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Credits: LaPresse
Aria pulita, energia a buon mercato per il Paese e, soprattutto, esportazioni per quattro miliardi di dollari. Sono questi i vantaggi del nucleare in Francia. Dagli anni ’50 ad oggi sono stati costruiti 58 impianti in grado di produrre l’energia necessaria a coprire il 75% del fabbisogno nazionale. E un business che genera profitti va esportato. Ecco perché la prospettiva di vedere sorgere in vent’anni duecento impianti (e altri trecento sono in fase di discussione) in tutto il mondo ha spinto i grandi del nucleare francese, EDF (Electricité de France), GDF Suez, Areva e Alstom, ad offrire la rispettiva consulenza nella realizzazione dei progetti.
Tuttavia, i grandi del nucleare d’oltralpe potrebbero far molta fatica a completare questo ambizioso piano di espansione all’estero. Per due motivi: anzitutto non si muovono insieme, perché l’economia di mercato dell’era della globalizzazione li porta ad essere rivali. Poi, i francesi offrono ’solo’ il reattore nucleare europeo ad acqua pressurizzata (EPR), un sistema spesso troppo avanzato, costoso e con tempi di realizzazione eccessivamente lunghi per le economie emergenti. Infine, Parigi dimentica spesso di non essere l’unico Paese al mondo in grado di costruire reattori. Ci riescono gli Stati Uniti, la Corea del Sud, il Giappone. Nazioni, queste, disposte anche a collaborare tra loro pur di non perdere una commessa milionaria.
E mentre i giganti francesi perdono tempo a mettersi d’accordo, Parigi perde contratti. Molti iniziano a chiedersi come farà la Francia ad ampliare la sua fetta di mercato nucleare dal 7 al 33% senza una strategia comune. Probabilmente dovrà rivedere (al ribasso) le proprie aspettative. O trovare velocemente un rimedio, consapevole che soprattutto in un momento di crisi rinunciare a nuovi contratti va evitato a tutti i costi.
- Lunedì 2 Agosto 2010
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Commenti
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Il 3 Agosto 2010 alle 19:35 pv21 ha scritto:
La Francia può contare sull’Italia o no? Viene prima il Ponte sullo Stretto o le “nuove” centrali nucleari? Per ora stiamo aspettando l’individuazione dei siti. Di sicuro la Lombardia (Formigoni) e il Veneto (Zaia) non sono in lista. Sarkosy deve ancora imparare a INTERROGARE le STELLE per riconoscere gli “alieni” …
http://www.vogliandare.it/nat/.....nc3.html
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