ ormai dimostrato da esperienze pratiche che è possibile, con un extracosto inferiore al 10%, costruire abitazioni che consumino meno di 30 kWh a metro quadro all’anno, con un risparmio dell’80% sui consumi finali. Con ulteriori accorgimenti è possibile costruire case passive, con un consumo nullo per il riscaldamento, o addirittura “attive” cioè produttrici di energia attraverso piccoli impianti che utilizzano fonti rinnovabili. Queste soluzioni sono già possibili, non sono fantascienza e saranno obbligatorie nei prossimi anni: infatti una recente direttiva UE rende obbligatoria la costruzione di edifici a consumo quasi zero in tutta Europa dopo il 2020. Bisogna anche puntare sulle energie rinnovabili. In buona sostanza occorre avere come punto di riferimento le le previsioni dell’IEA sul possibile contributo delle varie fonti per la riduzione delle emissioni mondiali di CO2 nel 2050: interventi sull’efficienza energetica (36%), rinnovabili (21%), nucleare (6%).
Quanto tempo occorre all’Italia per costruire una centrale nucleare?
Direi che la stima dell’Enel è credibile: inizio costruzione 2015, fine lavori 2020, quindi 5 anni per la sola costruzione, 10 anni da oggi per l’intera procedura. Alcuni comunque ritengono ottimistica questa stima. Allora ecco un esempio concreto: il reattore nucleare di tipo EPR di terza generazione da 1600 MW, in costruzione ad Olkiluoto, in Finlandia (costruttori AREVA e SIEMENS) della stessa tipologia prevista in Italia. Costruzione iniziata nel 2005, data inizialmente prevista per la consegna 2009, a seguito di ritardi oggi la data prevista di fine lavori è il 2012. Tempo complessivamente previsto incluse autorizzazioni 13/14 anni.
E i costi?
Una centrale tipo da 1000 MW costra 2,6 miliardi di euro secondo la stima Enel. Il reattore nucleare di tipo EPR di terza generazione da 1600 MW, in costruzione ad Olkiluoto aveva un costo previsto da contratto di 3,2 miliardi di euro, oggi il costo è salito a 5,3 miliardi di euro.
Ci conviene davvero una spesa del genere?
L’energia nucleare, già con i reattori dell’attuale terza generazione è una fonte affidabile e necessaria, almeno fino a quando non si arrivera’ alla energia da fusione nucleare controllata. India, Cina e Brasile, e anche diversi paesi europei stanno considerando la scelta nucleare. Il suo ritorno in Italia metterebbe in moto investimenti industriali considerevoli in tecnologie avanzate e ci permetterebbe di entrare nei nuovi mercati con molta maggiore incisivita’ e ricavi superiori. Non ci conviene restare fuori.
Vede, da Chernobyl in poi allora la situazione e’ cambiata drasticamente. Non solo non si sono verificati incidenti di qualche rilevanza nelle centrali in funzione, ma la sicurezza di funzionamento e’ migliorata al punto da aumentare la vita di delle centrali nucleari da 40 anni a 60 anni. Così, sebbene nessuna nuova centrale sia entrata in funzione dopo Chernobyl, la quota mondiale di energia elettrica di origine nucleare è la stessa che ai tempi di Chernobyl, intorno al 16%. Il problema delle scorie poi si è rivelato fronteggiabile.
Quanta energia rinnovabile possiamo ragionevolmente ottenere in Italia e con che tempi?
L’obiettivo fissato dall’Europa per il 2020 e’, per l’Italia, di raggiungere una percentuale di energia rinnovabile del 17%, che significa triplicare l’attuale produzione. Questo obiettivo è ritenuto quasi impossibile da molti, a meno che non si investa fin da ora in ricerca ed innovazione, al fine di sviluppare una filiera industriale nazionale ad elevato contenuto innovativo. Inoltre occorre ricordare che in Italia esistono forti potenzialità ancora inespresse negli usi termici delle fonti rinnovabili, cioè per la produzione di calore, come solare termico, biomasse, geotermia a bassa entalpia.
Come pesa un eventuale ritardo della politica sulle scelte energetiche che lei ha delineato?
Il ritardo purtroppo c’è già stato anni fa, quando l’Italia ha rinunciato al nucleare dopo il referendum del 1987 ed ha smantellato il CNEN, trasformandolo in ENEA. Il CNEN negli anni ‘60 e ‘70 era un Ente dal prestigio indiscusso, con tecnici preparatissimi che però non hanno potuto trasmettere alle successive generazioni praticamente nulla del loro sapere. Abbiamo ancora, nell’industria e nel sistema della ricerca, risorse umane e di know-how per ripartire, ma non c’e’ tempo da perdere. Ora possiamo ancora di tornare ad essere dei protagonisti al livello della quarta generazione.
