AAA passaporti occidentali cercansi. In Cina

Festeggiamenti per il capodanno cinese nella Chinatown di Vancouver (Credits: LaPresse)

Festeggiamenti per il capodanno cinese nella Chinatown di Vancouver (Credits: LaPresse)

Comprare il passaporto è possibile. Per lo meno in alcuni Paesi, e soprattutto se, in un momento di crisi generale, si promettono in cambio investimenti. I protagonisti di questo scambio sono i cinesi ricchi, mentre il Paese che ha raddoppiato in un anno il numero di ‘residenze permanenti’ concesse a cittadini della Repubblica popolare (1.823 solo nel 2009) è il Canada.

L’età media di chi chiede un visto per l’Occidente oscilla tra i 40 e i 45 anni, ha raccontato alla BBC Vincent Chen, un consulente in materia di visti che in un albergo a cinque stelle di Shanghai ha aiutato un gruppo di trenta industriali interessati a capire come barattare i rispettivi capitali con un passaporto occidentale. ‘Non è necessario conoscere l’inglese, e non bisogna avere timori dal punto di vista dell’integrazione’, recita un messaggio promozionale sul Canada. ‘Ma senza un ricco conto corrente è inutile presentare la domanda di trasferimento’, dovrebbe mettere in chiaro il video, per lo meno nei sottotitoli. Anche perché per ottenere la residenza permanente in Quebec un cinese deve garantire un investimento di 300mila Euro e  avere almeno due anni di esperienza manageriale.

Una formula nettamente più conveniente di quella proposta dal Regno Unito, che chiede agli aspiranti concittadini di investire in cinque anni poco più di un milione di Euro, o degli Stati Uniti, che pretendono un investimento di 760mila Euro in un’attività in grado di generare almeno dieci nuovi posti di lavoro. Per ricevere una risposta definitiva bisogna aspettare due anni e mezzo per il Canada, uno e mezzo per l’America e solo tre mesi per l’Inghilterra.

Ma cosa cercano i cinesi all’estero? La Repubblica popolare è uno dei pochi Paesi che continua a crescere e che sembra avere la forza e la capacità di non farsi travolgere dalla crisi economica internazionale. Pechino deve risolvere una serie di problemi interni, ma, dall’esterno, sembra essere ancora in grado di offrire buone opportunità a una popolazione impaziente di crescere. Alla classe media questo non basta: vogliono trasferirsi all’estero per poter usufruire di un sistema sanitario migliore e per poter mandare i propri figli in scuole prestigiose. Ma in tanti iniziano a considerare anche il privilegio di abitare in città meno inquinate…e più libere.

Negli altri Paesi europei non esistono programmi di questo tipo, ma è possibile che nel medio periodo Italia, Francia o Germania finiscano col farsi influenzare dai cugini anglosassoni. Mentre a Pechino c’è già chi si lamenta e ritiene di dover fare al più presto qualcosa per limtare il più possibile questa massiccia fuga di cervelli (con capitale).

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Giampiero Cantoni
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