Fiat: la marcia di Marchionne per liberarsi dal contratto nazionale

Sergio Marchionne

Sergio Marchionne

Quello pronunciato dall’ad Fiat Sergio Marchionne durante l’incontro con le parti sociali è suonato a molti come un ultimatum: primo, il piano Fabbrica Italia, che è stato confermato (”la Fiat è l’unica tra le aziende disposta a investire 20 miliardi di euro nel paese”), è un progetto e non un accordo; secondo, il piano è confermato a patto che ci siano delle garanzie che gli stabilimenti possano funzionare. Perché per la Fiat ora “ci sono solo due parole che richiedono di essere pronunciate: una è sì, l’altra é no”.

Marchionne, insomma, ha spiegato ai sindacati, soprattutto alla Fiom, che la sua è una semplice richiesta per avere “più affidabilità” e “più normalità in fabbrica”. E respinge al mittente le accuse di ricatto ai lavoratori, di violazione della legge o addirittura della Costituzione. “Non voglio più commentare assurdità del genere”, ha tagliato corto l’ad Fiat.

Sospetti nati nei giorni del braccio di ferro sugli accordi per Pomigliano e alimentati dalla decisione di spostare la produzione della nuova monovolume (che sostituirà la Lancia Musa, Fiat Idea e Multipla) in Serbia; una scelta, quella della Fiat, vissuta dai sindacati come una sorta di avvertimento: se non state alle nostre condizioni, ci spostiamo all’estero. Poi l’indiscrezione, pubblicata da Repubblica e che ha tenuto banco nei giorni scorsi, secondo cui il Lingotto avrebbe intenzione di lasciare Federmeccanica e disdire così il contratto nazionale che regola il rapporto coi suoi dipendenti.

In quest’ottica, la nascita della newco di Pomigliano, dove poi riassumere i circa 5.000 operai con un contratto “ad hoc” in base agli accordi firmati nelle scorse settimane con tutte le sigle sindacali (eccetto la Fiom), non sarebbe altro che il primo passo di una strategia destinata a rivoluzionare i rapporti industriali in Italia, introducendo quel cambio di mentalità, a cui fa riferimento spesso Marchionne.

Quella cultura del lavoro che ha fatto sì che i sindacati americani siglassero un accordo con la Chrysler per dire no agli scioperi e facilitare così la ripresa degli stabilimenti di Detroit a rischio chiusura: un contratto, in poche parole, modellato sulle specificità e sulle esigenze produttive di un’impresa e slegato il più possibile dai vincoli imposti dal contratto nazionale.

L’accenno alla rivoluzione copernicana nel mondo del lavoro, tuttavia, è stato interpretato dai sindacati come un ritorno al passato; anche da Confindustria, che ha storto il naso, vedendosi estromessa dai giochi. Marchionne ha confermato l’indiscrezione di Repubblica aggiungendo che, se necessario, la Fiat sarà disposta a seguire queste strade; altro non ha aggiunto, anche se le sue mosse la dicono lunga su quale sia il suo obiettivo.

Intanto, dopo il prevedibile altolà della Cgil (il contratto nazionale non si tocca), la Cisl ha messo in puntini sulle “i” (discutiamo, ma solo all’interno di regole contrattuali), mentre la Uil si è detta disponibile a contratti aziendali in stile Pomigliano, purché la Fiat abbandoni ogni iniziativa unilaterale, anche perché ”le trattative si fanno in due, Confindustria e sindacati”. Per ora la soluzione, che piace al ministro Sacconi, è una deroga che permetterebbe di cambiare le intese a livello nazionale e che metterebbe l’accordo di Pomigliano al riparo dalle contestazioni della Fiom. La rivoluzione di Marchionne dovrà attendere ancora un po’.

Commenti

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Il 29 Luglio 2010 alle 13:33 fransua ha scritto:

IL 3MILLENNIO: leggete qua e capirete cosa voglio dirvi!!!!!
http://fransua.beepworld.it/pr.....ogetto.htm

Il 29 Luglio 2010 alle 14:11 carlo.tosi ha scritto:

Mi sta benissimo che Marchionne (e con lui di certo tutti gli altri industriali), vogliano annullare gli attuali contratti di lavoro, riscrivendone di nuovi con paga a livello dei paesi del terzo mondo! Ad un patto però: che riducano dello stesso valore il costo della vita, senza però togliere i servizi sociali degni del mondo civile, (anche se vorrebbero moltissimo cancellare anche questi.
Invece loro vorrebbero ridurre gli stipendi, nessuna tutela per i lavoratori, il massimo del profitto con la qualità del lavoro e poche spese di trasporto. Troppo comodo!

Il 29 Luglio 2010 alle 14:16 fercas ha scritto:

Finalmente uno con le “palle” e non il solito industriale che va in giro in barca a vela consapevole che, le perdite aziendali, gliele paga lo Stato! Compresi i disastri fatti dai sindacati estremisti tipo Cobas, Fiom o CGL.; ha fatto presto il Marchionne: o così o pomì fate voi! Ora vediamo sti sfasciaziende di sindacati cosa faranno! Staremo a vedere!!! Cordialità.

Il 29 Luglio 2010 alle 19:35 pv21 ha scritto:

La produttività cresce o per efficaci aggiornamenti tecnologici o per l’aumento della prestazione di ciascun lavoratore. Per ora all’ordine del giorno c’è solo la prestazione individuale. Come sono fatti i 20 mld di investimenti prospettati da Marchionne? Perchè Sacconi (Min.Lavoro) è ottimista? Dove è il Ministro dello Sviluppo Economico promesso da Berlusconi? Forse qualcuno pensa che le strategie industriali sono solo un sotto-prodotto di trattative sindacali? Intanto la crisi (ex-ripresa) grava sull’economia del paese come SE FOSSE STAGNAZIONE …
http://www.vogliandare.it/nat/.....ps1.html

Il 29 Luglio 2010 alle 23:31 Circolo Luce Del Sud » Fiat: la marcia di Marchionne per liberarsi dal contratto nazionale ha scritto:

[...]   Sergio Marchionne  [...]

Il 10 Agosto 2010 alle 11:20 La doppia estate di Marchionne: osannato in America, nel mirino in Italia - Economia - Panorama.it ha scritto:

[...] monovolume da Mirafiori in Serbia; la sfida a Confindustria con la proposta, poi rientrata, che Fiat potrebbe svincolarsi dal contratto nazionale; l’ultimatum ai sindacati a garantire certi standard di produzione: ecco i capitoli lungo i [...]

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Giampiero Cantoni
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