Ci sono comunque prospettive di decrescita nei costi delle rinnovabili…
Sicuramente il costo di tutte le rinnovabili tende rapidamente a scendere e di questo occorre tenere conto. Tuttavia, le rinnovabili, almeno quelle che conosciamo ora e per un orizzonte temporale realistico, non hanno la capacita’ di rimpiazzare il nucleare. Il Politecnico di Milano ha costituito un Osservatorio sul solare (l’Energy & Strategy Group) che fornisce annualmente importanti dati su questa fonte, e prevede il raggiungimento della “grid parity” (cioè della convenienza economica anche senza incentivi pubblici) del fotovoltaico anche prima del 2020, soprattutto per gli impianti di media taglia nel Sud Italia. Un aumeno del fotovoltaico porterà naturalmente una diminuzione di richiesta elettrica dalle centrali convenzionali, ma aumenterà i problemi sulla rete, perché la gestione di un sistema complesso formato da migliaia di piccoli impianti a fonti rinnovabili che scambiano energia con le rete elettrica deve essere correttamente gestito se si vuole evitare il collasso. Questa nuova struttura della rete elettrica viene detta di “generazione distribuita” (o “smart grid”).
Sembra che entro il 2020 il 25-30 per cento per cento del mercato nelle città italiane potrà essere ibrido ed elettrico puro. Quale potrebbe essere il ruolo delle nuove centrali nucleari ?
Questa previsione del 30% di veicoli elettrici/ibridi nel 2020 non sembra molto realistica, perché, in base al parco auto italiano attuale (circa 35 milioni di autovetture), significherebbe avere 10 milioni di autovetture elettriche e ibride in circolazione. In effetti però le prospettive sembrano migliori per le autovetture ibride, che potranno effettivamente aumentare la loro quota di mercato in modo significativo nei prossimi anni. La ricarica delle batterie dei veicoli elettrici dovrebbe avvenire di notte, e questo è un aspetto molto positivo per le grandi centrali che non possono mai essere fermate del tutto e di notte tendono ad essere sottoutilizzate. Questo vantaggio di migliore utilizzazione vale naturalmente per qualunque tipo di centrale elettrica, anche nucleare.
- Martedì 20 Luglio 2010


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Commenti
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Il 21 Luglio 2010 alle 16:32 fsl ha scritto:
Non si può continuare ad affermare che nel mondo nessuno più costruisce centrali nucleari, non è vero, vedi gli USA e molti stati europei ne discutono o stanno per avviare i cantieri.
Augurarsi di ricoprire quasi l’1% del territorio con pannelli solari è un … colpo di sole!
Infatti in Puglia molti agricoltori hanno convertito i loro stenti raccolti con i canoni per l’installazione di orride monocolture di pannelli solari; è questo che vuole il WWF? Ma quale copertura di areee industriali o urbane, rischiamo di distruggere i nostri paesaggi in questo modo!
L’energia nucleare è il modo più veloce per ridurre drasticamente le nostre emissioni di CO2.
Inoltre non dobbiamo dimenticare che la nostra dipendenza dal petrolio ci rende soggetti a facili ricatti da parte di paesi esteri e ci crea problemi ogni volta che una crisi internazionale minaccia le vie di approviggionamento.
Quindi il nucleare è una scelta STRATEGICA prima che economica, aprite gli occhi, ambientalisti!
Le altre fonti sono ugualmente necessarie, non sono un’alternativa alle centrali nucleari, ma solo ai combustibili fossili.
Queste sciocche discussioni servono solo a perdere tempo nell’avvio di una nuova politica energetica nazionale.
Il 21 Luglio 2010 alle 21:25 pasalaam ha scritto:
Ben detto, fsi.
I soli paesi che rispettano i criteri di quella grande cretinata che é il protocollo di Kyoto, sono quelli che utilizzano il nucleare.
Tutte le altre fonti di energia, sono specchietti per le allodole. Costosissime, inefficenti e dannose.
Particolarmente dannoso é l’eolico che deturpa il paesaggio, non produce nulla, costa moltissimo e per evitare che si danneggi restando immobile, deve essere mosso con motori diesel!
Ecologisti come le angurie: verdi fuori, rossi dentro e pieni solo di acqua.
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